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«Seguimi»
Mentre usciva da Cafarnao, Gesù vide un esattore delle tasse di nome
Matteo seduto al banco delle imposte. Matteo stava esercitando un mestiere
che lo rendeva odioso alla gente e lo accomunava agli usurai e agli
sfruttatori che si arricchiscono alle spalle degli altri. Gli scribi e i
farisei lo mettevano sullo stesso piano dei pubblici peccatori, tanto da
rimproverare a Gesù di essere "amico di gabellieri e peccatori"
e di mangiare insieme a loro (Mt 11,19; 9,10-11).
Gesù, andando contro ogni convenzione sociale, chiamò Matteo a seguirlo
ed accettò di andare a pranzo a casa sua, così come farà più tardi con
Zaccheo, il capo dei gabellieri di Gerico. Richiesto di spiegare questo
suo atteggiamento, Gesù dirà che egli è venuto a curare i malati, non i
sani e a chiamare non i giusti, ma i peccatori. Il suo invito, anche
questa volta, era indirizzato proprio ad uno di loro:
«Seguimi»
Questa parola Gesù l’aveva già rivolta ad Andrea, Pietro, Giacomo e
Giovanni sulle rive del lago. Lo stesso invito, con parole diverse, lo
indirizzò a Paolo sulla strada di Damasco.
Ma Gesù non si è fermato lì; lungo i secoli egli ha continuato a
chiamare a sé uomini e donne di ogni popolo e nazione. Lo fa anche oggi:
passa nella nostra vita, ci incontra in luoghi diversi, in modi diversi, e
ci fa sentire nuovamente il suo invito a seguirlo.
Ci chiama a stare con Lui perché vuole instaurare un rapporto personale,
e nello stesso tempo ci invita a collaborare con Lui al grande disegno di
un’umanità nuova.
Non gli importano le nostre debolezze, i nostri peccati, le nostre
miserie. Lui ci ama e ci sceglie così come siamo. Sarà il suo amore a
trasformarci e a darci la forza di rispondergli e il coraggio di seguirlo
come ha fatto Matteo.
E per ognuno ha un amore, un progetto di vita, una chiamata particolari.
Lo si avverte in cuore attraverso un’ispirazione dello Spirito Santo o
attraverso determinate circostanze o un consiglio, un’indicazione di chi
ci vuol bene... Pur manifestandosi nei modi più diversi, riecheggia la
medesima parola:
«Seguimi»
Ricordo quando anch’io ho avvertito questa chiamata di Dio.
Era una freddissima mattina d’inverno a Trento. La mamma chiede a mia
sorella più piccola di andare a prendere il latte a due chilometri da
casa, ma fa troppo freddo e lei non se la sente; anche l’altra sorella
si rifiuta. Allora mi faccio avanti: "Vado io, mamma", le dico,
e prendo la bottiglia. Esco di casa e a metà strada succede un fatto un
po’ particolare: mi sembra quasi che il Cielo si apra e Dio mi inviti a
seguirlo. "Datti tutta a me", avverto nel cuore.
Era la chiamata esplicita a cui ho desiderato rispondere subito. Ne ho
parlato con il confessore che mi ha permesso di donarmi a Dio per sempre.
Era il 7 dicembre ’43; non mi sarà mai possibile descrivere ciò che mi
è passato nel cuore quel giorno: avevo sposato Dio. Potevo aspettarmi
ogni cosa da Lui.
«Seguimi»
Questa parola non riguarda soltanto il momento determinante della scelta
della nostra vita, Gesù continua a rivolgercela ogni giorno.
"Seguimi", sembra suggerirci davanti ai più semplici doveri
quotidiani; "seguimi" in quella prova da abbracciare, in quella
tentazione da superare, in quel servizio da compiere...
Come rispondergli concretamente?
Facendo ciò che Dio vuole da noi nel presente, che porta sempre in sé
una grazia particolare.
L’impegno di questo mese sarà dunque darsi alla volontà di Dio con
decisione; darsi al fratello e alla sorella che dobbiamo amare, al lavoro,
allo studio, alla preghiera, al riposo, all’attività che dobbiamo
compiere.
Imparare ad ascoltare nel profondo del cuore la voce di Dio che parla
anche con la voce della coscienza: ci dirà quello che Egli vuole da noi
in ogni momento, pronti a sacrificare tutto per attuarlo.
"Dacci d’amarTi, o Dio, non solo ogni giorno di più, perché
possono essere troppo pochi i giorni che ci restano; ma dacci d’amarTi
in ogni attimo presente con tutto il cuore, l’anima e le forze in quella
che è la Tua volontà".
È questo il sistema migliore per seguire Gesù.
Chiara Lubich |