OGGI SI CELEBRA LA "GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE"
Non un’opera di
conquista,
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ma dare da bere agli
assetati di Dio
Giulio
Albanese
("Avvenire",
21/10/’07)
La "Giornata
missionaria mondiale"
che celebriamo oggi nelle nostre comunità offre l’opportunità di riflettere
su di un tema di grande rilevanza ecclesiale. Infatti, nonostante le forti e
precise sollecitazioni del "Magistero", fondato sulla Parola di Dio e
sulla Tradizione della Chiesa, sono in molti a chiedersi, condizionati anche da
un certo pensiero laico, se la Chiesa non sia forse preoccupata di realizzare
una sorta di crescita numerica o addirittura di conquista territoriale. Oppure,
sulla scia di certa comunicazione, alcuni percepiscono l’evangelizzazione come
fosse l’estremo tentativo di affermare sulle masse un colonialismo culturale e
spirituale. La risposta, invece, va al di là delle logiche mondane e trova il
suo fondamento nella persona di Gesù Cristo, nell’incontro con il Risorto;
missione è la gioia di credere nella "Buona Notizia", in un mondo
diventato "villaggio globale", dove sono in molti ad avere fame e sete
di Dio. La "Giornata missionaria", in questa prospettiva, diventa uno
straordinario "tempo di grazia", che sollecita le nostre comunità e
ciascun credente a intraprendere un profondo rinnovamento interiore e a
rivestirsi di uno spirito veramente cattolico, cioè aperto all’universalità,
attraverso l’assunzione delle proprie responsabilità, mettendo da parte ogni
desiderio di particolarismo e ogni tentazione di emarginazione. «Non cessano
infatti di risuonare – come scrive Papa
Benedetto XVI
nel tradizionale "messaggio", intitolato «Tutte le Chiese per tutto
il mondo» – le parole con le quali Gesù Cristo, crocifisso e risorto, prima
di ascendere al Cielo, affidò agli Apostoli il mandato missionario:
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto
ciò che vi ho comandato"». Quest’anno, un ulteriore motivo spinge i
credenti a fare memoria della missione: ricorre infatti il cinquantesimo dell’enciclica
"Fidei
Donum",
con la quale di Pio XII promosse e incoraggiò la cooperazione tra le Chiese per
la missione "ad gentes".
L’impegno missionario resta pertanto, nella variegata molteplicità dei
carismi, «il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità di oggi –
sottolinea il Papa – per orientare ed evangelizzare le trasformazioni
culturali, sociali ed etiche; per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del
nostro tempo, in tante parti del mondo umiliato e oppresso a causa di povertà
endemiche, di violenza, di negazione sistematica di diritti umani». Ma non v’è
dubbio, lungi da ogni trionfalismo, che il cammino sia ancora lungo. La
crescente diminuzione di vocazioni missionarie "ad vitam", compensata
in parte da vocazioni laicali, è un dato sul quale occorre interrogarsi, ma per
il quale bisogna soprattutto pregare. Vi è inoltre la tradizionale sfida
caritativa, parte integrante dell’evangelizzazione. Spesso si sente dire che
il modo migliore per aiutare i missionari è far giungere direttamente a
ciascuno di loro, o ad una determinata comunità, il proprio aiuto. Tanti motivi
sembrano giustificare la mentalità dell’intervento diretto a favore della
persona conosciuta: religioso, religiosa, "fidei donum" o volontario
che sia. Così però – duole doverlo rammentare ad alcune comunità
parrocchiali o ad alcuni gruppi solidali – i missionari poco conosciuti o meno
intraprendenti finiscono con l’essere dimenticati. È pertanto opportuno
rinnovare in questa circostanza la centralità del ruolo svolto dalle
"Pontificie Opere Missionarie" in favore di tutte le Chiese
missionarie nel mondo, senza preferenze o distinzioni.
Infine, un riconoscimento va rivolto oggi al variegato mondo dell’editoria
missionaria, nella consapevolezza che l’informazione riguardante il Sud del
mondo e la vita delle tante Chiese disseminate nei cinque Continenti è la prima
forma di missione. Proprio come indicava la raccomandazione di Paolo VI, secondo
cui «la Storia della Chiesa è come la vita, che impercettibilmente pulsa in
tanti luoghi...», terreno diffuso e fertile da cui nasce la nuova primavera.