Verso la seconda Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi
Un'occasione per scoprire i voltiDodici anni fa un appuntamento di grazia per il continente, martoriato dalla violenza.
Giulio
Albanese
("Avvenire", 13/4/’06)
Sono trascorsi dodici anni dalla
celebrazione a Roma dell'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi.
Un appuntamento di grazia per il continente, martoriato proprio in quei giorni
da un'irrefrenabile ondata di violenze che, come molti ricorderanno, insanguinò
il Ruanda. E proprio nell'esortazione apostolica postsinodale «Ecclesia in
Africa», il compianto Giovanni Paolo II sottolineò l'immenso compito che
spettava alla Chiesa Africana, auspicando, nel nome del Signore «la
collaborazione di tutti» (E.A. 86).
D'allora sono certamente avvenuti alcuni mutamenti nel continente. Anzitutto
abbiamo assistito ad una diminuzione consistente dei conflitti, sebbene in
alcune regioni continui a scorrere sangue innocente come nel caso del Darfur. A
questo riguardo è encomiabile la testimonianza offerta da tanti missionari,
missionarie, sacerdoti e laici che hanno sperimentato il martirio in terra
africana per difendere il vangelo della pace. Vi è inoltre stata una graduale
affermazione delle democrazie nazionali grazie anche al contributo della
società civile al cui interno operano peraltro, in maniera significativa, le
Chiese cristiane. Sta di fatto che il 13 novembre del 2004, Giovanni Paolo II
annunciò a sorpresa la sua intenzione «di convocare una seconda Assemblea
speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi». Questa decisione è stata
confermata dal suo successore Benedetto XVI e proprio il 23 e il 24 febbraio
scorsi si sono riuniti a Roma cardinali, arcivescovi e vescovi dell'Africa e
della Santa Sede che fanno parte del Consiglio Speciale per l'Africa della
Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi per lavorare alla stesura del primo
documento di preparazione, cioè i "Lineamenta". Al momento non si
conosce la data precisa dell'appuntamento sinodale anche se sono già stati,
almeno in parte, preannunciati alcuni temi. Un comunicato stampa pubblicato
dalla Santa Sede spiega che nella riunione «il Consiglio è stato unanime nel
chiedere un documento di facile comprensione e capace di favorire il dibattito e
la riflessione particolarmente sulle tematiche della riconciliazione, della
giustizia e della pace nel contesto di un rinnovato sforzo d'evangelizzazione
del grande continente africano». Sempre nello stesso testo vi sono chiari
riferimenti all'annuncio del Vangelo, all'inculturazione, alla promozione
sociale e al dialogo con gli appartenenti ad altre fedi cristiane e religioni
presenti nel continente, in particolare con i musulmani. Non v'è dubbio che
anzitutto bisognerà fare il punto sulla situazione ecclesiale verificando
quante delle indicazione offerte dall'Ecclesia in Africa sono state recepite
dalle comunità cristiane. Da parte del mondo missionario vi è l'auspicio che
la prossima assise possa rivelarsi un'occasione privilegiata per dare spazio sia
al magistero dei vescovi africani, sia alle esperienze delle comunità cristiane
autoctone, spesso davvero sorprendenti, ma del tutto sconosciute al resto della
Chiesa cattolica. Comunità al cui interno, rileva in un suo editoriale la
rivista missionaria Nigrizia (dicembre 2004), operano in maniera significativa
molti laici: «annuncio evangelico, predicazione, catechesi, formazione,
gestione… sono tutte attività in mano, in gran parte, al laicato».
Importante, inoltre è la sottolineatura del teologo tanzaniano Laurenti Magesa
il quale auspica un rinnovato impegno, da parte di tutte le componenti
ecclesiali africane, «per una partecipazione e consultazione ad ampio raggio in
ogni fase del processo, ma soprattutto nella fase preparatoria. (…) Solo chi
avrà vissuto attivamente l'evento dal di dentro sarà pronto ad accettare le
decisioni finali come parte della sua vita di fede». Se l'assemblea del ’94
fu «un autentico momento di grazia», spiega Magesa «la seconda potrebbe
essere un tempo di grazia su grazia».