La riunione del "G8" in Giappone

RITAGLI     Viene il tempo delle regole     MISSIONE AMICIZIA
consapevoli e solidali

Giulio Albanese
("Avvenire", 6/7/’08)

Si apre domani nella terra del "Sol Levante" il "summit" delle nazioni più industrializzate del Pianeta, meglio conosciuto come "G8". Un evento che si svolgerà a Toyako, nell’isola di Hokkaido, sul quale si concentrano, come sempre, le attese di coloro che vorrebbero un mondo migliore. L’intento del "G8", come accade dalla sua nascita nel 1975, è di concordare e indicare strategie d’intervento, in particolare nel settore economico, ma anche su altri temi di carattere sociale e d’interesse strategico. Le decisioni che verranno adottate nel "documento finale" non avranno legittimità giuridica riconosciuta dal "diritto internazionale", ma non v’è dubbio che esprimeranno un significato politico dal quale si coglierà il senso di responsabilità di queste otto nazioni nella gestione soprattutto dell’economia globale.
Già nel passato è capitato che le promesse fossero lusinghiere, come nel caso del "vertice" di
Gleneagles (Scozia) nel 2005, al termine del quale i "leader" del "G8" s’impegnarono a raddoppiare entro il 2010 gli aiuti all’Africa. Sta di fatto che passando alla fase "attuativa" certe risoluzioni sono rimaste nel "cassetto", per chiusure "protezionistiche" di vario genere. La sensazione però questa volta è che la posta in gioco è davvero alta, non foss’altro perché si tratta di provare a dirimere numerose questioni globali, dal "caro petrolio" all’emergenza alimentare, dal mutamento del clima alla crisi dei mercati.
A pensarci bene, la "ricetta" per far fronte a tutti questi problemi è stata indicata da
Benedetto XVI, nel suo intervento al "Palazzo di Vetro" di fronte all’"Assemblea delle Nazioni Unite": «Questioni di sicurezza, obiettivi di sviluppo, riduzione delle ineguaglianze locali e globali, protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima, richiedono che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del Pianeta. Penso in particolare modo a quei Paesi dell’Africa e di altre parti del mondo che rimangono ai margini di un autentico sviluppo integrale, e sono perciò a rischio di sperimentare solo gli effetti negativi della "globalizzazione"».
Ancora una volta pertanto si tratta di non lasciar cadere nel vuoto la sfida della lotta alla povertà, in un mondo in cui le "sperequazioni" tra ricchi e poveri restano enormi. Com’è noto, infatti, lo stanziamento degli aiuti destinati per lo sviluppo da parte dei "Grandi della Terra" conosce un impegno "sinusoidale", che attraversa ciclicamente sia fasi di grande dedizione sul piano dell’idealità sia di riflessione critica, legata in gran parte alla crisi del mercato finanziario.
La sfida pertanto è quella di affermare un principio antitetico alla "deregulation", nella consapevolezza che occorre ridare alla politica quella capacità di controllo e responsabilità nell’impiego delle risorse del nostro pianeta. Un percorso in effetti, per quanto concerne la "cooperazione" "Nord-Sud", è stato già indicato nell’ottavo "Obiettivo del Millennio", in cui si afferma a chiare lettere il principio del "partenariato" che dovrebbe servire a finanziare la lotta alle "pandemie", tra le quali spicca l’"Aids", l’accesso all’acqua, all’istruzione e all’energia, oltre alla realizzazione di "infrastrutture".
Dopo tutto, stando a quanto è emerso nel recente "summit" della
"Fao", basterebbero solo 30 miliardi di dollari l’anno per sconfiggere la fame.
Un impegno possibile, se si considera che la spesa militare globale assorbe una cifra 40 volte superiore. Una cosa è certa: le promesse non bastano più, ora servono i fatti.