Salto di qualità

RITAGLI   Contro la fame scegli di cambiare la vita   DOCUMENTI

Giulio Albanese
("Avvenire", 14/11/’06)

Il dramma della fame è una piaga aperta nel tessuto vitale dell'umanità, malgrado siano state ripetutamente messe a punto terapie intensive nelle più alte sedi istituzionali, come le Nazioni Unite. L'ampiezza del fenomeno chiama in causa una serie di strutture e meccanismi finanziari, monetari, produttivi e commerciali che determinano il complesso sistema dell'economia mondiale. Sta di fatto che la comunità internazionale, anno dopo anno, sembra essere sempre più impacciata nel far fronte alle ingiustizie sociali, le quali non solo acuiscono il divario tra ricchi e poveri, ma accelerano la dilapidazione esponenziale delle risorse materiali ed energetiche, compromettendo peraltro l'ambiente geofisico.
Di fronte a questo scenario a dir poco inquietante,
Benedetto XVI, in occasione della tradizionale preghiera domenicale dell'Angelus, ha rivolto un accorato appello ai fedeli convenuti in piazza San Pietro, facendosi interprete delle istanze del nostro tempo, alla luce della preghiera per eccellenza, quella del Padre Nostro. In particolare, il Pontefice ha ricordato che «l'ultimo rapporto annuale della "Fao" ha confermato quanto la Chiesa sa molto bene dall'esperienza diretta delle comunità e dei missionari: che cioè oltre 800 milioni di persone vivono in stato di sottoalimentazione e troppe persone, specialmente bambini, muoiono di fame». In continuità con il magistero dei suoi predecessori, il Papa ha ribadito l'impegno della Chiesa ad evangelizzare il governo dell'economia globale «che destina la maggior parte delle risorse del pianeta a una minoranza della popolazione».
In effetti, è stato ampiamente dimostrato che la sicurezza alimentare degli individui dipende essenzialmente dal loro potere d'acquisto, e non tanto dalla disponibilità fisica di cibo. Ne consegue che la fame deriva in primo luogo dalla povertà. È per questa ragione che l'esercizio della carità nei confronti di vasti settori della popolazione mondiale afflitta dall'inedia, richiede un salto di qualità. Si tratta in sostanza di passare dall'approccio assistenziale - che beninteso s'impone ogni qualvolta si profila un'emergenza - a quello dello sviluppo delle nazioni che reclama l'assunzione di responsabilità etiche condivise. A questo riguardo è illuminante un documento pubblicato nel 1996 dal "Pontificio Consiglio Cor Unum" dal titolo «La fame nel mondo, una sfida per tutti: lo sviluppo solidale», nel quale tra l'altro si stigmatizza a chiare lettere che «il dovere di garantire a ciascuno lo stesso diritto di accesso al minimo indispensabile per vivere non è più unicamente obbligo morale di condivisione con l'indigente - cosa già notevole - ma reintegrazione nella stessa comunità che, senza di lui, tende ad inaridirsi e finanche a distruggersi». Ecco perché, se da una parte occorre sollecitare i cambiamenti sul piano macro-economico, dall'altra è necessario al contempo adottare, come auspicato dal Santo Padre «uno stile di vita e di consumo compatibile con la salvaguardia del creato e con criteri di giustizia verso chi coltiva la terra in ogni Paese».
Secondo, l' "Adoc" (l'Associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori, degli utenti, dei risparmiatori, dei malati, dei contribuenti), soprattutto per un «eccesso negli acquisti», ogni famiglia italiana butta nel cassonetto 584 euro all'anno, su una spesa mensile di 450 euro. Lo sperpero sarebbe in gran parte legato alla trappola delle offerte speciali, vale a dire novità commerciali che poi non risultano gradite. Considerando che secondo l'Istat nel nostro Paese sono presenti 23.600.370 famiglie, in Italia sprechiamo annualmente oltre 13 miliardi e mezzo di euro in prodotti alimentari. Una cifra che peraltro potrebbe largamente coprire le principali emergenze nel Corno d'Africa e non solo.
Viene alla mente un vecchio slogan lanciato dalla Chiesa negli anni '80: "Contro la fame cambia la vita". Parole più che mai attuali nel nostro povero mondo.