Ricordati di me…
Meditazione per la Quaresima 2002
Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Genova
|
Introduzione |
|
|
Il racconto di Luca |
|
|
In religioso ascolto della Parola di Dio |
|
|
Parte prima |
Parte seconda |
|
L'avventura spirituale di un ladrone |
Il nostro cammino di conversione |
|
L'accusa dei peccati e la lode a Dio "ricco di misericordia" |
|
Parte seconda
Il nostro cammino di conversione
L'accusa dei peccati e la lode a Dio "ricco di misericordia".
Un altro passo nel cammino della conversione è l'accusa dei peccati, o come tradizionalmente diciamo la confessione. Il riconoscimento del proprio peccato parte dall'intimo della coscienza, ma investe la totalità della persona e quindi la sua relazionalità con Dio e con gli altri: per questo il riconoscimento del proprio peccato tende ad essere "manifestato".
Anche per il buon ladrone è possibile parlare di "confessione" del male compiuto: essa si ritrova nelle "parole" rivolte all'altro malfattore, e ancor più nelle "parole" rivolte al Crocifisso. Proprio commentando l'invocazione "Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno" (v. 42), il vescovo di Costantinopoli san Giovanni Crisostomo dice in una sua omelia: "Non ebbe il coraggio di dirlo prima di aver deposto con la confessione il carico dei peccati. Vedi quanto è potente la confessione? Confessò e gli si aprì il Paradiso. Confessò, ed ebbe tale fiducia che, pur essendo un malfattore, osò chiedere il regno. Vedi quanti benefici ci procura la croce?…" (Omelia 1, 3).
Come già abbiamo rilevato, la confessione del buon ladrone si rivolge all'altro compagno di sventura, più radicalmente si rivolge a Cristo e raggiunge il suo vertice nella preghiera. In tal modo emerge la duplice valenza del peccato: esso si configura come realtà antisociale e antireligiosa, perché è rifiuto sia dell'amore del prossimo sia di quello di Dio. E' evidente che è il rifiuto di Dio e del suo amore la causa prima di quell'egoismo personale che si fa principio dirompente e disgregativo del tessuto sociale. Per questo la Chiesa usa la formula: "Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli…".
Possiamo ora comprendere meglio il senso più profondo e affascinante della confessione: è sì confessione dei peccati, ma soprattutto è confessio laudis, ossia riconoscimento grato e gioioso di Dio santo, giusto, "ricco di misericordia" (Efesini 2, 4). E' questo il valore liturgico, di lode al Signore, della confessione dei peccati, che la tradizione cristiana, radicata nella Sacra Scrittura, ha costantemente sottolineato. Così nello "strumento di lavoro" del Sinodo dei Vescovi sulla penitenza (1983) leggiamo: "Il peccatore… farà la confessione dei suoi peccati… con gioia e gratitudine riconoscerà, almeno implicitamente, la santità di Dio, contro cui 'ha peccato' (cfr. Salmo 50, 6); la giustizia di Dio, che ha leso con ogni peccato grave… Riconoscerà pure la sua misericordia, che ama 'la sincerità del cuore' e 'nell'intimo' insegna 'la sapienza' (cfr. Salmo 50, 8)". Ed ecco una testimonianza di uno scrittore della Chiesa primitiva: "Quando i peccatori fanno penitenza rientrano in sé e riflettono al male fatto, allora glorificano il Signore confessando che Egli è giusto giudice e riconoscendo di aver meritato il castigo" (Pastore d'Erma, Similitudine VI, 3).
Partecipi delle sofferenze di CristoC'è ancora un aspetto del cammino penitenziale e di conversione del buon ladrone che vogliamo mettere in luce: è l'aspetto che corrisponde alla cosiddetta "soddisfazione" o "penitenza", che si esprime con la preghiera, l'elemosina (gesti di carità verso il prossimo), le opere penitenziali (rinunce, sacrifici, mortificazioni, forme di sofferenze) e più ampiamente (al di là del sacramento della riconciliazione) una vita rinnovata in Cristo.
