Lungo tutto il Vangelo Gesù invita a dare: dare ai
poveri, a chi domanda, a chi desidera un prestito; dare da mangiare a
chi ha fame, il mantello a chi chiede la tunica; dare gratuitamente…
Lui stesso ha dato per primo: la salute agli ammalati, il perdono ai
peccatori, la vita a tutti noi .
All’istinto egoista di accaparrare oppone la generosità;
all’accentramento sui propri bisogni, l’attenzione all’altro; alla
cultura del possesso quella del dare.
Non conta se possiamo dare molto o poco. L’importante è il
"come" doniamo, quanto amore mettiamo anche in un piccolo gesto
di attenzione verso l’altro. A volte basta offrirgli un bicchiere
d’acqua, un bicchiere d’acqua "fresca", come precisa il
Vangelo di Matteo, un’offerta particolarmente gradita e necessaria in un
paese caldo e riarso come la Palestina.
«Chiunque vi darà da bere un
bicchiere d'acqua nel mio nome (…), vi dico in verità che non perderà
la sua ricompensa»
Un bicchiere d’acqua, appunto, gesto semplice e
grande agli occhi di Dio se compiuto nel Suo nome, ossia per amore.
E l’amore ha tutte le sfumature e sa trovare i modi più adatti per
esprimersi.
È attento l’amore, perché dimentico di sé.
È premuroso l’amore, perché, scorta nell’altro una necessità, si fa
in quattro per venirgli incontro.
È essenziale l’amore, perché sa accostare il prossimo anche solo con
un atteggiamento di ascolto, di servizio, di disponibilità.
Quante volte, quando ci troviamo vicino a una persona, specie se
sofferente, crediamo di renderle un gran servizio magari con i nostri
consigli non sempre opportuni o con qualche chiacchiera di troppo…, che
la può annoiare e appesantire.
Quanto importante invece è cercare di "essere" l’amore
accanto a ciascuno! Troveremo la via diritta per entrare nel suo cuore e
sollevarlo.
«Chiunque vi darà da bere un
bicchiere d'acqua nel mio nome (…), vi dico in verità che non perderà
la sua ricompensa»
La Parola di vita di questo mese potrà aiutarci a
riscoprire il valore di ogni nostra azione: dai lavori di casa o dei campi
e dell’officina, al disbrigo delle pratiche d’ufficio, ai compiti di
scuola, come alle responsabilità in campo civile, politico e religioso.
Tutto può trasformarsi in servizio attento e premuroso.
L’amore ci darà occhi nuovi per intuire ciò di cui gli altri hanno
bisogno e per venire loro incontro con creatività e generosità.
Il frutto? I doni circoleranno, perché l’amore chiama amore. La gioia
si moltiplicherà perché "c’è più gioia nel dare che nel
ricevere" .
«Chiunque vi darà da bere un
bicchiere d'acqua nel mio nome (…), vi dico in verità che non perderà
la sua ricompensa»
Ricordo che, durante la seconda guerra mondiale,
nella nostra città di Trento, in alcune località vivevano famiglie molto
povere. Siamo andate a dividere con loro quanto avevamo di nostro;
volevamo alzare il loro livello di vita in modo tale da arrivare tutti ad
una certa uguaglianza.
Un ragionamento semplice che però ha dato frutti impensati: viveri,
vestiario, medicinali hanno incominciato a circolare con insolita
abbondanza… Nacque in noi la convinzione che nel Vangelo vissuto vi è
la risposta ad ogni problema individuale e sociale.
Non era una utopia. Oggi centinaia di aziende sono coinvolte nel progetto
di "economia di comunione": improntare tutta la vita aziendale
alla cultura del dare, e mettere in comune gli utili per scopi sociali,
tra cui aiutare le persone in difficoltà, creando nuovi posti di lavoro e
sovvenendo ai bisogni di prima necessità.
Ma le persone bisognose sono tante e i profitti di queste aziende non
possono rispondere ad ogni necessità. Ecco allora che tanti di noi, dal
1994, versiamo una piccola somma ogni mese per i poveri.
Ne aiutiamo attualmente 7.000 in 55 Paesi.
Innumerevoli le testimonianze dei "bicchieri d’acqua" ricevuti
e donati in una gara di generosità. Una tra tante, dalle Filippine:
"Il nostro negozietto di carne a causa di una epidemia tra gli
animali è fallito. Abbiamo dovuto fare debiti e non sapevamo più come
andare avanti. Attraverso il vostro aiuto regolare siamo riusciti ad avere
da mangiare ogni giorno. Presto ho capito che anch’io dovevo aiutare chi
aveva più bisogno di me. Una vicina di casa aveva una malattia, soffriva
tanto e aveva bisogno di aiuto anche materiale. L’ho aiutata fino a che
lei è partita per il cielo, ed ho preso a sostenere economicamente il suo
quinto figlio, perché il padre non poteva, essendo molto più povero di
noi".
Chiara Lubich |