Domani giornata dei martiri
Freddati nelle periferie del mondoSì, erano partiti per
terre lontane carichi d'entusiasmo, senza armi, stipendio e clamore alcuno,
scommettendo la vita solo e unicamente sul Vangelo. Artigiani di pace, avevano
giocato la carta dell'azzardo, quella di una vocazione senza confini. Eppure
sono stati brutalmente freddati nelle periferie del nostro povero mondo.
Solamente nel 2006, è bene rammentarlo, sono caduti 24 missionari, tra
sacerdoti, religiosi, religiose e laici. E i loro corpi, in alcuni casi
rinvenuti ore o giorni dopo il decesso, non hanno quasi mai fatto ritorno in
patria per i funerali di Stato. Spesso vittime di aggressioni, rapine e furti
perpetrati in contesti sociali di particolare violenza e degrado, queste
"sentinelle di Dio" si prodigavano nell'alleviare con la loro presenza
tanta umanità dolente. Ecco perché domani 24 marzo la Chiesa fa memoria dei
suoi "eroi", coraggiosi testimoni del nostro tempo. Una giornata di
preghiera e digiuno in cui il suffragio acquista un significato tutto
particolare. Non foss'altro per lo straordinario tributo offerto da questi
uomini e queste donne alla crescita della Chiesa in ogni parte del mondo,
attraverso una fattiva testimonianza. Il conteggio delle vittime, fornito
puntualmente ogni anno dall'agenzia missionaria "Fides", non riguarda solo i
missionari "ad gentes" in senso stretto, ma tutto il personale
ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato la vita nella
consapevolezza del rischio di morire, pur di non abbandonare il proprio impegno
evangelico.
A questo riguardo sarebbe importante cogliere la linea di demarcazione tra la
missione di chi ha fatto una scelta a carattere religioso e altri tipi di
missione. Poco importa che si tratti di gesuiti, saveriani, comboniani, o
volontari di questa o quella organizzazione... tutti coloro che appartengono
alla grande famiglia missionaria vivono, alcuni addirittura da decenni, nelle
periferie del villaggio globale in Africa, in America Latina, in Asia o Oceania
prodigandosi per i poveri, senza peraltro che certi cronisti benpensanti
sembrino accorgersene. Ed è proprio per questa ragione che il loro martirio non
fa notizia e ammesso pure che finisca in qualche angolo recondito dei
quotidiani, rimarrà sempre marginale nel contesto della stragrande maggioranza
dei piani editoriali. Vengono alla mente le parole di Benedetto
XVI
ricordando alla preghiera dell'Angelus del 24 settembre scorso, proprio una di
queste missionarie uccise, suor
Leonella Sgorbati:
"Non c'è dubbio che seguire Cristo è difficile, ma, come Egli dice, solo
chi perde la propria vita per causa sua e del Vangelo la salverà (cfr Mc 8,35),
dando senso pieno alla propria esistenza. Non esiste altra strada per essere
suoi discepoli, non c'è altra strada per testimoniare il suo amore e tendere
alla perfezione evangelica".
Sta di fatto che all'elenco dei caduti pubblicato da "Fides", deve comunque essere
aggiunta la lunga lista dei tanti "militi ignoti della fede" -
catechisti e gente comune - di cui forse non si avrà mai notizia, ma che in
ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in
Cristo. Hanno pertanto comunicato nell'etere spirituale, indipendentemente dal
ministero che svolgevano in vita, un messaggio diretto agli umili di cuore. Una
Buona Notizia che i mezzi d'informazione hanno "bucato", ma che
rappresenta uno straordinario patrimonio per chiunque creda davvero che Dio è
signore della storia. E dunque, al di là di ogni retorica, il sacrificio di
questi "caschi blu di Dio" rappresenta una straordinaria lezione
dentro il perimetro del Regno. "La loro profezia - come ha peraltro ben
evidenziato monsignor Giuseppe Pellegrini, responsabile delle Pontificie Opere
Missionarie italiane - risiede nella speranza di cui sono stati infaticabili
portatori. Il sentimento cioè che la vocazione missionaria è la scelta per
eccellenza di una presenza che cammina verso la trascendenza. È la scelta di
una ragione che sovrasta ogni altra ragione, di un senso che supera ogni altro
significato umano".