Ricordati di me…
Meditazione per la Quaresima 2002
Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Genova
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Introduzione |
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Il racconto di Luca |
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In religioso ascolto della Parola di Dio |
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Parte prima |
Parte seconda |
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L'avventura spirituale di un ladrone |
Il nostro cammino di conversione |
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L'accusa dei peccati e la lode a Dio "ricco di misericordia" |
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Parte prima
L'AVVENTURA SPIRITUALE DI UN LADRONE
CHI PERDE LA PROPRIA VITA LA SALVERA'
Del buon ladrone, dopo la risposta di Gesù: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso", Luca non ci dice più nulla. L'evangelista Giovanni invece ci parla e ci riferisce delle "gambe spezzate", in seguito alla richiesta che i Giudei rivolsero a Pilato perché i corpi dei due malfattori crocifissi con Gesù non rimanessero in croce durante il sabato: "Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui" (Giovanni 19, 32).
Così veniamo a sapere della morte del buon ladrone: ha avuto spezzate le gambe come il suo compagno. La conversione, dunque, non gli ha conferito eccezione e privilegio quaggiù. Pensiamo però che la parola certa di Gesù "sarai con me" l'abbia aiutato ad accettare questa crudele morte accelerata: proprio grazie a questa morte sarebbe stato riunito a Gesù. Sant'Agostino si chiede: "Ecco, a chi disse: 'oggi sarai con me in paradiso', non poteva custodire le sue ossa? Ma certo. Difatti il solido fondamento della sua fede non potè essere rotto con quei colpi con cui gli furono rotte le gambe" (Enarratio in Psalmos 33, 4)).
A Gesù invece, già morto, non furono spezzate le gambe, "ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua" (Giovanni 19, 34). C'è chi pensa - ma su questo il Vangelo assolutamente tace - che il buon ladrone abbia assistito all'apertura del costato di Gesù: "Fu il primo, con S. Giovanni, a notare lo scolo del sangue, seguito da quello dell'acqua - simbolo della purificazione battesimale -: il sangue versato da Gesù gli aveva apportata la purificazione battesimale, mediante la mescolanza del suo sangue con quello di Gesù. Fu il primo a guardare il costato aperto di Gesù, con il sentimento di essere lui stesso ad averlo trafitto (Gv 19, 37); il primo a spegnersi alla vita presente con un ultimo sguardo al Crocifisso" (M. Ledrus, op. cit.,144).
E' certo - con la testimonianza vera dell'evangelista - che il costato di Cristo è stato trafitto, ed è certo che a noi e alla nostra fede è dato di vivere la profezia: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Zaccaria 12, 10). E per Giovanni volgere lo sguardo significa "vedere", "comprendere".
Sì, con la luce della fede vogliamo interrogarci sul significato di Gesù e della salvezza ch'egli ci dona mediante la sua morte in croce. Se ci sconvolge il suo impenetrabile silenzio di fronte agli insulti e alle provocazioni dei capi, dei soldati e del malfattore impenitente, siamo invece incoraggiati dalle parole che Gesù rivolge al malfattore pentito. Come abbiamo rilevato, è una risposta inattesa, di gran lunga superiore alla sua richiesta: non domani, ma oggi; non un semplice ricordo, ma un essere con Gesù, in comunione di vita e di gioia con lui. Aveva chiesto una liberazione futura e Gesù gli offre una salvezza oggi.
Ma quale salvezza? E' una domanda fondamentale, questa, alla quale dobbiamo dare risposta se vogliamo conoscere qual è il senso vero di Gesù salvatore e, di conseguenza, il senso vero del nostro essere salvati da lui.
Una cosa è chiara: Gesù è il salvatore che non rifiuta la sofferenza e la morte, non scende dalla croce, vi rimane. Vi rimane, non con la forza dei chiodi, ma con la forza della sua libera e amorosa obbedienza al Padre. E' proprio questo il disegno di salvezza preordinato dalla volontà del Padre: la salvezza del mondo deve passare attraverso la sofferenza e la morte di croce. E il Figlio obbedisce prontamente e sempre al progetto del Padre : lo "deve" compiere! E' interessante rilevare come nel Vangelo di Luca si trovi scandito per ben dieci volte questo "deve", che ha come destinatario Cristo, come ad es. avviene dopo la professione di fede di Pietro: "Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno" (9, 22).
Così sul Calvario giunge a compimento, nella sua stessa persona, quanto un giorno Gesù diceva ai suoi ascoltatori: "Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà" (Luca 17, 33). Proprio sulla croce, nel momento umiliante e umanamente perdente della passione e della morte, Gesù rivela al mondo che la salvezza si realizza attraverso la sofferenza e la morte.
Certo, una salvezza che avviene in questo modo non può non lasciare sconvolto e sconcertato l'uomo, non può non essergli di scandalo, come affermava l'apostolo Paolo: "La parola della croce è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio…E' piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza pero pagani: ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Corinzi 1, 12ss).
E' in questo modo "scandaloso" che Gesù risponde alla sfida lanciatagli dai capi, dai soldati, da uno dei due malfattori sotto la croce, e da tutti coloro che lungo la storia s'interrogano in vario modo sul senso di una salvezza che, non solo non le elimina, ma che scaturisce proprio dalla sofferenza e dalla morte.
Abbiamo detto che Gesù obbedisce liberamente al Padre che lo vuole salvatore attraverso la croce, e in tal modo dice il suo amore a Dio. Aggiungiamo ora che Gesù, con questa stessa obbedienza, esprime anche il suo amore per gli uomini, che vengono salvati dalla croce. E così a noi è dato di comprendere il senso vero, non solo di Gesù come salvatore, ma anche del nostro essere salvati da lui. Noi riceviamo la salvezza come grazia, come dono totalmente gratuito che ci viene da Gesù crocifisso, e nello stesso tempo come compito che ci impegna a seguire il cammino della croce, a rivivere nella nostra esistenza l'esperienza di Gesù crocifisso, ossia a "perdere la propria vita" e proprio in questo modo - attraverso la nostra sofferenza - a diventare cooperatori della salvezza nostra e del nostro prossimo.
Non lo neghiamo: è questa una strada faticosa. Ma è indubbiamente esaltante, segno dell'amore di Gesù che non si limita a salvarci ma ci costituisce anche - in lui e per lui - salvatori. E insieme è segno del nostro amore al Crocifisso e in lui al Padre.
"Gesù stesso - scrive uno studioso della sacra scrittura - invita il suo compagno di supplizio a concepire una fede profonda, capace di riconoscere la presenza salvifica di Dio in ciò che ne è la negazione più scandalosa, cioè nella sofferenza innocente… La risposta di Gesù al buon ladrone dice chiaramente che Dio è presente, anche oggi, là dove si soffre e si muore per la causa della giustizia, della pace, dell'unità del genere mano. Nella croce Dio manifesta che l'amore è più forte della morte, che il segreto della salvezza risiede nel valore della croce: croce come rivelazione di Dio che salva. E' questo il ministero più prezioso e più urgente che oggi si attende anche dai cristiani" (J. Dupont, Gesù Salvatore, in Parole di vita 1991, 277).
Possiamo concludere ricordando che questo brano di Vangelo "merita il titolo di 'preconio pasquale' perché è l'annuncio della vittoria sulla morte, per Gesù e per quanti hanno fede in lui" (O. da Spinetoli, op. cit., 715).