Ricordati di me…

Meditazione per la Quaresima 2002

Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Genova

Introduzione

Alla scuola del buon ladrone

Il racconto di Luca

In religioso ascolto della Parola di Dio

Parte prima

Parte seconda

L'avventura spirituale di un ladrone

Il nostro cammino di conversione

Crocifissero lui e i due malfattori

Nella Croce la salvezza

Padre, perdonali

Un'incrollabile speranza nella misericordia di Dio

Lo schernivano

Chiamati a una scelta fondamentale davanti a Dio

Salva te stesso e anche noi

La coscienza di essere peccatori

Non ha fatto nulla di male

L'accusa dei peccati e la lode a Dio "ricco di misericordia"

Gesù, ricordati di me

Partecipi delle sofferenze di Cristo

Oggi sarai con me

La riconciliazione come comunione con Cristo

Chi perde la propria vita la salverà

Preghiera

 

 

Parte prima

L'AVVENTURA SPIRITUALE DI UN LADRONE

 

CROCIFISSERO LUI E I DUE MALFATTORI

 

"Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra" (v. 33).

Il luogo del supplizio porta il nome di "Cranio" (in aramaico Golgota), forse per la forma della collina e non perché vi fosse uno scarico di teschi (vietato dalle regole della pietà). Siamo fuori la città di Gerusalemme, vicino forse al lato settentrionale, dopo la seconda cerchia delle mura. Gesù che vi era entrato come re di pace, ora è espulso dalla città, che non ha più pace sino a che non riconosce la visita del suo Signore. E così il benefattore finisce tra i malfattori, fuori le mura, fatto maledizione e peccato: "E lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero" (Luca 20, 15).

Gesù è condannato e giustiziato a morte con la crocifissione, ossia con "la più crudele e spaventosa pena di morte" (Cicerone), con "la più miserabile di tutte le morti" (Giuseppe Flavio), con "la punizione degli schiavi" (Tacito).

Anche noi ora vogliamo salire spiritualmente sul Calvario e tenere fisso lo sguardo su Gesù, il Crocifisso. Gesù è al centro: non tanto perché sta tra i due malfattori, quanto perché è il protagonista, il cuore vivo dell'avventura di salvezza che sulla croce si compie. In realtà l'attenzione di tutti è per il Crocifisso: a lui si guarda e di lui si parla, e in questione è sempre la sua identità e la sua missione. E' il vero volto di Cristo che Luca ci aiuta, in questo suo brano, ad ammirare e a contemplare.

Gesù è crocifisso tra due ladroni, come testimonia anche l'evangelista Matteo: "furono crocifissi allora insieme a lui anche due ladroni, uno alla sua destra e l'altro alla sua sinistra" (Matteo 27, 38). Un fatto, questo, che rende ancora più pesante l'infamia della crocifissione. Infatti, se già l'essere "appeso al legno" qualifica davanti a tutti Gesù come degno di esecrazione (cfr. Deuteronomio 31, 23; Galati 3, 13), come delinquente di diritto comune fuori legge, la compresenza dei due ladroni lo fa apparire a quanti lo vedono come il primo dei malfattori, come lo scellerato numero uno.

Ma proprio in questo modo Gesù porta a compimento l'annuncio dell'antico profeta Isaia: "E' stato annoverato fra gli empi" (Isaia 53, 12). Durante la sua vita Gesù non ha mai cessato di mettersi nel numero dei peccatori: ha accettato di mescolarsi alla folla dei peccatori sulle rive del Giordano per ricevere da Giovanni Battista il rito battesimale di penitenza (cfr. Luca 3, 21); ha accettato di sedere alla mensa dei peccatori, senz'alcuna paura di suscitare scandalo (cfr. Luca 15, 2). Alla vigilia della Passione, al punto di essere arrestato nell'Orto degli Ulivi, Gesù dirà ai suoi nemici: "Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante" (Luca 22, 52). Ora siamo al culmine: dei malfattori gli sono assegnati come commensali di agonia! Veramente, dirà l'apostolo Paolo, Gesù si è fatto "peccato, affinchè noi diventassimo giustizia di Dio" ( 2 Corinzi 5, 21).

Gesù sta al centro, i malfattori l'uno a destra e l'altro a sinistra. E così "c'è solidarietà totale tra il Giusto e i malfattori. Questi due rappresentano tutti noi uomini, chiamati a leggere il mistero di Dio ormai presente al centro delle nostre croci. Noi, di professione principale, siamo tutti mal-fattori, facciamo il male. Ognuno poi lo fa secondo la sua professione specifica" (S. Fausti, Una comunità legge il Vangelo di Luca, Bologna, 768).

Ma loro, i due malfattori del Calvario, chi sono? Non sono dei semplici ladri, finiti in tribunale per qualche furto occasionale. Sono invece quei malviventi che tendono imboscate lungo le strade, spogliano il viaggiatore solitario, lo caricano di colpi e l'abbandonano senza conoscenza (cfr. Luca 10, 30). Ladri armati, dunque; "malfattori di professione", secondo il termine usato da Luca (kakourgoi).

Forse saranno stati pagani (cioè stranieri) o giudei o forse anche attivisti accesi del movimento zelota che osavano ribellarsi fino all'estremo alla deprecata dominazione romana.

Ma chi sono quanto alla loro identità personale? Per la verità non lo sappiamo, perché su questo il Vangelo mantiene assoluto silenzio. E' vero che una tradizione cristiana, basandosi su alcuni testi apocrifi come gli "Atti di Pilato" e il cosiddetto "Vangelo di Nicodemo", chiama il "buon ladrone" col nome di Dismas o Dimas; e che una leggenda, riferita ad esempio dall'apocrifo "Vangelo dell'Infanzia", sostiene che costui fece parte di una banda che catturò la Sacra Famiglia al tempo della fuga in Egitto, ma che poi la rilasciò, incantata dal Bambino. E l'altro ladrone? E' chiamato Gestas dal citato "Vangelo di Nicodemo". Ma siamo di fronte a… leggende!

Forse non è senza un qualche significato che il Vangelo abbia scelto l'anonimato. Non permette a ciascuno di noi di potersi, a suo modo, ritrovare - Dio voglia! - nel "buon ladrone", per ripercorrere come e con lui il cammino della conversione e della riconciliazione? Commenta il gesuita Michel Ledrus: "Quest'uomo resta senza nome proprio, perché la sua conversione personale è tipica di tutte le conversioni autentiche. Sino alla fine dei tempi i predestinati alla salvezza riconosceranno in questi pochi versetti di Luca il compendio della loro storia, della felice avventura della loro esperienza cristiana" (Alla scuola del "ladrone" penitente, Roma 1992, 37).