Un inesorabile "annientamento",
nel silenzio "internazionale"

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in una "nebulosa" di "potentati"

Davanti ai massacri, orrore e incredulità di una donna somala...

Giulio Albanese
("Avvenire", 30/10/’08)

Il "campionario" di malvagità perpetrate in terra somala è a dir poco disarmante e dovrebbe inquietare le "cancellerie" di mezzo mondo, rappresentando un fattore altamente "destabilizzante" per l’intero "scacchiere" africano. L’ondata di "attacchi suicidi" che ieri hanno investito simultaneamente sia Hargeisa che Bosaso, capitali di due regioni "secessioniste" della Somalia Settentrionale, rispettivamente il Somaliland e il Puntland, sono sintomatici del malessere ormai cronico che pervade l’intero "Corno d’Africa", sottoposto alla "contaminazione" di cellule eversive "jihadiste". Per non parlare dello stato di totale "anarchia" in cui versa la capitale Mogadiscio, ridotta praticamente ad un cumulo di "macerie", o della raccapricciante "lapidazione" di una donna accusata di "adulterio", avvenuta a Chisimaio, città portuale nella Somalia Meridionale.
La questione di fondo è che l’ala "estremista" delle deposte "Corti Islamiche", sconfitte alla fine del 2006 dalle truppe "lealiste" somale grazie al determinante intervento militare etiopico, sta sempre più assumendo i connotati di un "movimento terroristico" pronto a procrastinare nel tempo le sofferenze del popolo somalo. Non solo perché hanno respinto senza mezzi termini l’accordo di "cessate il fuoco" ratificato l’Agosto scorso a Gibuti dal "Governo di Transizione" somalo e dall’"Ars" – l’"Alleanza per la Ri-Liberazione della Somalia", in cui si riconoscono alcune fazioni "insurrezionali" – , ma anche e soprattutto perché dietro le quinte si celano gli interessi del Governo eritreo, "longa manus" del "salafismo" saudita, che in questi anni ha già fatto disastri a dismisura sul versante Mediorientale, finanziando i "terroristi" di "Al-Qaeda".
L’Etiopia nel frattempo, alleata degli Stati Uniti, si è impegnata a rispettare l’intesa tra il "Governo di Transizione" e i "moderati" dell’"Ars", che ne prevede il ritiro totale dal territorio somalo, sebbene il problema di fondo rimanga in quanto gli "estremisti islamici" hanno dichiarato senza mezzi termini di voler combattere ad oltranza.
Non è quindi un caso se gli "attentati" di ieri sono avvenuti simultaneamente all’apertura dei "colloqui" di Nairobi che, sotto l’egida dell’"Igad" – l’organismo regionale che riunisce i Paesi del "Corno d’Africa" – dovrebbero servire a convincere il fragile Governo di Mogadiscio ad acconsentire a una qualche forma di spartizione dei poteri.
È infatti chiaro che dopo il ritiro delle truppe etiopi, il Governo somalo – che da solo a malapena riuscirebbe a controllare pochi "scampoli" di territorio – dovrà necessariamente fare affidamento sulla lealtà dei "moderati islamici", il cui apporto costituisce l’unica alternativa alla "guerra totale".
E mentre la "comunità internazionale" sta a guardare, la Somalia sembra dissolversi in una "nebulosa" di "potentati", che la condanna ad un inesorabile "annientamento". Va ricordato che per primi Somaliland e Puntland avevano proclamato l’uno, nel ’91, l’indipendenza da Mogadiscio; l’altro, nel ’98, la piena autonomia. Ed anche se nessuno Stato "terzo" ne ha finora formalmente riconosciuto la sovranità, sul loro esempio altre zone Settentrionali della Somalia reclamano il proprio diritto a dichiararsi "autonome", pur senza pretendere, almeno per ora, la separazione totale dal "fatiscente" consesso nazionale.
La situazione, in un Paese privo di istituzioni degne di questo nome, fin dalla caduta del "regime" di Siad Barre nel Gennaio ’91, resta tuttora aperta a sviluppi che "preconizzano" una "mediorientalizzazione" dell’intero "Corno d’Africa", con ripercussioni indicibili sul resto del Continente. E gli irrefrenabili interessi internazionali legati al controllo delle riserve di "idrocarburi" e di uranio presenti nel sottosuolo somalo, non solo "foraggiano" a dismisura le innumerevoli "bande armate" che infestano la Somalia, ma stanno acuendo anche la
"crisi darfuriana" e la "guerra fredda" tra Etiopia ed Eritrea, facendo del Continente Africano la "linea di faglia" tra Oriente e Occidente.