SCIENZA E VANGELO
«Obiezione di coscienza per
la difesa della vita» ![]()
Nel documento
diffuso ieri, la Pontificia Accademia per la vita, richiamando il Concilio,
sottolinea che il credente deve innanzitutto obbedire alla voce della legge
che Dio ha scritto nel suo cuore.
Andrea
Galli
("Avvenire", 17/3/’07)
Si intitolava «La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita» il congresso internazionale tenutosi lo scorso 23 e 24 febbraio nell’Aula nuova del Sinodo, in Vaticano, organizzato dalla Pontificia Accademia per la vita. Un simposio alla presenza di studiosi provenienti dai cinque continenti – dall’Australia al Cile, dagli Stati Uniti alla Polonia – e conclusosi con l’udienza papale. Tema del confronto, appunto, la coscienza, ossia l’importanza e le modalità di una sua retta formazione per affrontare i nuovi nodi bioetici. Coscienza che può voler dire, all’occorrenza, anche obiezione di coscienza. Questo, come ricordato dal presidente della Accademia pro vita, monsignor Elio Sgreccia, per quanto riguarda «l’estensione dell’aborto, in ospedale e con intervento chirurgico, all’aborto chimico: pillola del giorno dopo e Ru 486, e in altre forme con intercettivi: adesivi, strumenti meccanici o vaccini». Ma anche per «l’eutanasia, la sperimentazione sugli embrioni, la partecipazione alla procreazione artificiale, i tentativi di clonazione, la produzione di cellule staminali embrionali con conseguenti soppressioni degli embrioni, senza dire dell’uso selettivo della diagnosi preimpiantatoria e, in molti casi, della stessa diagnosi prenatale e, più globalmente, fuori dell’ambito sanitario, nell’elaborazione dei meccanismi che provocano ingiustizie sociali ed economiche che producono armi di distruzione, miseria, e morte in tanti Paesi ingiustamente sfruttati o dominati». Di grande impatto e profondità il discorso rivolto da Benedetto XVI ai convegnisti. Il Papa, dopo aver denunciato i crescenti attentati alla vita e alla dignità umana – le «sempre più forti pressioni per la legalizzazione dell’aborto nei Paesi dell’America Latina e nei Paesi in via di sviluppo», le «discutibili forme di tolleranza» promosse dalla società secolarizzata, la «nuova ondata di eugenetica discriminatoria», la «promozione di leggi per legalizzare l’eutanasia», «le spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale» – ha ricordato anche che «la formazione di una coscienza vera, perché fondata sulla verità, e retta, perché determinata a seguirne i dettami, senza contraddizioni, senza tradimenti e senza compromessi, è oggi un’impresa difficile e delicata, ma imprescindibile».
Pubblichiamo il testo integrale della Dichiarazione finale della XIII Assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita.
1.
Nei giorni 23 e 24
febbraio scorsi, la Pontificia Accademia per la vita, in occasione della sua
XIII Assemblea generale, ha organizzato un Congresso internazionale, tenutosi in
Vaticano, che ha sviluppato un'approfondita riflessione sul tema: «La coscienza
cristiana a sostegno del diritto alla vita». Il Congresso ha registrato la
presenza dei membri della Pav e di altri studiosi di nota fama provenienti da
diversi Paesi, oltre ad un numeroso pubblico (circa 420 presenze) dai cinque
continenti.
A conclusione dei lavori, sulla scorta di quanto emerso dalle relazioni proposte
e da un vivace e costruttivo dibattito in assemblea, la Pontificia Accademia per
la vita desidera offrire alla riflessione della comunità ecclesiale, alla
comunità civile e ad ogni persona di buona volontà le seguenti considerazioni.
2.
«Nell'intimo della
coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece
deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a
fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore...
L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore; obbedire ad
essa è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato»
("Gaudium et spes" 16).
Agendo dunque in fedele obbedienza ai giudizi della propria coscienza morale,
che rettamente cerca il bene e costantemente si nutre della verità conosciuta,
ogni persona esprime e realizza in profondità la sua dignità umana, edificando
se stesso e la comunità intera mediante le proprie scelte consapevoli e libere.
3.
Perché l'uomo possa
essere guidato dai giudizi della sua coscienza morale ad agire sempre per
realizzare il bene nella verità, è necessario che egli ne curi con ogni
impegno la formazione continua, nutrendola con quei valori che corrispondono
alla dignità della persona umana, alla giustizia e al bene comune, come ha
ricordato il Santo Padre nel suo discorso alla Pontificia Accademia per la vita:
«La formazione di una coscienza vera, perché fondata sulla verità, e retta,
perché determinata a seguirne i dettami, senza contraddizioni, senza tradimenti
e senza compromessi, è oggi un'impresa difficile e delicata, ma
imprescindibile» (Benedetto XVI, "Discorso ai partecipanti alla XIII
Assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita", 24/2/2007).
La coscienza del cristiano, in particolare, è illuminata pienamente nella sua
ricerca del bene dall'incontro costante con la Parola di Dio, compresa e vissuta
nella comunità cristiana, secondo gli insegnamenti del Magistero.
4.
Questa esigenza di
continua formazione ed approfondimento della coscienza, si rende oggi del tutto
evidente di fronte all'emergenza di tante problematiche culturali e sociali che
toccano il diritto alla vita nell'ambito della famiglia, nell'assunzione dei
compiti propri dell'essere coniugi e genitori, nelle professioni sanitarie e nei
compiti politici.
