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«Dio non fa
preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a
qualunque popolo appartenga»
Che cuore largo il cuore di Dio. Le divisioni tra popoli e nazioni, tra
lingue ed etnie per lui non esistono. Per lui siamo tutti figli suoi,
d’uguale dignità.
Gli stessi primi cristiani di Gerusalemme stentavano a comprendere questa
mentalità aperta e universale. Provenendo tutti da un medesimo popolo,
cosciente d’essere il popolo eletto, avevano difficoltà ad entrare in
un rapporto di autentica fratellanza con membri di altri popoli. Ed erano
rimasti scandalizzati quando avevano saputo che Pietro, a Cesarea
marittima, era entrato nella casa di Cornelio, un ufficiale romano, uno
straniero. Nessuna comunanza con gli stranieri!
Ma per Dio nessuno è straniero.
Lui "fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa
piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (1). Dio ama tutti,
senza distinzione.
È quello che Pietro aveva affermato davanti al soldato romano, superando
lui stesso i pregiudizi che lo tenevano discosto da persone d’altri
popoli:
«Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo
teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga»
Se Dio agisce così, anche noi, figli suoi, dovremmo agire come lui e
spalancare il cuore, rompere tutti gli argini, liberarci da ogni schiavitù.
Sì, perché siamo spesso schiavi delle divisioni fra poveri e ricchi, fra
generazioni, fra bianchi e neri, fra culture e nazionalità. Quanti
preconcetti nei confronti degli immigrati, degli stranieri. Quanti luoghi
comuni su chi è diverso da noi. Da qui le insicurezze, la paura di
perdere la propria identità, le intolleranze...
Possono esserci barriere ancora più sottili, che passano tra la nostra
famiglia e le famiglie vicine, fra persone del nostro gruppo religioso e
quelle d’altro orientamento, tra quartieri di una medesima città, tra
partiti, tra club sportivi… Ed ecco diffidenze, rancori sordi e
profondi, inimicizie incancrenite...
Con un Dio che non fa distinzione di persone come non mettersi in cuore la
fratellanza universale? Figli dello stesso Padre possiamo scoprirci
fratelli e sorelle di ogni uomo e donna che avviciniamo.
«Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo
teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga»
Se dunque siamo tutti fratelli e sorelle, dobbiamo amare tutti,
cominciando da chi ci è accanto, senza fermarsi. Il nostro non sarà
allora un amore platonico, astratto, ma concreto, fatto di servizio.
Un amore capace di andare incontro all’altro. Di avviare un dialogo, di
immedesimarsi nelle sue situazioni di disagio, di assumerne i pesi, le
preoccupazioni. Al punto che l’altro si senta capito e accolto nella sua
diversità e libero di esprimere tutta la ricchezza che porta in sé.
Un amore che sostiene rapporti vivi e attivi fra le persone delle più
varie convinzioni, basati sulla "regola d’oro" - "Fai
agli altri quello che vorresti fosse fatto a te" - presente in tutti
i libri sacri e iscritta nelle coscienze.
Un amore che muove i cuori fino alla comunione dei beni, che ama la patria
altrui come la propria, che costruisce strutture nuove, nella speranza che
è possibile far retrocedere guerre, terrorismi, lotte, fame, e i mille
mali del mondo.
«Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo
teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga»
L’hanno sperimentato insieme una delle mie prime compagne di Roma, Fiore
e una giovane del Guatemala, Moira, indigena cattolica, discendente dei
maya Kacjchichel, prima di 11 fratelli. Gli indigeni sono molti
discriminati e questo crea un forte complesso di inferiorità nei
confronti dei meticci e soprattutto dei bianchi.
Ecco ciò che Moira racconta del suo incontro con Fiore, che "non
aveva preferenze", parlava al cuore della gente, facendo cadere ogni
barriera: "Non dimenticherò mai l’accoglienza festosa di Fiore. Il
suo amore verso di me era un riflesso dell’amore di Dio.
La mia cultura indigena e l’educazione familiare mi avevano abituata ad
atteggiamenti piuttosto chiusi e duri, tanto da allontanare chi stava
accanto a me. Fiore mi è stata maestra, guida, modello... e mi ha aiutato
a uscire da me stessa per andare con fiducia verso gli altri.
Mi ha anche proposto di riprendere gli studi e mi ha sostenuta e
incoraggiata, quando, per le difficoltà di cultura e di metodo, ero
tentata di lasciare tutto. Ho potuto conseguire il diploma di segretaria
d’azienda.
Soprattutto mi ha trasmesso la consapevolezza della mia dignità umana. Mi
ha fatto superare quel senso di inferiorità che, da indigena, mi portavo
dentro come un marchio. Fin da ragazzina sognavo di fare una battaglia per
riscattare la mia gente, ma da Fiore ho capito che dovevo cominciare da me
stessa. Essere io "nuova" se volevo che nascesse un ‘popolo
nuovo’."
Amando l’Ideale, con un Dio che non fa preferenze di persone, si possono
avere - come Moira - sogni nuovi: "Con il mio sì a Dio avrei potuto
aprire un varco per portare l’Ideale a tutta la mia gente e posso dire
di vederlo già in parte realizzato nella mia famiglia".
(1) Mt 5, 45.
Chiara Lubich |