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«Chi opera la verità
viene alla luce»
"Operare" la verità? La verità si apprende, si dice... Per Gesù
la verità si "fa". Ci sorprende sempre Gesù.
Rimase sorpreso anche Nicodemo, un rabbino membro del Sinedrio. Andato da
Gesù per interrogarlo su come entrare nel Regno di Dio, si sentì
rispondere che avrebbe dovuto rinascere, ossia accogliere la vita nuova
che Gesù era venuto a portare, lasciarsi trasformare interiormente fino a
diventare figlio di Dio ed entrare così nel suo stesso mondo. La salvezza
più che una conquista umana è un dono dall’Alto.
Nicodemo, andato da Gesù di notte, nelle tenebre, ne esce illuminato.
«Chi opera la verità viene alla luce»
Questa Parola di vita è un invito ad agire in conformità con la verità,
in coerenza con il Vangelo. Essa ci domanda di essere persone che mettono
in pratica la Parola di Dio e non soltanto ascoltatori (1). Come afferma
un padre della Chiesa, Ilario, vescovo di Poitiers, "non vi è nulla
delle parole di Dio che non si debba compiere; e tutto ciò che è detto
ha in sé l’esigenza di essere messo in opera. Le parole di Dio sono
decreti" (2).
Fede e comportamento morale sono in intimo rapporto.
Se in Gesù, come appare chiaramente nell’intenso discorso rivolto a
Nicodemo, luce, vita e amore operante coincidono, non altrimenti potrà
essere per quanti lo accolgono e diventano, in lui, figli di Dio.
"Chi obbedisce al Signore e per suo mezzo segue la Scrittura - scrive
Clemente Alessandrino, un altro padre della Chiesa -, viene trasformato
pienamente a immagine del Maestro: egli giunge a vivere come Dio in
carne" (3).
La stessa coerenza è richiesta a chi non professa un particolare credo
religioso. Le più profonde convinzioni che gli sono dettate dalla
coscienza domandano di essere tradotte in fatti.
«Chi opera la verità viene alla luce»
Frutto del vivere la verità è venire alla luce, "accogliere"
Cristo. Lo ha promesso Gesù: "A chi mi ama (...) mi manifesterò"
(4). Lui è la "luce vera" (5).
Ma frutto del fare la verità è anche la testimonianza che si irradia
all’esterno, nella società nella quale siamo inseriti. Lo ha detto
ancora Gesù invitandoci a far risplendere la luce "davanti agli
uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro
Padre che è nei cieli" (6).
La coerenza di vita è eloquente più di ogni discorso. I figli domandano
coerenza ai genitori: li vogliono uniti, intenti a consolidare l’armonia
familiare. I cittadini aspettano coerenza dai politici che hanno eletto:
che siano fedeli al programma concordato, che si dedichino al bene comune,
che siano onesti nell’amministrare le risorse finanziarie. Gli studenti
chiedono coerenza agli insegnanti nel loro impegno didattico ed educativo.
Onestà, trasparenza, competenza sono esigite dai commercianti, dagli
operai, dai professionisti...
La società si costruisce anche attraverso la testimonianza della
consonanza tra i propri ideali e le scelte concrete di ogni giorno.
«Chi opera la verità viene alla luce»
È l’esperienza di uomini come Nelson Mandela, che ha saputo mantenere
fede al suo impegno per l’uguaglianza pagato con lunghi anni bui di
carcere e poi venuto alla ribalta nella guida del suo Paese; come Martin
Luther King, che ha pagato con la vita la sua coerenza.
È anche l’esperienza di tanti uomini e donne sconosciuti, ma non meno
autentici nelle loro scelte. È stato così, ad esempio, per
l’imprenditore di una azienda a cui viene richiesta la tangente in
cambio di nuove forniture. Non viene meno ai suoi principi. È una
decisione sofferta ma ferma la sua, nella consapevolezza che, mantenendo
fede alla sua onestà, avrebbe rischiato di perdere una grossa parte del
suo fatturato. In effetti il grande magazzino che ne distribuisce i
prodotti ritira gli ordini, portando l’impresa sull’orlo del
fallimento. Dopo qualche mese, però, il magazzino è costretto a tornare
sui suoi passi: i clienti protestano perché non trovano più i prodotti
di quella impresa sugli scaffali. La coerenza di vita è stata
riconosciuta.
(1) Cf Gc 1,22.
(2) Tract. in Psalmum, 13, 1: PL 9, 295.
(3) Clemente Alessandrino, Stromatum, VII, 16, in PG 9, 539C.
(4) Gv 14,21.
(5) Cf Gv 1, 8-13.
(6) Mt 5, 14-16.
Chiara Lubich |