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Testimoni da ricordare

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P. ENZO CORBA.

P. CARLO BUZZI.

P. ACHILLE BOCCIA.

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P. Francesco Rapacioli

("Missionari del Pime", Giugno-Luglio 2006)

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In Bangladesh, la comunità cristiana, per via della presenza di diverse religioni e su ispirazione del Concilio, tenta di testimoniare il Vangelo anche a coloro che non sono cristiani.
Fra questi è senz’altro da ricordare padre Enzo Corba, classe 1931 e dal 1958 in Bangladesh (allora Pakistan orientale). Padre Corba ricorda come il periodo più bello della sua intensa e lunga vita missionaria è stato quello trascorso a Rajapur, un villaggio a otto ore di distanza dalla parrocchia di Gournodi, diocesi di Chittagong. Padre Enzo si stabilisce in questo villaggio il 20 Febbraio del 1974. Vi rimarrà per ben 17 anni.
La decisione di andare a vivere in questo luogo remoto del sud del Bangladesh è legata ad un invito di monsignor Joakim, allora vescovo della diocesi. A Rajapur, padre Corba vive in una capanna di lamiera costruita da un missionario della Santa Croce per le sue visite alla comunità cristiana del villaggio, cucina da sé e lavora, come tutti, nei campi. Padre Enzo mette in chiaro da subito di non essere lì soltanto per la comunità cristiana, ma per tutti, per offrire una testimonianza di fede attraverso una intensa vita di preghiera.
Nel 1974 la gente soffre la carestia e la fame. Padre Enzo convoca i rappresentanti delle comunità musulmana, indù e cristiana e costituisce un comitato misto che organizza vari interventi a favore della popolazione. Inizia facendosi dare dalla Caritas la semente e impegnandosi alla restituzione dopo il raccolto; riscatta terreni vincolati, costruisce dighe per il prosciugamento della palude, fa strade, scava pozzi per l’acqua potabile e, da ultimo, costruisce una scuola.
Grazie a questo comitato, i rapporti tra le comunità migliorano in modo sorprendente. Dopo cinque o sei anni padre Enzo dice alla gente: «Noi che facciamo tutto senza escludere nessuno, perché non possiamo anche condividere la nostra fede?». Decidono, di comune accordo, di organizzare incontri di preghiera dove rappresentanti delle tre comunità guidano, a partire dalla propria fede, la riflessione su temi concordati e di interesse comune, seguiti da preghiere e condivisioni spontanee da parte dei partecipanti. L’esperienza risulta particolarmente felice anche dal punto di vista ecumenico.
Da qualche anno padre Carlo Buzzi vive a Sirajgonj, una piccola città, dove le famiglie cristiane si contano letteralmente sulle dita di una mano. Padre Carlo ha iniziato varie scuolette sia per bambini che per adulti, musulmani e indù di bassa casta, utilizzando ambienti che il comune gli ha concesso, oppure nei quartieri dove la gente vive.
Ancora, significativa da questo punto di vista, è stata la missione cittadina di Bogra, pensata come un presenza tra i musulmani, dove ha lavorato per anni padre Achille Boccia, oggi superiore regionale del Pime in Italia.
Ci sono poi forme di testimonianza come tutto il servizio sanitario, sociale ed educativo offerto dagli ospedali, dai centri e dalle scuole gestite dalla Chiesa cattolica. La gente, di cui la maggioranza ovviamente musulmana, va volentieri nei nostri ospedali e nelle nostre scuole perché sa di trovare operatori competenti dal punto di vista professionale e attenti alle loro persone.
Tutto questo fa parte integrante della missione evangelizzatrice della Chiesa.