Domani "elezioni" in Sudafrica, membro del "G20"

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alla prova di un voto complicato

Giulio Albanese
("Avvenire", 21/4/’09)

Nel contesto dell’attuale "congiuntura internazionale", le elezioni che si terranno Mercoledì in Sudafrica rischiano di passare inosservate dal punto di vista "mediatico", benché rappresentino un appuntamento rilevante nella duplice prospettiva "nazionale" e "continentale". Nel Paese "arcobaleno" è data ormai per scontata la vittoria dell’"African National Congress" ("Anc"), il partito che nell’ultimo "scrutinio" del 2004 aveva ottenuto il 69,69% dei "suffragi", mente le sue due principali formazioni rivali – "The Democratic Alliance" e l’"Inkatha Freedom Party" – erano riuscite a "rastrellare" rispettivamente il 12,37% e il 6,97% dei voti. La novità però questa volta sta nel fatto che l’"Anc", il partito dell’intramontabile Nelson Mandela, grande artefice nella lotta contro l’"apartheid", ha subito una "scissione" interna che il 16 Dicembre scorso è stata suggellata dalla creazione di un nuovo partito, il "Congress of the People" ("Cope"). A detta degli osservatori si tratta di un fatto politico rilevante che potrebbe smorzare lo "strapotere" dell’"Anc", a cui va riconosciuto il merito di aver traghettato il Paese fuori dal "segregazionismo". Ad innescare la rottura nei "quadri dirigenti" del partito è stata la decisione di chiedere le dimissioni del Presidente Thabo Mbeki, fortemente voluta dal nuovo Presidente dell’"Anc", Jacob Zuma. I "secessionisti" non hanno gradito questo provvedimento considerandolo ingiusto e altamente "destabilizzante" per il "quadro istituzionale". Sta di fatto che già il 21 Settembre scorso, giorno in cui Mbeki ha rassegnato le dimissioni, si è cominciato a parlare di un possibile "scisma" che si è materializzato con la nascita del "Cope" guidato da Mosiuoa Lekota, Presidente dell’"Anc" dal 1997 al 2007 ed ex Ministro della Difesa. Zuma si dice comunque certo della vittoria alle "presidenziali" essendo il suo partito accreditato del 60% delle preferenze. Un margine enorme nei confronti degli "oppositori", anche se la scesa in campo del "Cope" segna inevitabilmente un passo importante, trattandosi della prima "scissione" davvero significativa nella storia dell’"Anc", da cui scaturisce una forza politica con una struttura capace di andare oltre i limiti razziali, "etnici" o linguistici. Da rilevare che Zuma è personaggio "carismatico" e al contempo controverso. Da poco sono caduti i sedici "capi d’accusa" mossi nei suoi confronti per corruzione, frode, "racket" e "riciclaggio" di denaro. Un "iter processuale" durato otto lunghi anni, che non sono riusciti comunque ad offuscare la popolarità di Zuma, il quale è anche uscito indenne da un procedimento legale per "stupro". In questo delicato scenario, l’obiettivo che si prefiggono i partiti di "opposizione" – soprattutto il "Cope" – è impedire all’"Anc" di avere una maggioranza "schiacciante" dei due terzi, alfine di scongiurare la tentazione da parte di Zuma di emendare il "dettato costituzionale" a proprio uso e consumo. D’altronde, in tutte e tre le precedenti "consultazioni democratiche" – 1994, 1999 e 2004 – l’"Anc" ha sempre "stravinto", facendo lievitare al proprio interno una mentalità "clientelare" e "totalizzante", quasi vi fosse la presunzione di governare per sempre.
La "posta in gioco" è alta, se si considera che il Sudafrica è stato l’unico Paese del "Continente" invitato al recente
"G20" di Londra. Inoltre, grazie soprattutto a Mandela, ha saputo farsi interprete, almeno idealmente, delle istanze del cosiddetto "Rinascimento Africano", un percorso a cui la nuova "Presidenza" non potrà rinunciare facilmente, essendo in gioco la sua credibilità a livello "internazionale" e il progresso dell’intero "Continente".