Delle opere della soddisfazione ci offre un'illustrazione quanto mai opportuna e interessante il Papa nell'esortazione citata Reconciliatio et paenitentia. Tra l'altro scrive: "Esse sono il segno dell'impegno personale che il cristiano ha assunto con Dio, nel Sacramento, di cominciare un'esistenza nuova (e perciò non dovrebbero ridursi soltanto ad alcune formule da recitare, ma consistere in opere di culto, di carità, di misericordia, di riparazione); includono l'idea che il peccatore pentito è capace di unire la propria mortificazione fisica e spirituale, ricercata o almeno accettata, alla Passione di Gesù che gli ha ottenuto il perdono; ricordano che anche dopo l'assoluzione rimane nel cristiano una zona d'ombra, dovuta alle ferite del peccato, all'imperfezione dell'amore nel pentimento, all'indebolimento delle facoltà spirituali, in cui opera ancora un focolaio infettivo di peccato, che bisogna sempre combattere con la mortificazione e la penitenza. Tale è il significato dell'umile, ma sincera soddisfazione" (n. 31)
Ora, senz'alcuna forzatura, possiamo ritrovare la "soddisfazione" anche nell'avventura spirituale del buon ladrone. Egli riconosce e accetta la "giusta pena" del male compiuto: e la pena sono le sofferenze della crocifissione. E dopo la morte di Gesù, egli continua a rimanere sulla croce, e dunque a soffrire, sino a quando gli verranno spezzate le gambe.
Possiamo anche parlare di una partecipazione alla passione di Cristo, alle sue sofferenze? Sì, e non solo in senso fisico, ma anche in senso interiore e spirituale. Infatti, mentre Luca si limita a dire che sul Calvario "crocifissero lui e i due malfattori", gli altri evangelisti parlano di una "concrocifissione": i ladroni sono crocifissi "insieme con lui". Ora nel caso del buon ladrone è lecito pensare ad una "comunione" con Gesù nella sofferenza della croce, una comunione personale e interiore: "Anche lui può dire col Salmista (Salmo 43-44, 22) e con S. Paolo: 'Per te siamo messi a morte' (Romani 8, 36). E la piena accettazione dell'espiazione dei peccati lo unisce e lo identifica a Cristo" (M. Ledrus, op. cit., 116).
Ma a quale grado e con quale significato è giunta la partecipazione del buon ladrone alla sofferenza del Crocifisso? Non manca chi parla di "martirio" : "Come martire, completa con le sue le sofferenze di Cristo" (M. Ledrus). In realtà alcuni Padri della Chiesa condividono questo stesso pensiero. Così, ad esempio, si esprime in modo esplicito san Girolamo: "Il buon ladrone cambia la croce col paradiso e fa della pena di omicidio il suo martirio" (Lettera a Paolino, De Institutione Monachi).
La riconciliazione come comunione con Cristo
Il cammino della conversione è ordinato a ottenere il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio. L'evangelista Luca nel suo Vangelo ne parla in continuità, lui lo scriba misericordiae, come, ad esempio, nella magnifica parabola del figlio prodigo, che il padre vede quando ancora era lontano, gli corre incontro, gli si getta al collo e lo bacia; e non gli permette di "confessare" il suo peccato, perché subito ordina ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato" (15, 22-24).
Anche il buon ladrone conosce la meta del perdono e della riconciliazione. Lo testimonia Gesù stesso, che alla preghiera: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno" risponde immediatamente garantendogli con assoluta certezza la gioia del paradiso: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso" (vv. 42-43). In un certo senso possiamo parlare di una "assoluzione" da parte del Signore stesso, che sfocia nell'assicurazione di una comunione con lui: una comunione che dice, non soltanto la beatitudine paradisiaca, ma anche e soprattutto un rapporto personalissimo con Gesù.
Proprio questo rapporto origina una straordinaria ricchezza spirituale: l'essere con Gesù significa essere salvati, perchè lui è il Salvatore. Significa essere in intima comunione di conoscenza, di amore e di vita con il Figlio di Dio e il suo Eletto. E comporta la partecipazione alla regalità di Cristo: e così la condivisione nella sofferenza della croce sfocia nella condivisione alla stessa gloria di Cristo con l'entrata nel regno. E questo è il regno, sì di Cristo, ma in particolare del Padre: di qui la piena e definitiva riconciliazione con Dio mediante la comunione con Cristo.
Gesù sulla croce parla di un "oggi" di salvezza che riguarda il futuro imminente di gloria che attende il buon ladrone a conclusione della sua esistenza subito dopo la morte di Gesù. Ma possiamo pensare che anche nel breve intervallo terreno abbia profondamente gioito nel proprio cuore per la raggiunta "comunione con Cristo".
E l'essere con Cristo, e dunque la partecipazione alla sua stessa vita, coincide con la santità, con la perfezione dell'amore. Scrive in una sua lettera san Cipriano di Cartagine: "Quando nel Vangelo il Signore si rivolge al ladrone, che crede e confessa nella Passione stessa, e gli promette che sarà con lui in paradiso, dichiara che quelli, i quali sono battezzati nel loro proprio sangue e santificati mediante la Passione, sono consumati, perfetti e ottengono la grazia della promessa divina" (Lettera a Fabiano, c. 22).
