A proposito del Messaggio di BenedettoXVI

RITAGLI   Il mondo ha bisogno   DOCUMENTI
della pace «preventiva»

Giulio Albanese
("Avvenire", 17/12/’06)

L'insegnamento di Benedetto XVI è sempre più incentrato sul tema della pace. Una scelta pastorale ispirata dal discernimento sui segni dei tempi e che trova il suo forte radicamento nella convinzione cristiana, troppe volte sottaciuta, secondo cui «rispettando la persona si promuove la pace», perché è proprio «così che si prepara un futuro sereno per le nuove generazioni». Si tratta in sostanza di un indirizzo dottrinale, espresso con chiarezza nel tradizionale messaggio per la Giornata mondiale della Pace, presentato ufficialmente martedì scorso, che abbraccia, come fosse una sorta di compendio, molteplici argomenti di grande attualità: dal diritto alla vita alla libertà religiosa, dall'ecologia della pace ai diritti umani, dal diritto internazionale umanitario al diritto interno degli Stati, dall'aberrante fenomeno del terrorismo ai processi di pacificazione nel mondo. Il messaggio di Benedetto XVI è dunque a trecentosessanta gradi e rappresenta una straordinaria sorgente di riflessione per chiunque intenda coinvolgersi nell'autentico progresso umano. E sebbene le considerazioni su questo documento, così ricco di sollecitazioni, possano essere illimitate, uno degli aspetti che colpisce maggiormente è l'indirizzo "preventivo" che lo pervade dall'inizio alla fine. In altre parole, Benedetto XVI non si limita a diagnosticare i mali che affliggono il nostro povero mondo, non solo indica la terapia da seguire per affermare il Vangelo della Pace, ma auspica l'assunzione di un atteggiamento deterrente che possa affermare una cultura rispettosa del sacrosanto valore della vita, scongiurando qualsiasi violenza o altra forma di degrado, dai campi di battaglia, al grembo materno. Ad esempio, nel delicato ambito delle relazioni tra gli Stati del cosiddetto villaggio globale, afferma a chiare lettere che occorre realizzare in favore della pace «una concorde ed infaticabile azione, soprattutto da parte della comunità internazionale e dei suoi organi, preposti a prevenire i conflitti e a dare soluzione pacifica a quelli in atto». La verità è che, come puntualizza il Pontefice, «ci sono situazioni in cui il conflitto, che cova come fuoco sotto la cenere, può nuovamente divampare causando distruzioni di imprevedibile vastità». In questa prospettiva occorre davvero molta vigilanza e senso di responsabilità da parte delle classi dirigenti «per non mettere a repentaglio, in regioni particolarmente a rischio, i delicati equilibri raggiunti a prezzo di faticosi negoziati, contribuendo a rendere così più insicuro e nebuloso il futuro dell'umanità». Ma dalla lettura del messaggio si evince anche un'altra dimensione, trasversale, per così dire, ad ogni singolo paragrafo e che cioè, quando è in gioco il valore della pace, la missione non può essere semplicemente delegata alle istituzioni. Infatti ogni persona deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità sentendosi «impegnato ad essere infaticabile operatore di pace e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti». Di qui l'invito affinché "non venga mai meno il contributo di ogni credente alla promozione di un vero umanesimo integrale secondo gli insegnamenti delle lettere encicliche Populorum Progressio e Sollecitudo Rei Socialis, delle quali ci apprestiamo a celebrare il 40° e il 20° anniversario". Questa prospettiva è stata riconfermata giovedì scorso in occasione della presentazione delle lettere credenziali della nuova ambasciatrice ugandese presso la Santa Sede, Elizabeth Bagaya. Il Papa ha infatti ricordato, citando la "Gaudium et Spes" (76) che «la Chiesa, che ha come compito di promuovere ed elevare tutto quello che di vero, buono e bello si trova nella comunità umana, rafforza la pace tra gli uomini a gloria di Dio». Un pacifico diritto d'ingerenza che la comunità cristiana, in tutte le sue componenti, si arroga quando è a rischio il valore della pace.