L’Africa grida "aiuto"

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e l’"inquilino" della «Casa Bianca»

BARACK OBAMA, il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America!

Giulio Albanese
("Avvenire", 5/11/’08)

«Ex Africa semper aliquid novi», scriveva "Plinio il Vecchio", ma la sua tesi sembra essere smentita dalla cronaca, viste le tragiche vicende "congolesi" a Goma e dintorni, sintomatiche del malessere ricorrente, anzi persistente, che attanaglia vasti settori del "Continente Africano". Ma sarà mai possibile che milioni di persone, uomini e donne, vecchi e bambini, siano ostaggio, in quelle terre solo geograficamente lontane, di questo e quel crudele "movimento ribelle", di questo o quel famigerato "signore della guerra"? Poco importa che si tratti di Laurent Nkunda o Joseph Kony, la verità è che l’Africa continua a rappresentare nell’immaginario nostrano la "metafora" delle disgrazie che assillano il nostro povero mondo.
Sì, quasi vi fosse una sorta d’inesorabile destino "foriero" di sventure a non finire. Eppure, per quanto grandi possano essere le "sciagure" dal
Nord Kivu alla Somalia, dal Darfur al Ciad, occorre sforzarsi di andare al di là delle solite percezioni superficiali di certa comunicazione che tende a fare "di ogni erba un fascio", banalizzando eventi, anche "cruenti", quasi vi fosse una propensione alla violenza da parte di popoli "prelogici" e dunque necessariamente violenti.
L’esperienza di tanti Missionari e Missionarie che hanno speso la vita per la causa dell’evangelizzazione ci insegna che il "copione" della "Storia" è stato "travisato" determinando, attraverso le guerre o sostenendo "regimi dittatoriali", quei meccanismi di "sudditanza" che inibiscono il "diritto-dovere" di cittadinanza di tanta umanità "dolente". In questi anni si è molto parlato delle possibili modalità per garantire il "riscatto" o in alcuni casi il "consolidamento" dei "processi democratici" in Africa, in riferimento all’orgoglio di un Continente che, nelle sue molteplici espressioni – sociale, politica, economica e religiosa – avverte il bisogno di "voltare pagina", soprattutto a livello di "società civile". E, come in una sorta di "gioco degli specchi", le risposte opposte alla sfida dello sviluppo – "reazionari" da una parte, "terzomondisti" dall’altra – sembrano "eludere" nei fatti, più che nelle parole, una delle questioni centrali dei rapporti "Nord-Sud": il rilancio della "cooperazione allo sviluppo" nei confronti di una "Nigritia", parafrasando il Santo
Daniele Comboni, che non "mendica" affatto la beneficenza di noi "ricchi Epuloni", ma invoca eque e giuste relazioni sia al suo interno, che con il resto del mondo; dunque in una "battuta", giustizia "ad intra" e "ad extra", dentro e fuori dei suoi confini.
L’Africa d’altronde non può continuare a passare con la solita "disinvoltura" imposta dai ritmi della "globalizzazione" da un’emergenza all’altra, quasi che il fenomeno della cronica instabilità dei Governi facesse inesorabilmente parte del suo "Dna". Ne consegue l’esigenza, a livello internazionale, di un’azione immediata ed efficace per contrastare le cause che determinano la "conflittualità" cronica, sia nella "Regione dei Grandi Laghi", come anche nel "Corno d’Africa". Da questo punto di vista sarebbe davvero auspicabile, anzi "doveroso" che il nuovo "numero uno" della
"Casa Bianca", "afro" o "indeoeuropee" che siano le sue origini, mettesse quel Continente tra i primi punti della sua "agenda", nella consapevolezza che continuare a parlare senza concludere nulla sarebbe un mero esercizio di "retorica" e un "procrastinare" nel tempo le proprie responsabilità. È difficile pensare che in un mondo in cui si spendono oltre 1300 miliardi di dollari all’anno in "armamenti" non si trovino i "fondi" necessari a salvare la vita di chi continua a morire per guerre, "inedia" e "pandemie".