Presentati a New York gli "Obiettivi del Millennio"

RITAGLI     Niente notizie buone.     MISSIONE AMICIZIA
I poveri restano "perdenti"

Giulio Albanese
("Avvenire", 12/9/’08)

In questo primo "segmento" del "terzo millennio" la questione dello sviluppo su "scala planetaria" coinvolge tutti, nessuno escluso. Un’affermazione ovvia, per certi versi scontata, ma che paradossalmente, stando a un’attenta lettura del "rapporto 2008" sugli "Obiettivi del Millennio" presentato ieri a New York, non pare ancora sufficientemente recepita nell’ambito del cosiddetto "consesso" delle nazioni.
Scaturito dalla volontà politica maturata in seno al "Summit" delle
"Nazioni Unite" del 2000, con lo scopo di ridurre entro il 2015 la povertà e garantire il progresso dei popoli, l’ambizioso programma, avviato senza che venissero previsti dei fondi specifici a esso dedicato, continua ad essere "in balia delle onde". Sì, quasi fosse una sorta di "bastimento" carico di speranze, ma che naviga persistentemente nelle acque agitate della società contemporanea afflitta da ingiustizie, guerre e "pandemie". La sensazione pertanto è che i deboli, sempre attardati rispetto ai rivolgimenti della storia, continuino a essere perdenti rispetto alla "congerie" dei cosiddetti poteri forti del nostro tempo, soprattutto nell’ambito "economico-finanziario".
L’aumento del numero dei poveri è di fatto maggiore di quanto preventivato, ed è ora pari a 1,4 miliardi di persone, segnando un rallentamento della "decrescita" rispetto a quanto fosse stato previsto. Vero è che qualche progresso c’è stato, se si considera che dal 1990 al 2005 il numero dei poveri è passato da un miliardo e ottocentomila a un miliardo e quattrocentomila, e che probabilmente il "tasso di povertà" registrato nel 1990 sarà dimezzato nel 2015.
Sta di fatto che tanta umanità "dolente" non si salverà da sola, mentre gli "organismi internazionali" si attardano a tappare "falle" con i soliti "compendi" fatti di cifre e previsioni: essa in realtà chiede un impegno condiviso incentrato sul "discernimento" vigile, alla luce dei "sacrosanti" valori che sanciscono il diritto alla vita per tutti. Il problema è che sebbene esista sulla carta un quadro di riferimento per ottenere l’auspicato cambiamento, idealmente messo a punto nelle sedi istituzionali, manca però ancora quella "risolutezza" per passare dalle parole ai fatti.
I recenti aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari ed energetici, denunciati a chiare lettere dallo stesso Segretario Generale dell’"Onu"
Ban Ki-Moon, sono destinati a gravare in particolare sulle popolazioni dell’Africa Sub-Sahariana e del Sud-Est Asiatico, le più esposte alle "turbolenze" dei mercati finanziari. Di conseguenza, il rallentamento della crescita economica determinerà un "deprezzamento" dei salari, mentre il "carovita" causerà l’espansione della fame nel mondo e altri milioni di persone saranno ridotti in miseria. Con l’aggravante che i cambiamenti climatici avranno un impatto sproporzionato sui poveri disseminati nelle "periferie" del "villaggio globale".
Per carità, il rapporto dell’"Onu" rileva anche dati positivi: ad esempio quello riguardante la "scolarizzazione", secondo cui in quasi tutte le regioni del mondo l’iscrizione nelle "scuole primarie" ha toccato nel 2006 il "picco" del 90 per cento. Non solo: in alcuni Paesi questa percentuale sarebbe quasi del 100 per cento, con la sola eccezione dell’Africa Sub-Sahariana, in cui ancora oggi circa 38 milioni di bambini non vanno a scuola. Potremmo stare ore e ore a "discettare" sui traguardi conseguiti nell’"implementazione" degli "Obiettivi del Millennio", comunque arriveremmo pur sempre alla conclusione che l’attuale "trend" di miglioramento non risulta essere soddisfacente per il loro effettivo raggiungimento.
Non sappiamo fino a che punto un giorno l’umanità dovrà pagare per l’ostinazione di alcuni, protesa a "legittimare" egoismi e pigrizie: certo è che la politica – quella vera e non "ancella" del "dio denaro" – deve fare la sua parte. Riaffermando il primato della persona umana sui mercati; per intenderci, quelle "piazze" dove in nome della "speculazione" o qualche altra "macchinazione", si buttano al vento denari a dismisura quasi fossero "coriandoli". Mentre i poveri stanno impietosamente a guardare.