Ricordati di me…
Meditazione per la Quaresima 2002
Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Genova
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Introduzione |
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Il racconto di Luca |
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In religioso ascolto della Parola di Dio |
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Parte prima |
Parte seconda |
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L'avventura spirituale di un ladrone |
Il nostro cammino di conversione |
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L'accusa dei peccati e la lode a Dio "ricco di misericordia" |
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Parte prima
L'AVVENTURA SPIRITUALE DI UN LADRONE
Sul Calvario, ai piedi del Crocifisso, l'evangelista Luca ci presenta diverse categorie di persone. Le vogliamo passare in rassegna.
Ci è dato di incontrare, anzi tutto, chi si fa solidale con la sofferenza di Gesù, ne prova una pena infinita e vorrebbe toglierla o almeno attenuarla questa ingiusta sofferenza. Ecco allora Maria, la madre, e con lei le pie donne, il discepolo prediletto e qualche passante che si muove a compassione.
Incontriamo il popolo "che stava a vedere" (v.35): sta immobile a guardare come in un teatro o in un'arena, non dice nulla, non è però indifferente: non può non pensare a quello che ha fatto, perché prima pendeva dalle labbra di Gesù (cfr. 19, 48; 21, 38), poi con rabbia ha chiesto la sua crocifissione (23, 18. 21), ora è testimone muto di Gesù innalzato sulla croce. E' testimone muto e impotente: per questo "condannato" non può fare altro che assistere alla sua tragica esecuzione capitale. Ma come reagirà, in seguito? Luca dirà che "tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, avendo visto da spettatrici l'accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto" (v. 48). Sì, lo spettacolo del Crocifisso non lascia spazio all'indifferenza o alla neutralità: ciascuno di noi, in un modo o in un altro, è coinvolto e deve prendere personale posizione a favore o contro il Crocifisso!
In particolare incontriamo anche altri che, invece, vorrebbero aggravare ancora di più la sofferenza mortale di Cristo e così ricorrono allo scherno offensivo, al sarcasmo provocatore. Sono i capi del popolo, i soldati romani, uno dei due malfattori crocifissi insieme a Gesù.
Dei capi e dei soldati Luca dice che schernivano Gesù. Il verbo all'imperfetto significa che essi lo schernivano ripetutamente, e nella lingua greca indica la loro crudele soddisfazione di vederlo finalmente immobile in croce, silenzioso e sconfitto : "Non c'è pietà per chi non ha più alcun potere, per un re che ha per corona un fascio di spine" (S. Garofalo). Il loro grido è una sfida, ma anche una beffa e un'irrisione: è il canto della loro vittoria!
Ma consideriamo distintamente questi tre gruppi di persone.
Incominciano i capi dei giudei: "I capi … lo schernivano dicendo: 'Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto'" (v. 35). Se Gesù "pende dal legno", è evidente che è un "maledetto da Dio": non è lui, allora, il Salvatore promesso, il Cristo, l'Eletto di Dio! Per essere Salvatore non basta salvare gli altri: deve dimostrare di avere la forza di salvare se stesso, non rimanendo inchiodato in croce. Ma questa forza il "salvatore" non l'ha!
Ora è la volta dei soldati pagani, ai quali - come ha detto Gesù - è stato consegnato il Figlio dell'uomo (cfr. Luca 18, 32) e che, senza saperlo, realizzano la profezia del salmista: "Hanno messo nel mio cibo veleno, e quando avevo sete mi hanno dato aceto" (Salmo 69, 22); "Spalancano contro di me la loro bocca come leone che sbrana e ruggisce" (Salmo 22, 14).
Scrive Luca: "Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli aceto, e dicevano: 'Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso'" (v. 36-37). Si accaniscono contro il giustiziato e lo sfidano a dimostrare la potenza della sua pretesa regalità, salvando se stesso. Collocando poi, in questo punto preciso, il cartello con l'iscrizione della condanna ("questi è il re dei Giudei": v. 38), l'evangelista sembra rendere ancora più sarcastico lo scherno dei soldati. Anche per loro è evidente che Gesù non è un Salvatore.
Infine un malfattore: "Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: 'Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!'" (v. 39). Per il cattivo ladrone Luca riserva un verbo greco che esprime con lo scherno anche il disprezzo: "lo bestemmiava". Forse nella disperazione della sofferenza, questo ladrone si aggrappa con tutte le forze alla vita che gli sfugge. Non vuole morire e chiede a Gesù un atto di potenza messianica per salvare se stesso e loro. Rivendica la salvezza dalla "fonte" giusta (dal Cristo Messia), ma la esige in modo riduttivo e pretendendo di imporre tempi e modalità: il Cristo deve intervenire ora, qui, per tutti e tre; deve scendere dalla croce e portare con sé anche loro due. Comprendiamo allora perché la sua richiesta suona come una bestemmia: in realtà, il disegno di salvezza di Dio si sta realizzando già da tempo, non però secondo la logica del cattivo ladrone.
E' possibile ora riassumere il senso generale degli scherni: nel vociare scomposto e irriverente dei capi, dei soldati e del malfattore sembra di riascoltare le parole che durante il processo di Gesù avevano definito la sua identità: se sei il Cristo, se sei il re dei Giudei.
Come si vede, gli insulti sarcastici dei tre gruppi sono equivalenti, perché presentano tutti due parti: l'una formulata in chiave ipotetica (se sei il Cristo di Dio, se sei il re dei Giudei) e l'altra espressa con un imperativo (salva te stesso!). Al di là delle varianti, emerge un unico grande tema, sottolineato peraltro anche dal martellante grido degli schernitori "salva te stesso!": quello della identità di Gesù, il Messia, il re dei Giudei, ed inscindibilmente quello della sua missione di Salvatore. Dal Messia, infatti, ci si attendono atti di salvezza, perché la prerogativa del Messia è appunto di essere il Salvatore.
Ora sono proprio questi insulti che ci conducono al cuore del dramma che si sta consumando sul Calvario e nel quale viene coinvolto il buon ladrone.