Nuovi dati sul "dramma" africano. E nuove consapevolezze

RITAGLI     La sfida è l’equità     MISSIONE AMICIZIA

Giulio Albanese
("Avvenire", 29/5/’08)

È inaccettabile che ogni anno in Africa cinque milioni di bambini muoiano prima di raggiungere il quinto anno di vita, con una media impressionante di quasi 14mila al giorno.
Queste "algide" cifre – contenute, con dovizia di particolari, nel primo rapporto su "La condizione dei bambini in Africa 2008" – sono state gridate al mondo ieri dal Direttore Generale dell’
"Unicef" Ann M. Veneman, durante i lavori della quarta "Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo africano". Per ogni libera coscienza risulta incomprensibile che una simile "mattanza" si verifichi ancora oggi, in un’era nella quale i progressi della scienza e della tecnica consentono all’uomo "post-moderno" d’inviare sonde spaziali sul pianeta Marte. Finora, da parte della "comunità internazionale", un atto efficace in grado di "sgominare" questo orrore non c’è stato. Pertanto vorremmo appellarci, come cittadini italiani, alle istituzioni del nostro Paese perché in sede internazionale sappiano farsi "portavoce" di quello che Sergio Zavoli ha "stigmatizzato" come un «genocidio sistematico, quotidiano e planetario» in un mondo in cui la cifra complessiva dei decessi dei minori di 5 anni si attesta ancora attorno ai 10 milioni. A tale proposito sono state di conforto le parole profuse lunedì scorso dal Presidente Giorgio Napolitano, in occasione della "Giornata dell’Africa" (celebrata nel 45° Anniversario della Fondazione dell’"Organizzazione per l’unità africana", oggi "Unione Africana"). Visitando a Roma la sede dell’"Isiao", l’"Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente", il Capo dello Stato ha affermato che «l’Italia intende coerentemente dare il suo sostegno al continente africano in tutte le sedi internazionali, fedele alla sua tradizione "multilaterale" e convinta che solo uno sforzo collettivo al livello globale sarà in grado di aiutare l’Africa e gli africani non solo a uscire dalle crisi – politiche o alimentari – di oggi, ma anche di accrescere la propria capacità di affrontare con successo tutte le questioni che ha di fronte». Sottolineature importanti, queste espresse dal nostro Presidente, che esigono da parte non solo dell’Italia, ma anche dell’"Unione Europea" e delle "Nazioni Unite", una maggiore e concreta attenzione e non un semplice impegno formale. Nella stessa circostanza, anche il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha evidenziato l’urgenza di un salto di qualità nelle relazioni con l’Africa, affermando che «è vitale, anche per le nostre società, permettere all’Africa di far emergere e di sfruttare a proprio vantaggio le sue grandi potenzialità: è necessario cambiare atteggiamenti con concrete e urgenti scelte politiche ed economiche». Sebbene questi due interventi, quello del Capo dello Stato e quello del Sindaco capitolino, abbiano "glissato" sulla questione relativa agli "Epa" – gli "accordi di liberalizzazione del mercato" che l’Europa vorrebbe firmare con i cosiddetti "Paesi Acp" (Africa-Caraibi-Pacifico) e che molti governi africani hanno duramente criticato – dalle loro parole si evince l’esigenza condivisa di un riconoscimento della dignità di un continente che per troppo tempo ha rappresentato la metafora e la sintesi delle disgrazie umane. L’Africa ha delle straordinarie risorse per farcela, ma deve passare dalla fase di emergenza a quella di sviluppo. Una sfida che è possibile affrontare solo se verranno definite nuove regole di mercato, più eque e vantaggiose per i Paesi africani nell’ambito del "Wto" ("Organizzazione mondiale del commercio"). Lo scorso anno i Paesi ricchi hanno "sovvenzionato" con 349 miliardi di dollari l’esportazione e la produzione dei loro agricoltori. Col risultato che sui mercati africani oggi si trovano frutta e verdura francesi, spagnole e italiane a metà o a un terzo del prezzo dei produttori locali. A conti fatti: se la fame si nutrisse di parole, il mondo sarebbe già sazio.