DAL BRASILE, P. GIANFRANCO VIANELLO
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Giovani, fatica e gioia della mia missione
Il centro sociale Padre Aldo Da
Tofori,
sorto per iniziativa del Pime in mezzo alle favelas di San Paolo,
è un punto di riferimento per la formazione
dei giovani.
La testimonianza di un missionario.
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P. Gianfranco Vianello
("Missionari del Pime", Giugno-Luglio 2006)
Sta piovendo forte e sono appena arrivato al centro sociale Padre Aldo Da Tofori,
dove circa 280 ragazzi e ragazze frequentano i corsi professionali di
serigrafia, computeristica, inglese e un corso di contabilità e
amministrazione, qui a San Paolo.
Aiuto anch’io in questa scuola professionale del Pime, iniziata da padre
Maurilio. Quest’anno è stato introdotto il corso di formazione religiosa. Ci
sono 14 classi che seguono per due ore al mese questo incontro formativo e
religioso.
In realtà quella della religiosità è qui ancora un’esigenza di pelle
di questi giovani, anche se, spesso, ci rimane un po’, sulla
pelle! Perché fanno fatica a riflettere e ad approfondire;
preferiscono seguire il loro impulso innato alla danza, al giocare, a
suonare la chitarra, a partecipare alle feste. Tutte cose estremamente belle
(anche perché qui, con un po’ di impegno e spesso anche in maniera istintiva,
sanno cavarsela molto bene).
C’è una genialità di questa gente, che produce situazioni di coinvolgimento
molto forte nel "contarsela su", nell’espressione gestuale, e nel
manifestare in modo verbale e fisico sentimenti ed emozioni. Le feste che fanno,
quelle spontanee, ne sono una conferma.
Oggi piove e sono sotto la tettoia della scuola aspettando la classe delle ore
8. È una classe abbastanza numerosa, e di una simpatia immediata. C’è Alex,
un ragazzo di colore nero, cattolico, di una parrocchia vicino alla
nostra. I suoi sono immigrati a San Paolo da Bahia. Ha due occhi intelligenti e
si siede accanto a me. C’è Clóvis, un ragazzo pure lui nero, buddista; i
suoi genitori vengono dal Parà: è molto attento, anche se l’anno scorso era
un po’ guardingo visto che questa era la scuola dei padri cattolici! C’è
accanto a lui una ragazza molto bella, di religione evangelica, viene dal
Nordest, una zona brulla e difficile. È un po’ il centro di attenzione della
classe per il suo stile sciolto e delicato. Anche gli altri prendono posto,
chiudendo il cerchio di sedie predisposte per l’incontro.
Le classi sono qui un composto di persone differenti, variegate, con appartenza
a chiese, comunità cristiane, religioni diverse. Vivono e convivono con quel
poco o tanto che conoscono e sanno. La loro preoccupazione fondamentale è di
poter vivere dignitosamente, includendo in questo, evidentemente, anche il
lavoro (che è un sogno in genere sempre più difficile da attuare).
Vengono in questa scuola perché ritengono possa facilitarli nella ricerca del
lavoro con quella piccola professionalità che qui possono raggiungere. Sono in
genere ragazzi e ragazze provenienti dalla favela o comunque di reale
necessità. Il loro vivere non è certo garantito da molte cose e possibilità,
che dalle nostre parti sono invece abbastanza acquisite: lavoro, studio, cibo e
sanità.
Quest’anno ho gettato, in questo interessante mare pieno di vita, la rete
biblica. Ho commentato con loro il salmo 8, per introdurli a cogliere la
presenza di Dio, dell’uomo e del cosmo, come scenario della vita umana. Quante
cose interessanti hanno colto nella riflessione di gruppo, che poi hanno
partecipato a tutti, nell’interscambio finale!
Tutto questo, ben inteso, con quelle punte di disattenzione, di stanchezza che
li accompagna quasi costantemente. Ma Dio vede e provvede secondo i suoi tempi,
le sue regole e le sue sorprese.
La fatica di accompagnarli la sento, ma anche la gioia di poter loro aprire un
poco gli occhi sulle meraviglie e le miserie del quotidiano, dove Dio costruisce
il suo Regno.