Il poeta che compone il canto da cui è tratta la
Parola di vita è stato in pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme.
Avrebbe voluto rimanervi, come le rondini che vi hanno fatto il nido, ma
è dovuto tornare alla sua terra. Pensa con nostalgia alle "amabili
dimore" del Signore dove ha sperimentato la presenza di Dio. Decide
allora di tornare e si rimette in viaggio per salire a Gerusalemme. Sarà
un "santo viaggio" che lo porterà nuovamente "davanti a
Dio". Come in tutte le culture e le religioni il viaggio diventa una
parabola della vita.
Il "santo viaggio" è il simbolo del nostro itinerario verso
Dio. Siamo infatti diretti verso una mèta che non dovremmo chiamare
"morte", ma "incontro", perché inizio di una nuova
Vita nell’incontro con Dio. Tutti vi siamo destinati, chiamati da Lui.
Perché, allora, non impostare la nostra esistenza in relazione al
traguardo che ci aspetta? Perché non fare dell’unica vita che abbiamo,
un viaggio, un viaggio santo, perché Santo è Colui che ci attende?
Sì, tutti siamo chiamati a divenire santi secondo il cuore di Dio; quel
Dio che ci ama uno per uno di amore immenso e ha sognato e disegnato per
noi un doveroso cammino da seguire, e un traguardo preciso da raggiungere.
«Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo
viaggio»
Certo, siamo figli del nostro tempo che ama
l’attivismo, a volte sfrenato, l’efficienza, che valorizza alcune
professioni e ne sottovaluta altre, che copre di silenzio certi momenti
della vita per paura, nell’illusione di cancellarli…
Forse, anche a noi, influenzati o abbagliati da simili tendenze, può
succedere di sprecare inutilmente energie. E può accadere che si vedano
inutili i giorni di riposo, superflui i momenti di preghiera, o si
considerino le malattie e le varie difficoltà, che Dio permette per un
suo fine d’amore, intralci alla propria vita.
Come incamminarci o riincamminarci seriamente nel santo viaggio? Non è
difficile scoprirlo: fare non la nostra volontà, ma la volontà di Dio;
seguirla nel momento presente della vita, consapevoli che - e questo è un
grande dono - per ogni azione che compiamo in questa maniera c’è una
grazia speciale che la accompagna, la "grazia attuale", che
illumina l’intelligenza e inclina al bene la nostra sensibilità e la
nostra volontà.
Anche chi non ha un preciso credo religioso può fare della sua vita un
capolavoro, intraprendendo con rettitudine un cammino di sincero impegno
morale.
«Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo
viaggio»
Se la vita è un "santo viaggio" lungo il
tracciato della volontà di Dio, il nostro cammino domanda di progredire
ogni giorno. L’amore che ci spinge invita a crescere, a migliorare. Non
possiamo accontentarci di come abbiamo vissuto ieri. "Oggi, meglio di
ieri", possiamo ripeterci ogni tanto…
E quando ci fermiamo? Quando retrocediamo, ricadendo negli errori o anche
solo nella pigrizia? Dobbiamo abbandonare l’impresa, scoraggiati dai
nostri sbagli? No, in questi momenti la parola d’ordine è
"ricominciare".
Ricominciare, mettendo nella misericordia di Dio questo nostro passato con
i suoi sbagli, i suoi peccati.
Ricominciare, ponendo tutta la fiducia nella grazia di Dio più che nelle
nostre capacità. Non dice la Parola di vita che troviamo in Lui la nostra
forza? Ogni giorno ripartiamo come fosse il primo.
E soprattutto camminiamo insieme, uniti nell’amore, aiutandoci gli uni
gli altri. Il Santo sarà in mezzo a noi e Lui si farà nostra
"Via". Lui ci farà capire più chiaramente la volontà di Dio e
ci darà il desiderio e la capacità di attuarla. Uniti tutto sarà più
facile ed avremo la beatitudine promessa a chi intraprende il "santo
viaggio".
«Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo
viaggio»
Mi viene qui in mente una persona amica.
Enzo Fondi ha 22 anni quando a Roma, nel 1951, decide di impegnarsi
interamente per Dio nel nascente Movimento dei Focolari. Dopo la laurea in
medicina e chirurgia lo troviamo a lavorare come medico in un ospedale di
Lipsia, e testimoniare, anche al di là della "cortina di
ferro", l’amore evangelico. È ordinato sacerdote. Passa negli
Stati Uniti per portare lo stesso messaggio.
Negli ultimi anni l’impegno nel dialogo interreligioso, che il Movimento
attua, lo porta in luoghi e ad impegni diversi, ma sempre unico il
progetto: seguire Dio nella sua volontà. Completa il "santo
viaggio" la sera dell'ultimo dell'anno 2001; viene trovato
davanti al computer, al lavoro, col capo poggiato sul tavolo, il volto
sereno senz'ombra di dolore. Più che morto sembra passato dolcemente da
una "stanza" all'altra.
Quindici giorni prima della morte aveva scritto: "Le ultime volontà,
il testamento. Per me, è l'ultima volontà di Dio quella che Lui vuole da
me adesso. Non ce n'è un'altra. Lasciare fatta in perfezione l'ultima
volontà di Dio, qualunque essa sia, quella è la mia ultima volontà. Non
so quale sarà poi veramente l'ultima volontà di Dio che farò nella
vita. Una cosa però so: che, come per quella di questo attimo, avrò la
grazia attuale che mi aiuta a farla tanto in quanto mi sarò esercitato
nello sfruttare questa grazia vivendo bene il presente."
Chiara Lubich |