Il capo dell’"opposizione" Tsvangirai si affianca a Mugabe

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una "svolta" per lo Zimbabwe

Giulio Albanese
("Avvenire", 13/2/’09)

Morgan Tsvangirai, "leader" del "Movimento per il Cambiamento Democratico" ("Mdc"), è diventato finalmente il Primo Ministro dello Zimbabwe, sbloccando una gravissima situazione di "stallo politico-istituzionale" che ha contribuito a provocare enorme miseria e ad aggravare devastanti "pandemie". Nel corso di una cerimonia svoltasi ad Harare, Tsvangirai è stato investito di un compito ritenuto dagli osservatori arduo e impegnativo, ma non impossibile, per risollevare le sorti di un Paese rimasto senza Governo dalle controverse elezioni di un anno fa.
Dunque, anche se è prudente limitarsi soltanto a un cauto ottimismo rispetto al nuovo corso – considerando le profonde divergenze tra il "leader" dell’"opposizione" e il Capo dello Stato – comincia timidamente a profilarsi qualche nota di speranza. Soprattutto perché di questi tempi, sia a livello regionale sia continentale, nessuno ha davvero interesse a procrastinare una "crisi" che rischia di contaminare e "destabilizzare" i Paesi limitrofi. A partire dal
Sudafrica che, grazie all’ex Presidente Thabo Mbeki, ha creduto con grande ostinazione nel risultato "negoziale", ottenuto anche in virtù del sostegno della "Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe" ("Sadc"). È chiaro che la reale capacità di convivenza del "leader" dell’"opposizione" con il Presidente Robert Mugabe andrà verificata alla prova dei fatti, visti i movimentati precedenti. Vi sono comunque le premesse per credere in una sorta di "riconciliazione", quantomeno da un punto di vista formale. «Tendendo la mano dell’amicizia», subito dopo il giuramento nel nuovo "premier", Mugabe si è detto fiducioso, facendo così intendere di essere pronto a cooperare con il suo rivale di sempre.
Dal canto suo Tsvangirai, in un discorso pronunciato durante la "cerimonia di insediamento", ha ribadito la necessità di mettere fine agli abusi sui "diritti umani" e alle violenze politiche. Si è anche impegnato a fare tutto quanto in suo potere per alleviare le sofferenze della stremata popolazione civile.
Infatti, ormai da mesi, lo Zimbabwe è colpito da una ancora incontrollata "epidemia di colera", che ha provocato, secondo le stime ufficiali, almeno 3.500 morti. La priorità del nuovo "esecutivo" sarà comunque quella di rilanciare l’economia, anche perché l’ultimo dato ufficiale sull’"inflazione" (fine 2008) era oltre la soglia dei 235 milioni per cento, mentre in questi giorni si parla di un valore stimato attorno ai 350 milioni per cento. Considerando che il 94% della popolazione è senza un vero lavoro, oltre al fatto che la metà degli abitanti sopravvive grazie alle "donazioni internazionali", le misure impellenti sono da inquadrare a due livelli: quello internazionale e quello interno. Anzitutto, è bene che la comunità dei Paesi più ricchi intervenga massicciamente con aiuti d’ogni genere, essendovi nello Zimbabwe una grave penuria di "valuta straniera" e la paralisi delle attività produttive e del commercio per colpa della già citata crescita esponenziale dei "tassi di inflazione". Da rilevare a questo proposito la positiva presa di posizione dell’
"Unione Europea", formulata in una nota del "Commissario agli Aiuti Umanitari" Louis Michel.
Esprimendo infatti apprezzamento per la designazione a Primo Ministro di Tsvangirai, l’esponente dell’"esecutivo comunitario" ha fatto sapere che la "Unione Europea" non farà mancare il proprio sostegno.
Un segnale di buon auspicio, se si considera che l’"Unione" è il principale donatore dello Zimbabwe: dal 2002, i finanziamenti sono stati pari a 572 milioni di euro. Non v’è dubbio però che molto dipenderà dalle decisioni del nuovo Governo a livello "fondiario", per far fronte adeguatamente all’"emergenza alimentare" acuitasi a dismisura con il disastroso programma di "riforma agraria" lanciato da Mugabe nel 2000.