Domani giornata dei martiri

RITAGLI   Freddati nelle periferie del mondo   DIARIO

Giulio Albanese
("Avvenire", 23/3/’07)

Sì, erano partiti per terre lontane carichi d'entusiasmo, senza armi, stipendio e clamore alcuno, scommettendo la vita solo e unicamente sul Vangelo. Artigiani di pace, avevano giocato la carta dell'azzardo, quella di una vocazione senza confini. Eppure sono stati brutalmente freddati nelle periferie del nostro povero mondo. Solamente nel 2006, è bene rammentarlo, sono caduti 24 missionari, tra sacerdoti, religiosi, religiose e laici. E i loro corpi, in alcuni casi rinvenuti ore o giorni dopo il decesso, non hanno quasi mai fatto ritorno in patria per i funerali di Stato. Spesso vittime di aggressioni, rapine e furti perpetrati in contesti sociali di particolare violenza e degrado, queste "sentinelle di Dio" si prodigavano nell'alleviare con la loro presenza tanta umanità dolente. Ecco perché domani 24 marzo la Chiesa fa memoria dei suoi "eroi", coraggiosi testimoni del nostro tempo. Una giornata di preghiera e digiuno in cui il suffragio acquista un significato tutto particolare. Non foss'altro per lo straordinario tributo offerto da questi uomini e queste donne alla crescita della Chiesa in ogni parte del mondo, attraverso una fattiva testimonianza. Il conteggio delle vittime, fornito puntualmente ogni anno dall'agenzia missionaria "Fides", non riguarda solo i missionari "ad gentes" in senso stretto, ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato la vita nella consapevolezza del rischio di morire, pur di non abbandonare il proprio impegno evangelico.
A questo riguardo sarebbe importante cogliere la linea di demarcazione tra la missione di chi ha fatto una scelta a carattere religioso e altri tipi di missione. Poco importa che si tratti di gesuiti, saveriani, comboniani, o volontari di questa o quella organizzazione... tutti coloro che appartengono alla grande famiglia missionaria vivono, alcuni addirittura da decenni, nelle periferie del villaggio globale in Africa, in America Latina, in Asia o Oceania prodigandosi per i poveri, senza peraltro che certi cronisti benpensanti sembrino accorgersene. Ed è proprio per questa ragione che il loro martirio non fa notizia e ammesso pure che finisca in qualche angolo recondito dei quotidiani, rimarrà sempre marginale nel contesto della stragrande maggioranza dei piani editoriali. Vengono alla mente le parole di
Benedetto XVI ricordando alla preghiera dell'Angelus del 24 settembre scorso, proprio una di queste missionarie uccise, suor Leonella Sgorbati: "Non c'è dubbio che seguire Cristo è difficile, ma, come Egli dice, solo chi perde la propria vita per causa sua e del Vangelo la salverà (cfr Mc 8,35), dando senso pieno alla propria esistenza. Non esiste altra strada per essere suoi discepoli, non c'è altra strada per testimoniare il suo amore e tendere alla perfezione evangelica".
Sta di fatto che all'elenco dei caduti pubblicato da "Fides", deve comunque essere aggiunta la lunga lista dei tanti "militi ignoti della fede" - catechisti e gente comune - di cui forse non si avrà mai notizia, ma che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in Cristo. Hanno pertanto comunicato nell'etere spirituale, indipendentemente dal ministero che svolgevano in vita, un messaggio diretto agli umili di cuore. Una Buona Notizia che i mezzi d'informazione hanno "bucato", ma che rappresenta uno straordinario patrimonio per chiunque creda davvero che Dio è signore della storia. E dunque, al di là di ogni retorica, il sacrificio di questi "caschi blu di Dio" rappresenta una straordinaria lezione dentro il perimetro del Regno. "La loro profezia - come ha peraltro ben evidenziato monsignor Giuseppe Pellegrini, responsabile delle Pontificie Opere Missionarie italiane - risiede nella speranza di cui sono stati infaticabili portatori. Il sentimento cioè che la vocazione missionaria è la scelta per eccellenza di una presenza che cammina verso la trascendenza. È la scelta di una ragione che sovrasta ogni altra ragione, di un senso che supera ogni altro significato umano".