Zimbabwe, popolazione allo "stremo"

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Appeso a un "filo" esilissimo

Giulio Albanese
("Avvenire", 8/10/’08)

Lo stallo "politico-istituzionale" in cui versa lo Zimbabwe, dove circa la metà della popolazione rischia di soccombere sotto il "morso" della miseria, è drammatico. Secondo John Holmes, Sottosegretario Generale dell’"Onu" per gli "Affari Umanitari", sono già tre milioni le persone costrette a sopravvivere facendo affidamento sugli aiuti internazionali, ma la situazione è in continuo peggioramento al punto che in breve tempo potrebbero diventare cinque milioni i bisognosi. Dal punto di vista "negoziale", il nuovo Presidente sudafricano Kgalema Motlanthe ha invitato formalmente Venerdì scorso il suo predecessore Thabo Mbeki a proseguire nella sua azione di "mediazione" nello Zimbabwe, dicendosi fiducioso che Mbeki possa ottenere altri «storici successi» nella trattativa tra il Presidente Robert Mugabe e il "leader" del "Movimento per il Cambiamento democratico" ("Mdc"), Morgan Tsvangirai.
Sta di fatto che domenica i due "leader" hanno ripreso i colloqui per la formazione di un Governo di "unità nazionale", in attesa che l’ex Presidente sudafricano li raggiunga ad Harare. In base all’accordo conseguito lo scorso Settembre dai Partiti presenti in "Parlamento", la carica di Primo Ministro andrà a Tsvangirai, mentre il Partito di Mugabe, lo "Zanu-Pf", avrà 15 Ministri, contro i 13 dell’"Mdc" e i tre dell’"MdcMutambara", formazione staccatasi dall’"Mdc" alla quale dovrebbe spettare la carica di "vicepremier". Comunque l’intesa definitiva non è ancora stato raggiunta a causa delle divergenze sorte sull’assegnazione dei vari Ministeri, acuendo peraltro la paralisi "economico-finanziaria" in cui versa il Paese. E mentre Mugabe insiste con il voler prendere i Ministeri forti, invece che puntare allo spirito di condivisione del potere consentendo la svolta, le transazioni economiche nello Zimbabwe vengono effettuate con "dollari" americani o "rand" sudafricani e, in misura minore, con altre valute straniere. Il via libera della "Banca Centrale" – a fronte di un’inflazione "record" e con la valuta nazionale praticamente ridotta a "carta straccia" – dovrebbe consentire di far fronte alla crisi economica e alla penosissima carenza di cibo e altri generi di prima necessità.
Sono circa 600 le licenze che autorizzano negozi, "supermercati", importatori di benzina e altri esercenti a importare o a effettuare scambi nelle divise straniere. Il futuro dello Zimbabwe, inutile nasconderselo, è appeso ad un "filo" e molto dipenderà dalla volontà politica di Mugabe che, ergendosi ad eroe contro il "colonialismo" britannico, continua a fare il bello e il cattivo tempo. Un personaggio su cui certamente non possono ricadere tutte le responsabilità, non foss’altro perché la "riforma fondiaria", suo "cavallo di battaglia" politico, andava fatta, ma non con le modalità degli "espropri" violenti attuati dal "regime" di Harare, con l’impiego dei "veterani" della "guerra di liberazione".
D’altronde, in quasi tre decenni di Governo, Mugabe ha perpetrato non poche "vessazioni", a partire dal "massacro" di 20mila civili a Ndebele all’inizio degli Anni ’80, per continuare con le azioni repressive "post-elettorali" di quest’anno contro l’opposizione politica. Da segnalare a questo riguardo un recente "rapporto", dal titolo più che emblematico, "The Case Against Robert Mugabe", rilasciato congiuntamente dall’"Enough Project" e dall’"Impunity Watch", un’organizzazione per i "diritti umani" gestita da studenti del "Syracuse University College of Law" con base a New York, che racconta gli "abusi" e le "nefandezze" perpetrate da Mugabe. A questo punto è chiaro che per poter tornare alla normalità nello Zimbabwe sarà necessario affermare il principio dell’"alternanza", consentendo a Mugabe un’uscita di scena indolore, formalmente onorevole. Se così non fosse, la minaccia della "guerra civile" potrebbe incombere sull’intera nazione.