Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo

RITAGLI   Persecuzioni d'oggi: antidoto al pessimismo   DIARIO

Attrezzarsi culturalmente per governare le trasformazioni.
S’impone una cooperazione ecclesiale.

Giulio Albanese
("Avvenire", 28/6/’05)

Dobbiamo riconoscere che viviamo in un villaggio globale nel quale i rischi insiti nelle rapide trasformazioni culturali sono più che evidenti, in particolare per la deriva individualistica, per la negazione della verità da parte della ragione, per l’offuscamento del senso morale e per l’affermazione dilagante del materialismo pratico. La società mondiale attraversa una stagione in cui manifesta una crescente nostalgia della speranza che occorre soddisfare per il bene dei popoli.
In questa prospettiva, le dinamiche devianti della globalizzazione assumono nell’animo umano connotazioni variegate: dalla multiculturalità e multireligiosità in atto nei Paesi europei che rischia di sfociare in una sorta d’irenismo a tutto campo, all’affermazione dei fondamentalismi religiosi e ideologici. E proprio queste dinamiche pongono una nuova sfida per le Chiese disseminate nei cinque continenti: attrezzarsi culturalmente per governare nel modo migliore le trasformazioni evitando di pregiudicare il nucleo centrale dei valori cristiani.
È una delle chiavi di lettura del Rapporto sulla libertà religiosa presentato ieri dall’Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). In questo processo è centrale il tema della libertà religiosa contro ogni discriminazione. Non v’è dubbio che mai come oggi – soprattutto in riferimento a certe posizioni politiche e giuridiche consolidate, come nel caso di alcuni Paesi in cui è stata imposta la "sharia" (la legge islamica) – le minoranze religiose, soprattutto cristiane, sono sottoposte a pesanti vessazioni che negano il valore della dignità umana. S’impone allora l’esigenza di realizzare una "cooperazione ecclesiale" che, parafrasando il compianto padre Werenfried Van Straaten, fondatore di Acs, non rinunci mai alla sollecitudine pastorale con le Chiese "neppure in un periodo in cui è di moda porre il progresso sociale al di sopra della strada angusta che porta al cielo, gli aiuti per lo sviluppo al di sopra della evangelizzazione, la liberazione violenta al di sopra della salvezza della croce, il materiale al di sopra dello spirituale e il temporale al di sopra dell’Eterno" (testimonianza del 25 agosto 1987). I suoi canoni di analisi, fondati sul dettato evangelico, esprimono il loro più forte momento di spiritualità fattiva nella condivisione del pane, influenzando però anche il processo di reciproca «edificazione» tra le Chiese. Già, perché sapere che esistono dei fratelli e delle sorelle che sperimentano nelle periferie del mondo la persecuzione rappresenta per ogni credente, a qualsiasi latitudine, una straordinaria testimonianza di vita, antidoto a ogni pessimismo e oscuro presagio planetario.
C’è dunque da augurarsi che il rapporto dell’Acs diventi sempre più uno strumento per orientare le iniziative caritative all’insegna di uno scambio tra le Chiese di antica data e quelle nuove generate dallo spirito missionario, «riscoprendo in Cristo la loro comune vocazione al servizio della pace e dell’autentico progresso mondiale», come ha scritto recentemente Benedetto XVI in un messaggio ai partecipanti all’incontro europeo di cultura cristiana a Vienna, promosso dal Pontificio Consiglio per la cultura con il Patriarcato di Mosca.