DA FRIULI E SLOVENIA
Pellegrini
di ritorno
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Bianca Maria ha partecipato al Pellegrinaggio "Pime" in Friuli e
Slovenia,
dall’1 al 4 Maggio.
Con un pizzico di nostalgia, racconta le sue impressioni.
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Bianca Maria Vannutelli
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2008)
Sono molto contenta di avere partecipato al Pellegrinaggio di quest’anno e
ringrazio ancora Padre Michele Carlone, gli altri Padri, le Suore e
tutti gli amici e collaboratori che hanno reso possibile questa esperienza.
In questi giorni sono rimasta colpita soprattutto dai contrasti che la terra
friulana e slovena ha posto sotto i miei occhi: da un lato il verde tenero della
natura che rifiorisce, le ampie distese erbose, i vigneti, le alture
ricoperte di boschi tranquilli e dall’altro i segni ancora tangibili dei
massacri che hanno sconvolto queste stesse terre: dall’imponente Sacrario di
Redipuglia alle Croci isolate e alle gallerie fortificate di cui sono ancora
disseminati i pendii.
E ancora: le placide lagune, i Santuari, la dolcezza nordica e un po’
orientaleggiante di certi paesaggi e borghi medievali, contro l’asprezza
del Carso con le sue stratificazioni, sedimentazioni, i suoi fiumi
sotterranei che tuttora scavano, corrodono, operano nel profondo, creando mondi
sotterranei silenziosi e suggestivi, "cattedrali" articolate e un
po’ inquietanti, dove vogliamo insinuarci a tutti i costi perché non
sopportiamo l’idea che altri mondi possano esistere a nostra insaputa. E così
li invadiamo, ne illuminiamo gli anfratti, sconvolgiamo i loro silenzi con i
nostri "megafoni". Ma in fondo è giusto così: per ammirare la
loro bellezza e carpire i loro segreti, noi uomini dobbiamo scavare,
sia intorno a noi sia dentro di noi. Ed è grazie a questo nostro
incessante scavare che sono affiorati i meravigliosi mosaici di Aquileia, sorprendentemente
integri, perché adattatisi agli sconvolgimenti del terreno e gli antichi
affreschi della Cripta: ho ancora davanti agli occhi l’immagine del
Cristo mentre lo tolgono dalla Croce, sorretto amorevolmente da una Madonna
accorata il cui straziante abbraccio umano rende così tangibile il dolore della
perdita…
Anche noi pellegrini siamo un insieme composito di elementi contrastanti: chi l’avrebbe
mai detto che un così gran numero di persone, magari un po’ attempate, si
sarebbe mosso con tanta insospettata agilità e sveltezza, un
"gregge" ordinato, docile e rispettoso, talmente puntuale e
disciplinato che mai una volta fa inceppare il meccanismo!
E in questi giorni si è riprodotto il miracolo di questi Pellegrinaggi:
persone affatto estranee trovano di avere tanto in comune. Dialogando con
loro scopri che, nel corso della loro vita, hanno magari soggiornato in
luoghi a te familiari, ti accorgi che la loro storia è affine alla
tua, i loro ricordi fanno affiorare mondi che hai conosciuto, i loro
racconti e le loro esperienze ti regalano spazi di riflessione,
"moniti", schiudono altri orizzonti che attendono di essere
popolati da uomini come noi, uniti da uno stesso credo, alimentati dalla
stessa fede in un Dio che, dopo essersi incarnato nel nostro mondo e aver
condiviso con noi gioie, paure, dolore, morte è asceso al cielo, ma per restare
con noi tutti i giorni.