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Nel Vangelo di Giovanni “vedere”
Gesù è di un’importanza capitale. È la prova evidente che Dio si è
fatto veramente uomo. Già nella prima pagina del Vangelo leggiamo
l’appassionata testimonianza dell’Apostolo: “E il Verbo si fece
carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria”.
Soprattutto dopo la resurrezione di Gesù sentiamo riecheggiare il grido
di quanti lo hanno visto. Lo annuncia Maria di Magdala: “Ho visto il
Signore”, così come gli apostoli: “Abbiamo visto il Signore”.
Anche il discepolo che Gesù amava “vide e credette”.
Soltanto l’apostolo Tommaso non vide il Signore risorto, perché non
era presente il giorno di Pasqua quando egli apparve agli altri
discepoli. Tutti avevano creduto perché avevano veduto. Anche lui –
così disse – avrebbe creduto se, come gli altri, avesse veduto. Gesù
lo prese in parola e otto giorni dopo la resurrezione si mostrò a lui,
perché anche lui credesse. Vedendo Gesù vivo davanti a sé Tommaso
esplose in quella professione di fede che è la più profonda e la più
completa che mai sia stata pronunciata in tutto il Nuovo Testamento:
“Mio Signore e mio Dio”. Allora Gesù gli disse: “Perché mi hai
veduto, hai creduto”:
«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»
Anche noi come Tommaso vorremmo vedere Gesù. Specialmente quando ci
sentiamo soli, nella prova, sotto il peso delle difficoltà... Ci
riconosciamo un po’ in quei greci che si avvicinarono a Filippo e gli
chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Come sarebbe stato
bello, ci diciamo, se fossimo vissuti al tempo di Gesù: avremmo potuto
vederlo, toccarlo, ascoltarlo, parlare con lui... Come sarebbe bello se
potesse apparire anche a noi, così come apparve a Maria di Magdala, ai
Dodici, ai discepoli...
Erano veramente beati quelli che stavano con lui. Lo disse anche Gesù
in una beatitudine che ci riporta il Vangelo di Matteo e di Luca:
“Beati i vostri occhi perché [mi] vedono”. Eppure a Tommaso Gesù
disse un’altra beatitudine:
«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»
Gesù pensava a noi che non possiamo più vederlo con questi nostri
occhi, ma che pure possiamo vederlo con gli occhi della fede. La nostra
condizione non è poi così diversa da quelli che vivevano al tempo di
Gesù. Anche allora non bastava vederlo. Tanti, pur vedendolo, non gli
credettero. Gli occhi del corpo vedevano un uomo, occorrevano altri
occhi per riconoscere in lui il Figlio di Dio.
Ma già molti dei primi cristiani non avevano visto personalmente Gesù
e vivevano quella beatitudine che anche noi oggi siamo chiamati a
vivere. Nella prima lettera di Pietro leggiamo, ad esempio: “Voi lo
amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò
esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta
della vostra fede, cioè la salvezza delle anime”.
I primi cristiani avevano ben capito da dove nasce la fede di cui Gesù
parlava a Tommaso: dall’amore. Credere è scoprire di essere amati da
Dio, è aprire il cuore alla grazia e lasciarsi invadere dal suo amore,
è affidarsi totalmente a questo amore rispondendo all’amore con
l’amore. Se tu ami, Dio entra in te e testimonia dentro di te lui
stesso. Lui dà un modo tutto nuovo di guardare la realtà che ci
circonda. La fede ci fa vedere gli avvenimenti con i suoi stessi occhi,
fa scoprire il disegno che egli ha su di noi, sugli altri, sulla
creazione intera.
«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»
Un esempio luminoso di questo nuovo modo di guardare le cose con gli
occhi della fede è quello di Teresa di Gesù Bambino. Una notte, a
causa della tubercolosi che l’avrebbe portata alla morte, ebbe uno
sbocco di sangue. Avrebbe potuto dire: “Ho uno sbocco di sangue”.
Invece disse: “È arrivato lo Sposo”. Ha creduto anche senza vedere.
Ha creduto che in quel dolore Gesù veniva a visitarla e la amava: il
suo Signore e il suo Dio.
La fede, come per Teresa di Gesù Bambino, ci aiuta a vedere tutto con
occhi nuovi. Come lei ha tradotto quell’avvenimento in “Dio mi
ama”, così anche noi possiamo tradurre ogni altro avvenimento della
nostra vita in “Dio mi ama”, oppure: “Sei tu che vieni a
visitarmi”, oppure: “Mio Signore e mio Dio” .
In Cielo vedremo Dio così come egli è, ma la fede già da ora ci
spalanca il cuore sulle realtà del Cielo e ci fa intravedere tutto con
la luce del Cielo.
Chiara Lubich
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