In questo senso non sono mancate nella tradizione cristiana anche forme di vero e proprio culto, d'invocazione di aiuto (contro la tortura, l'impenitenza finale, i furti) rivolte al buon ladrone. In modo suggestivo il frate domenicano e giornalista padre Bruckberger ha scritto, rammaricandosi che non sia stato dedicato un giorno di festa nel calendario liturgico al buon ladrone, che "la sua festa è quella, il Venerdì santo: capisco che è impossibile celebrarla quel giorno; ma in paradiso lui c'è e ci rimane, unico santo canonizzato da Gesù stesso anche se non figura nel nostro calendario" (op. cit., 411).
Questa è l'autentica conversione: per sua natura riceve da Dio il dono e il compito di una vita secondo la "novità" di Cristo e sotto l'influsso santificante del suo Spirito. A questa "misura alta" della vita cristiana ci spinge la Chiesa durante la santa Quaresima con la sua preghiera liturgica. Alla Benedizione e imposizione delle Ceneri la Chiesa chiede a Dio per i suoi figli che "l'esercizio della penitenza quaresimale ottenga (loro) il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del Signore risorto".
Genova, 13 febbraio 2002
Mercoledì delle Ceneri
Preghiera
Eccomi, Signore, davanti a te.
Ti contemplo appeso in croce tra due ladroni
e ti prego:
Anche se i miei peccati
fossero più numerosi e gravi
del male compiuto dal buon ladrone,
che non disperi mai
perché la tua Croce è la mia speranza!
Come il buon ladrone,
accetto, o Signore, la giusta pena
per il male che ho commesso,
sopportando per tuo amore
i disagi e le sofferenze della mia vita.
Con cuore contrito
confesso a te,
Dio santo, giusto e misericordioso,
ogni mia colpa.
E confesso la tua innocenza di Agnello immolato,
fonte di purificazione e di grazia
per me e per il mondo.
Con grande fiducia
e pieno abbandono al tuo amore,
t'imploro, Signore, come il buon ladrone:
"Gesù, ricordati di me".
Fa che partecipando ora
alla tua dolorosa passione
possa un giorno godere con te
nella gloria immortale del tuo Regno.
Ripeti anche a me,
ti prego con tutto il cuore,
la consolante parola:
"Oggi sarai con me nel paradiso",
perché possa cantare in eterno
la tua misericordia.
Così sia.
INDICE
Introduzione
Alla scuola del buon ladrone
Parte prima
L'avventura spirituale di un ladrone
Crocifissero lui e i due malfattori
Padre, perdonali
Lo schernivano
Salva te stesso e anche noi
Non ha fatto nulla di male
Gesù, ricordati di me
Oggi sarai con me
Chi perde la propria vita la salverà
Parte seconda
Il nostro cammino di conversione
Nella Croce la salvezza
Un'incrollabile speranza nella misericordia di Dio
Chiamati a una scelta fondamentale davanti a Dio
La coscienza di essere peccatori
L'accusa dei peccati e la lode a Dio "ricco di misericordia"
Partecipi delle sofferenze di Cristo
La riconciliazione come comunione con Cristo
Preghiera
Eccomi, Signore, davanti a te.
ai piedi della croce.
Appeso, insieme a due ladroni,
ti contemplo commosso
e ti prego fiducioso.
Molti sono i miei peccati!
Forse anche più numerosi e gravi
di quelli compiuti dal buon ladrone.
Ma infinita è la tua misericordia!
Fa' che io non disperi mai
perché nella tua croce è la mia speranza.
Ascolto le parole del buon ladrone
e mi impegno a seguirne l'esempio.
Che io impari, Signore,
ad accettare disagi e sofferenze della vita
come giusta pena per il male commesso.
Che io sia pronto, Dio giusto e buono,
a confessarti con sincerità
ogni mia colpa.
Che io riconosca la tua innocenza,
Agnello immolato,
come fonte di purificazione e di grazia
per me e per il mondo.
Che io sia capace di implorarti, Signore,
certo del tuo amore senza limiti,
con le parole del ladrone del Vangelo:
"Gesù ricordati di me".
Che io possa, un giorno, godere con te,
nella gloria immortale del tuo Regno
dopo aver partecipato in questa vita
alla tua dolorosa passione.
Te lo chiedo con tutto il mio cuore;
ripeti anche a me
la consolante parola:
"Oggi sarai con me nel paradiso",
perché possa cantare in eterno
la tua misericordia.
Così sia.