Ricordati di me…
Meditazione per la Quaresima 2002
Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Genova
|
Introduzione |
|
|
Il racconto di Luca |
|
|
In religioso ascolto della Parola di Dio |
|
|
Parte prima |
Parte seconda |
|
L'avventura spirituale di un ladrone |
Il nostro cammino di conversione |
|
L'accusa dei peccati e la lode a Dio "ricco di misericordia" |
|
Parte prima
L'AVVENTURA SPIRITUALE DI UN LADRONE
"Gesù diceva: 'Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno'" (v. 34).
Sulla croce egli porta a compimento l'annuncio profetico: "…ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori" (Isaia 53, 12).
Luca ama osserva Gesù ormai innalzato tra cielo e terra, tra Dio e gli uomini peccatori. E' questa l'immagine più plastica dell'unico Mediatore tra Dio e gli uomini (cfr.1 Timoteo 2, 5), del grande sommo Sacerdote (Ebrei 4, 5). Per questo egli è l'orante, colui che prega.
Sì, proprio la preghiera è la prima parola di Gesù in croce. Ed è questa la prima parola che i due malfattori sentono dalle labbra di Gesù, subito dopo la crocifissione.
Quella di Gesù è una preghiera ripetuta e insistente, che in continuità dal cuore sale alle sue labbra, come indica il verbo all'imperfetto: "Gesù diceva". E' una preghiera filiale, rivolta al "Padre" (Abba, papà) nel segno di un'intimità unica di amore, e dunque colma di confidenza e di fiducia. E' una preghiera che implora il "perdono" dei peccati, con l'aggiunta della motivazione che i suoi uccisori "non sanno quello che fanno". Certo, egli non nega né attenua la loro colpa: se non ci fosse colpa, l'intercessione di Gesù non avrebbe alcun significato. Ma egli li scusa.
A chi si rivolge Gesù sulla croce? Certo, ai suoi immediati uccisori. Ma anche agli Ebrei di allora e ai loro capi, come sappiamo in particolare dagli apostoli Pietro e Paolo. Il primo, parlando agli "uomini d'Israele" dice: "Voi avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita… Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i vostri capi…" (Atti 3, 14-15. 17). E Paolo, parlando ai Corinzi della "sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria", scrive: "Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria" (1 Corinzi 2, 7-8).
In realtà, Gesù in croce chiede perdono per tutti i peccatori, sparsi in ogni luogo e appartenenti ad ogni tempo: prega anche per i due malfattori che gli stanno ai lati, prega anche per noi, per ciascuno di noi, perché tutti in qualche modo siamo responsabili della sua morte in croce. Soprattutto perché, anche con la sua preghiera, Gesù rivela e comunica al mondo intero l'infinita misericordia del Padre: una misericordia che si rivolge verso tutto "ciò che è perduto". In tal senso "la preghiera di Gesù non tanto rivela la grandezza e l'eroicità del perdono di Gesù ai suoi crocifissori, quanto manifesta l'amore di Dio per i peccatori" (B. Prete).
Con questa preghiera Gesù per primo e in modo superlativo adempie al mandato lasciato ai suoi con l'insegnamento del Pater : "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Matteo 6, 12). Anche se, ovviamente, Gesù non ha nessun "debito" che il Padre gli deve rimettere. Gesù vive per primo soprattutto quanto ha insegnato circa il "cuore" stesso delle esigenze evangeliche, ossia l'amore al nemico. E così si rivela "Figlio dell'Altissimo": "Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano…Amate i vostri nemici… e sarete figli dell'Altissimo" (Luca 6, 27-28. 35).
Con il suo comportamento, culminato in questa preghiera, Gesù "ha inventato un nuovo modo di essere martire" (M. Galizzi), che verrà poi seguito dai suoi discepoli, primo fra tutti dal diacono Stefano che muore pregando per i suoi lapidatori e gridando forte: "Signore, non imputar loro questo peccato" (Atti 7, 60). Prima di Gesù i martiri giudaici, come ad esempio i fratelli maccabei e la loro eroica madre, pregano sì per il popolo, ma maledicono e augurano ogni sorte di male ai persecutori: li insultano, li scherniscono, li disprezzano, ne provocano l'ira, annunciano loro spaventosi castighi. Non pensano minimamente di invitarli alla conversione o di pregare per loro. Questo, invece, fa Gesù in croce. E' il Giusto che, per i nemici ingiusti, condannato assolve, giudicato giustifica, disprezzato prega.
Può sembrare, e in realtà lo è, una preghiera sconcertante quella di Gesù, "tanto sconcertante questa preghiera, che alcuni antichi codici, anche autorevolissimi, l'hanno ritenuta scandalosa e l'hanno omessa. E veramente è l'anima immensa di Cristo che essa ci svela: i suoi crocifissori rientrano anch'essi nel disegno di Dio; ed allora come potrebbe Cristo non amarli? Il suo perdono è generosità verso i nemici, ma nello stesso tempo è accettazione della volontà del Padre" (S. Cipriani).
In questo senso possiamo rispondere all'interrogativo: la preghiera di Gesù è stata ascoltata dal Padre, e dunque gli uomini peccatori possono avere piena fiducia d'essere perdonati da Dio "ricco di misericordia"? La risposta è indubbiamente affermativa, e ci viene dallo stesso Vangelo. Infatti, è questa la terza volta che Gesù prega durante la sua passione. Egli ha pregato per Pietro ed è stato ascoltato: il discepolo non è venuto meno nella fede, ha solo avuto paura di dichiararsi pubblicamente dalla parte di Gesù (Luca 22, 31-32. 56-62). Ha pregato poi nell'Orto degli Ulivi per sé e il Padre gli ha mandato un angelo dal cielo per dargli forza (Luca 22, 42-43). Ora chiede perdono per i suoi persecutori. Viene esaudito dal Padre? Sì, ad attestarlo è Gesù stesso con la parola rivolta al ladrone pentito: "Oggi sarai con me nel paradiso" (23, 43).
Gesù ci si rivela come redentore dell'uomo e salvatore del mondo: lo è non solo con la sofferenza e la morte di croce, ma anche con la sua preghiera che implora perdono per i peccatori. Ce lo ricorda l'autore della lettera agli Ebrei: "Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek" (Ebrei 5, 7-10).