Ribadita la molteplicità culturale del Sudan

RITAGLI   Il Papa scuote l'Africa.   DOCUMENTI
Va data pace al Darfur

Giulio Albanese
("Avvenire", 2/6/’07)

Diretto, fermo e accorato il messaggio rivolto ieri da Benedetto XVI all'ambasciatore della Repubblica del Sudan presso la Santa Sede, Ahmed Hamid Elfaki Hamid. Il Papa infatti, in occasione della presentazione delle lettere credenziali da parte del diplomatico di Khartum, facendosi interprete delle indicibili sofferenze delle popolazioni della martoriata regione del Darfur, ha ribadito che «nessuna soluzione praticabile per giungere alla pace arriva dalle armi ma passa per il dialogo e il negoziato, nel rispetto delle minoranze culturali, etniche e religiose». In sostanza, quello del Papa è stato un vero e proprio "decentramento narrativo", ossia l'invito a guardare la realtà una volta tanto dal punto di vista degli ultimi, di coloro cioè che vivono nei bassifondi della storia contemporanea. «Non è mai troppo tardi per fare con coraggio scelte necessarie per mettere un termine alla crisi - ha detto il Pontefice - a patto che tutte le parti si adoperino alla soluzione e che le dichiarazioni di principio siano seguite da azioni costruttive». D'altronde, per chiunque abbia davvero a cuore le sorti dell'Africa come Benedetto XVI, è praticamente impossibile dissimulare ogni preoccupazione. In effetti, da un'attenta lettura degli avvenimenti che interessano la regione occidentale del Sudan, dal febbraio del 2003 teatro di sanguinosi combattimenti e innumerevoli violazioni dei diritti umani, si ricava un quadro allarmante che rivela diffuse animosità drammaticamente acuite dalla mancanza di visione, vera e propria "miopia", da parte di certi ambienti della diplomazia internazionale particolarmente avvezzi al temporeggiamento e dunque all'inconcludenza. Beninteso non stiamo parlando di un settore marginale nella "geopolitica" africana, ma dell'area di faglia maggiormente esposta a turbolenze di ordine economico legate al "business" del petrolio, ma anche politico, nell'ambito delle relazioni con i vicini di casa, Ciad in "primis", che stanno già da tempo innescando un graduale processo di contaminazione. E in questo caso il "virus letale" è rappresentato dallo spietato ricorso alla violenza nell'affermare il proprio potere egemonico. Per carità, tutti sanno che la diplomazia è anche l'arte della strategia che esige tempi e modalità a volte a lungo termine, ma troppe volte in questi anni la crisi del Darfur è stata segnata da una serie di fallimenti negoziali con la pretestuosa illusione che ogni sforzo - poco importa se dell'Unione africana, di questo o quel governo - costituisse sempre e comunque un contributo di pensiero, una sorta di "tassello", destinato forse un giorno a cadere come per incanto nel "mosaico" della pace che sogna ogni libera coscienza. A questo riguardo, Benedetto XVI ha rimarcato come la pace sia "una sfida" per il Sudan, paese ricco di "molteplicità culturale", di diversità etnica e di coesistenza di più religioni». Ecco perché «spetta allo Stato - ha affermato il Papa - vegliare sull'espressione di questa diversità mettendo al bando ogni forma di discriminazione di supremazia di un gruppo sull'altro». Una presa di posizione davvero coraggiosa quella del Successore di Pietro nei confronti degli assertori di una sovranità evanescente, anteposta al sacrosanto valore della vita umana o su quelli che interpretano la solidarietà schierandosi dalla parte di coloro che spregiudicatamente vigilano sui propri interessi finanziari, prescindendo dalle ripercussioni che certe loro scelte potrebbero sortire su donne, vecchi e bambini. In questo senso, ha ricordato con lungimiranza il Papa «il contributo delle tradizioni religiose è incontrovertibile ma è fondamentale che persone e comunità abbiano la libertà di professare la loro fede». Chissà, dunque se non sia giunta l'ora per il Darfur come nel caso di altre regioni disastrate dai conflitti, che la pace passi anche attraverso la via "religiosa", di coloro che per vocazione intendono essere costruttori di una nuova umanità incentrata sul rispetto incondizionato della vita. Non è un caso che Benedetto XVI abbia ieri auspicato che le comunità cattoliche del Sudan siano maggiormente coinvolte «nell'elaborazione di soluzioni per la pace nel Paese».