Negato in troppi paesi il diritto alla salute

RITAGLI     Malaria, "killer" dei deboli e dello sviluppo     MISSIONE AMICIZIA

Le spese per le cure possono arrivare al 25% dei redditi personali:
percentuale troppo alta per poterle sostenere.

Giulio Albanese
("Avvenire", 27/4/’08)

La salute rimane un diritto negato in molti Paesi del Mondo. Ancora oggi infatti è necessario ricorrere alla formula delle "Giornate" per mobilitare l’opinione pubblica internazionale su questa o quella "pandemia". Emblematico è l’esempio di quella celebrata appena due giorni fa, il 25 aprile, per rinnovare gli sforzi su scala globale nella lotta contro la malaria. Al contempo, per promuovere iniziative "solidaristiche" mirate si ricorre a campagne di "fundraising" come quella promossa in questi giorni dall’Associazione "30 Ore per la Vita" assieme alla "Comunità di Sant’Egidio" per sostenere un programma illuminato contro l’"Aids". Qui non è affatto in discussione la legittimità di questo tipo d’informazione volta alla mobilitazione delle coscienze, quanto piuttosto la crescente "sperequazione" tra i Paesi ricchi e quelli poveri.
La questione di fondo è che nessun Paese dell’
Africa "sub-sahariana", tanto per scendere al concreto, è in grado di far fronte ai bisogni sanitari essenziali della propria popolazione senza un forte e generoso contributo della "cooperazione internazionale".
E dire che l’"Articolo 25" della "Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo" sancisce solennemente che «ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari». Sta di fatto che proprio dal punto di vista sanitario, ai nuovi fenomeni "epidemiologici" quali ad esempio il famigerato virus "Hiv", si sommano questioni irrisolte del passato come nel caso del "paludismo".
Sono cinquemila anni che la malaria fa stragi, ma ancora oggi, nonostante i progressi scientifici acquisiti dal genere umano, siamo ben lontani dal "debellarla". Ogni anno da 300 a 500 milioni di persone sono colpite da questa devastante malattia, che causa quasi un milione di morti all’anno. Anzi le previsioni degli esperti non sono affatto ottimistiche trattandosi di una patologia tropicale, tipica dei Paesi poveri, anni luce distanti dagli interessi dell’industria farmacologica fortemente condizionata dalla logica del "business". Se a questo si aggiungono i cambiamenti climatici che sembrano acuire fortemente la diffusione di questa "pandemia", i cui primi segni documentati risalgono al 2700 a.C. in Cina, è il caso di dirlo senza "reticenze", siamo ancora lontani dalle effettive possibilità di "debellare" questo male "millenario".
La malaria, infatti, sta aumentando la sua estensione e la sua violenza, con più del 40% della popolazione globale che rischia di essere contagiata dal "morbo".
Stiamo parlando di una malattia che all’80%, come ha denunciato l’"Unicef", colpisce in assoluto gli esseri più "vulnerabili": i bambini. Per carità, qualche segnale positivo sembra profilarsi non foss’altro perché in questi giorni una "multinazionale" del farmaco, la "Novartis", ha annunciato una riduzione media rispetto al 2007 del 20% del prezzo di "Coartem" ("artemetere/lumefantrina 20 mg/120 mg"), associazione fissa a base di "artemisinina" ("Act"), che rappresenta una terapia "antimalarica" di riferimento. L’intento è quello di facilitare l’accesso al farmaco per milioni di pazienti affetti da "paludismo". Ma non v’è dubbio che molte più forze potrebbero essere messe sul campo se vi fosse una decisa e condivisa volontà politica in sede internazionale, a passare dalle parole ai fatti: dalla creazione di centri sanitari alla realizzazione di opere di "bonifica" attraverso mirati sistemi di "canalizzazione" delle acque.
Una cosa è certa: i dati dell’
"Organizzazione mondiale della Sanità" ("Oms") dicono che i tassi di spesa per le cure "antimalariche" possono arrivare fino al 25% degli "introiti" complessivi della singola persona e, sempre secondo le sue stime, annualmente la malaria costa all’Africa circa 12 miliardi di dollari di perdite nel "Pil". Una spesa che certamente non giova alle già "malandate" economie nazionali.