CONVEGNO IN KENYA

RITAGLI   "Fidei donum":   MISSIONE AMICIZIA
cinquant’anni visti dall’Africa

In Kenya l'incontro dei preti e laici
inviati in missione dalle diocesi italiane,
che prepara l'anniversario dell'enciclica di Pio XII
sulla cooperazione tra le Chiese.
Pellegrini: «Un'esperienza che ha fatto le nostre comunità locali.
Da ricordare col coraggio di chi sa guardare al futuro».

Claudio Abate
("Avvenire", 8/11/’06)

Il filo conduttore è la memoria. Fonte di ricchezza cui attingere ad ognuna delle loro esperienze di servizio missionario in qualità di preti diocesani italiani al servizio delle Chiese sorelle in Africa per guardare al futuro. Memoria che è anche quella dei sacerdoti che hanno donato la vita nel servizio e per l'amore della Chiesa. Martiri come lo è stato don Andrea Santoro, l'ultimo dei "fidei donum" italiani assassinato il 5 febbraio a Trebisonda in Turchia. Il 2007 sarà l'anno del cinquantesimo dalla pubblicazione da parte del Papa Pio XII dell'enciclica «Fidei donum» (21 aprile 1957). Per prepararsi all'evento, 130 "fidei donum" italiani hanno risposto all'invito dell'Ufficio nazionale per la cooperazione tra le Chiese e dal 6 al 10 novembre sono riuniti a Tabor Hill, nella diocesi di Nyahururu, 180 chilometri a nord di Nairobi, in Kenya. Si tratta di preti e di laici, tra cui non mancano coppie presenti con i loro figli, provenienti da 42 diocesi italiane e che vivono il loro servizio in 17 Paesi africani. «Ritrovare la memoria non significa autocelebrarsi, ma semmai valorizzare queste esperienze nella loro dimensione missionaria dentro la Chiesa - racconta al telefono da Nyahururu, monsignor Giuseppe Pellegrini, direttore dell'Ufficio per la cooperazione missionaria tra le Chiese - . Nel mondo sono 550 i sacerdoti italiani "fidei donum" donati alle Chiese locali dalle diocesi di provenienza. Non un gruppo foltissimo rispetto all'alto numero di missionari, però un gruppo significativo per la Chiesa italiana. Esperienze che hanno contribuito a far prendere coscienza, maturità e identità missionaria verso le Chiese locali». Nyahururu sarà una occasione unica per fare un bilancio e creare le premesse per un rilancio della esperienza missionaria "fidei donum". Commentando lo slogan del convegno «Dalle feconde memorie alle coraggiose prospettive», monsignor Pellegrini ha sottolineato la volontà di «scavare nella memoria di questi 50 anni, ripercorrendo le tappe di un cammino fatto di coraggio, di impegno e anche di martirio non per compiacerci della generosità nostra e delle nostre comunità. Siamo consapevoli che quanto abbiamo vissuto ci supera e contiene in sé i germi del futuro stesso della nostra esperienza». Lo storico Joseph Wen Bata Ballong, direttore dei servizi in lingua francese di «Radio Vaticana», illustrerà il cammino della Chiesa africana negli ultimi 50 anni, mentre don Renzo Zecchin, già "fidei donum" della diocesi di Padova, metterà in luce ciò che l'enciclica «Fidei donum» ha rappresentato. Il cuore del convegno vedrà protagonisti gli stessi "fidei donum", attraverso 5 laboratori tematici, che avranno il compito di individuare i nodi problematici e le prospettive di questa esperienza missionaria. «Ha un futuro l'esperienza "fidei donum"?», si domandano gli organizzatori. «Tenuto conto del particolare contesto che sta vivendo la Chiesa in Italia, quale senso deve assumere oggi l'invio di personale missionario dalle chiese locali? Quali ruoli sono chiamati oggi a svolgere i missionari "fidei donum" nelle chiese che li accolgono? Il numero sempre più importante di laici che partono con un mandato missionario diocesano in che modo modifica i tempi e le modalità della missione? Quale stile deve assumere la missione diocesana soprattutto in riferimento all'uso del denaro e dei beni materiali?». La riflessione dei "fidei donum" su questi interrogativi avviene alla presenza di monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia e membro della Commissione episcopale per la Cooperazione tra le Chiese, che porterà le conclusioni di questo incontro alla Conferenza episcopale italiana.