Salto di qualità
Contro la fame scegli di cambiare la vitaIl dramma della fame è una piaga
aperta nel tessuto vitale dell'umanità, malgrado siano state ripetutamente
messe a punto terapie intensive nelle più alte sedi istituzionali, come le
Nazioni Unite. L'ampiezza del fenomeno chiama in causa una serie di strutture e
meccanismi finanziari, monetari, produttivi e commerciali che determinano il
complesso sistema dell'economia mondiale. Sta di fatto che la comunità
internazionale, anno dopo anno, sembra essere sempre più impacciata nel far
fronte alle ingiustizie sociali, le quali non solo acuiscono il divario tra
ricchi e poveri, ma accelerano la dilapidazione esponenziale delle risorse
materiali ed energetiche, compromettendo peraltro l'ambiente geofisico.
Di fronte a questo scenario a dir poco inquietante, Benedetto
XVI, in occasione
della tradizionale preghiera domenicale dell'Angelus, ha rivolto un accorato
appello ai fedeli convenuti in piazza San Pietro, facendosi interprete delle
istanze del nostro tempo, alla luce della preghiera per eccellenza, quella del
Padre Nostro. In particolare, il Pontefice ha ricordato che «l'ultimo rapporto
annuale della "Fao"
ha confermato quanto la Chiesa sa molto bene dall'esperienza diretta delle
comunità e dei missionari: che cioè oltre 800 milioni di persone vivono in
stato di sottoalimentazione e troppe persone, specialmente bambini, muoiono di
fame». In continuità con il magistero dei suoi predecessori, il Papa ha
ribadito l'impegno della Chiesa ad evangelizzare il governo dell'economia
globale «che destina la maggior parte delle risorse del pianeta a una minoranza
della popolazione».
In effetti, è stato ampiamente dimostrato che la sicurezza alimentare degli
individui dipende essenzialmente dal loro potere d'acquisto, e non tanto dalla
disponibilità fisica di cibo. Ne consegue che la fame deriva in primo luogo
dalla povertà. È per questa ragione che l'esercizio della carità nei
confronti di vasti settori della popolazione mondiale afflitta dall'inedia,
richiede un salto di qualità. Si tratta in sostanza di passare dall'approccio
assistenziale - che beninteso s'impone ogni qualvolta si profila un'emergenza -
a quello dello sviluppo delle nazioni che reclama l'assunzione di
responsabilità etiche condivise. A questo riguardo è illuminante un documento
pubblicato nel 1996 dal "Pontificio Consiglio Cor Unum" dal titolo
«La fame nel mondo, una sfida per tutti: lo sviluppo solidale», nel quale tra
l'altro si stigmatizza a chiare lettere che «il dovere di garantire a ciascuno
lo stesso diritto di accesso al minimo indispensabile per vivere non è più
unicamente obbligo morale di condivisione con l'indigente - cosa già notevole -
ma reintegrazione nella stessa comunità che, senza di lui, tende ad inaridirsi
e finanche a distruggersi». Ecco perché, se da una parte occorre sollecitare i
cambiamenti sul piano macro-economico, dall'altra è necessario al contempo
adottare, come auspicato dal Santo Padre «uno stile di vita e di consumo
compatibile con la salvaguardia del creato e con criteri di giustizia verso chi
coltiva la terra in ogni Paese».
Secondo, l' "Adoc" (l'Associazione nazionale per la difesa e
l'orientamento dei consumatori, degli utenti, dei risparmiatori, dei malati, dei
contribuenti), soprattutto per un «eccesso negli acquisti», ogni famiglia
italiana butta nel cassonetto 584 euro all'anno, su una spesa mensile di 450
euro. Lo sperpero sarebbe in gran parte legato alla trappola delle offerte
speciali, vale a dire novità commerciali che poi non risultano gradite.
Considerando che secondo l'Istat nel nostro Paese sono presenti 23.600.370
famiglie, in Italia sprechiamo annualmente oltre 13 miliardi e mezzo di euro in
prodotti alimentari. Una cifra che peraltro potrebbe largamente coprire le
principali emergenze nel Corno d'Africa e non solo.
Viene alla mente un vecchio slogan lanciato dalla Chiesa negli anni '80:
"Contro la fame cambia la vita". Parole più che mai attuali nel
nostro povero mondo.