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UN VIAGGIO MISSIONARIO!

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Alvorada do Sul (Paranà), 24 Ottobre 2007

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Il 14 di Ottobre, giorno di San Francesco, sono atterrato all'aeroporto internazionale di San Paolo: ad aspettarmi c'erano il P. Curnis e il P. Costanzo e insieme abbiamo atteso il P. Stefano. Più o meno erano le 20.00. Dopo di che ci siamo avviati per la Casa regionale. Il viaggio era andato molto bene, ma ero stanco: dodici ore in aereo, Monaco - San Paolo, e secondo il fuso orario europeo il mio orologio faceva mezzanotte. Il mattino seguente alle ore 4.00 ero già sveglio: ho passato il giorno in Casa regionale e ho fatto due passi dalle Suore Paoline. In giornata è arrivato il P. Antonio con P. Facci.
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Sabato, sono ripartito con i due Padri per il paese dove tutt'ora mi trovo: Alvorada do Sul (10.000 abitanti), paese in provincia di Londrina, città del Paranà. Paese questo che dista circa 550 km. da San Paolo, situato su un altopiano collinare e attorniato da una diga d'acqua. Ci sono estese coltivazioni di canna da zucchero, dove in seguito a trattamento ricavano alcool, ovvero combustibile per le macchine. È comunque una regione di grandi proprietari terrieri.
La parrocchia dove mi trovo non è proprio una "parrocchia missionaria", anzi è ben organizzata e bella sotto tutti i punti di vista, e il prete fa il "prete". È una parrocchia che potrebbe essere riconsegnata alla diocesi, ma è buona per il Pime, soprattutto per Padri che non sono più nel pieno delle loro forze. Vi abitano i Padri Giuseppe Vinco e Antonio Palermo, che è il parroco, ora eletto come Superiore della Regione sud. Dovrà spostarsi a San Paolo e indicare il suo successore.
Per quanto mi riguarda al momento sono in attesa di una destinazione definitiva, anche se a dir la verità ho chiesto di lavorare nel Mato Grosso del Sud perché regione più bisognosa di evangelizzazione. Non so se tale richiesta verrà esaudita, ma sia fatta la volontà di Dio!
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La gente che vive da queste parti è discendente "nostra". Sono europei che un po' alla volta si sono organizzati e resi autonomi. I loro tratti estetici sono chiari e il loro carattere è simile al nostro: è un mondo diverso da quello che ho conosciuto al nord, ma sono sempre brasiliani, popolo giovane, pieno di risorse e vivo. Di "pasticci" sempre ne trovi, ma sembrano più contenuti. Certamente la politica mi sembra molto più seria che al nord: meno corruzione, servizi sociali più efficienti, lavoro più organizzato, ma certo non manca lo sfruttamento. La gente è più cosciente dei propri diritti, almeno questa è l'impressione.
Un giorno con P. Antonio siamo andati in una comunità dei cosiddetti "senza terra", che avendo occupato una vasto terreno incolto sono riusciti ad ottenerne il possesso dopo 10 anni di processi. Ora ci vivono 60 famiglie, 300 persone. L'altro giorno, poi, sono andato a visitare un centro di educazione per disabili e sono rimasto colpito per la serenità di quell'ambiente: le maestre, il direttore, la psicologa, il presidente dell'associazione, i bambini e i ragazzi... tutti occupati nelle loro cose e "aperti" per dare il benvenuto.
Il mio accompagnatore, un ragazzo, conosciuto da tutti come Didì, anche lui vive un po' alla giornata e "figlio" di tutti: mi sta facendo conoscere il paese entrando nelle case, approfittando per bere una "coccola" e fare una merenda. Mi ha accompagnato a vedere il centro degli anziani, il campo da calcio, il cimitero, la casa della parrocchia in campagna, l'ospedale e l'asilo e altro... In questo paese quasi tutti si conoscono, grazie a Dio!
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P. Pietro Anderloni