In maniera sempre più necessaria ed urgente, la coscienza cristiana, assumendo
gli autentici valori umani, a cominciare da quello fondamentale del rispetto
della vita, nella sua esistenza fisica e nella sua dignità, ha il compito di
considerare tali problemi, alla luce della ragione illuminata dalla fede,
nell'elaborazione dei giudizi sul valore morale dei propri atti.
5.
Inoltre, non possono
essere taciute le numerose difficoltà che la coscienza cristiana dei credenti
incontra oggi nei suoi giudizi e nel suo percorso formativo, a causa del
contesto culturale in cui si trova immersa la vita dei credenti, un contesto in
cui si sperimenta la crisi di «autorità», la perdita della fede e spesso una
tendenza a rifugiarsi in forme di razionalismo estremo.
Altra coordinata che mette alla prova la coscienza cristiana, oltre quella
culturale, è costituita dalle norme giuridiche vigenti, sia quelle codificate
sia quelle definite dai tribunali e dalle sentenze dei tribunali, che, in misura
crescente e sotto una forte pressione di gruppi coalizzati e influenti, hanno
aperto e stanno aprendo la breccia rovinosa delle depenalizzazioni: si prevedono
eccezioni al diritto individuale alla vita, si vanno legittimando sempre più
diversi attentati contro la vita umana, finendo di fatto per disconoscere che la
vita è il fondamento di ogni altro diritto della persona, e che il rispetto
dovuto alla dignità di ogni essere umano è il fondamento della libertà e
della responsabilità. A questo proposito, Benedetto XVI ha ricordato che «il
cristiano è chiamato a mobilitarsi per fare fronte ai molteplici attacchi a cui
è esposto il diritto alla vita» (Benedetto XVI, "ibid").
6.
Le esigenze specifiche
della coscienza cristiana trovano il loro banco di prova nell'applicazione alle
professioni sanitarie, allorquando si trovino di fronte al dovere di proteggere
la vita umana e di fronte al rischio di trovarsi in situazioni di cooperazione
al male nell'applicazione dei doveri professionali.
In questa situazione, acquista maggiore rilievo l'esercizio doveroso, di una
«coraggiosa obiezione di coscienza», da parte di medici, infermieri,
farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure
professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale,
laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo. Ma,
allo stesso tempo, va anche messo in rilievo come il ricorso all'obiezione di
coscienza avvenga, oggi, in un contesto culturale di tolleranza ideologica, che
talvolta, paradossalmente, tende a non favorire l'accettazione dell'esercizio di
questo diritto, in quanto elemento «destabilizzante» del quietismo delle
coscienze. Desideriamo sottolineare come, in particolare per le professioni
sanitarie, sia difficile l'esercizio del diritto all'obiezione di coscienza, dal
momento che questo diritto viene generalmente riconosciuto solo alle singole
persone, e non alle strutture ospedaliere o associazioni.
Nel campo della prassi medica, una menzione specifica merita il caso della
«contraccezione di emergenza» (in genere realizzata mediante ritrovati
chimici), ricordando innanzitutto la responsabilità morale di coloro che ne
rendono possibile l'uso ai vari livelli e l'esigenza di ricorrere all'obiezione
di coscienza nella misura in cui i suoi effetti siano abortivi (antinidatori o
contragestativi); va ribadito anche il dovere morale di fornire al pubblico
un'informazione completa sui veri meccanismi d'azione ed effetti di tali
ritrovati. Naturalmente, sussiste il dovere di opporre la stessa obiezione di
coscienza di fronte ad ogni intervento medico o di ricerca che preveda la
distruzione di vite umane.
7.
Sempre più opportuna
appare una mobilitazione di tutti coloro che hanno a cuore la tutela della vita
umana, una mobilitazione che si deve estendere anche a livello politico: è
un'esigenza imprescindibile della giustizia il rispetto del principio di
uguaglianza, che esige di onorare e proteggere i diritti di tutti, specialmente
nel caso dei soggetti più fragili ed indifesi.
Riproponiamo con convinzione l'insegnamento specifico in materia di obiezione di
coscienza dell'enciclica "Evangelium vitae" (nei § 72, 73 e 74),
particolarmente nella prospettiva dell'adesione dei cristiani ai programmi
proposti dai partiti politici, così come auspichiamo una legislazione che
completi l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani,
proclamata dalle Nazioni Unite nel 1948, per garantire il diritto all'obiezione
di coscienza e difendere questo diritto contro ogni discriminazione nei campi
del lavoro, dell'educazione e dell'attribuzione dei benefici da parte dei
governi.
8. In conclusione, riproponiamo l'auspicio del Santo Padre, come messaggio di speranza e di impegno per contribuire a costruire una società umana realmente edificata a misura dell'uomo: «Prego, pertanto, il Signore perché mandi fra voi, cari fratelli e sorelle, e fra quanti si dedicano alla scienza, alla medicina, al diritto, alla politica, dei testimoni forniti di coscienza vera e retta, per difendere e promuovere lo "splendore della verità" a sostegno del dono e del mistero della vita. Confido nel vostro aiuto, carissimi professionisti, filosofi, teologi, scienziati e medici. In una società talora chiassosa e violenta, con la vostra qualificazione culturale, con l'insegnamento e con l'esempio, potete contribuire a risvegliare in molti cuori la voce eloquente e chiara della coscienza». (Benedetto XVI, "ibid").