Un aspetto troppo spesso "dimenticato"

RITAGLI    Fermare la fuga dei "cervelli" dall'Africa.    MISSIONE AMICIZIA
Anzi, farli rientrare con la "cooperazione"

Giulio Albanese
("Avvenire", 19/5/’09)

Mai come di questi tempi occorre essere capaci di formulare proposte circa il rapporto tra i "Paesi" meno sviluppati e quelli oltremodo avanzati nella "ricerca scientifica" e nelle "applicazioni tecnologiche". Lo scarto viene solitamente "stigmatizzato" in termini pungenti, quasi vi fosse una sorta di "monopolio" delle conoscenze umane da parte di alcune "civiltà" a scapito di altre, dimenticando però che il successo ha sempre avuto un prezzo. Nell'"epoca coloniale", come anche in quella più recente della "globalizzazione", esso si è spesso manifestato come la risultante di "sopraffazioni" da parte dei "più forti", per ragioni prevalentemente economiche, connesse al controllo delle "materie prime" o delle "fonti energetiche". A questo proposito, con l'intento dichiarato d'essere propositivi rispetto alle istanze del "villaggio globale", è utile riflettere sul ruolo innovativo che la "cooperazione" potrebbe rivestire, trattandosi di «un rapporto con il quale più soggetti si uniscono per assicurarsi il diritto di godere dei "servizi" prodotti dall'accordo tra essi stipulato». Questa definizione, rintracciabile in qualsiasi "dizionario della lingua italiana", implica un requisito imprescindibile che indica il superamento delle tradizionali logiche "assistenziali". Si tratta della parità di rapporto per cui, tra i vari soggetti coinvolti, vi debbono essere interessi comuni o "interdipendenti", all'insegna della "reciprocità", in quanto scambio tra le parti. Parlando ad esempio dell'Africa, viene quasi istintivo immaginare la "progettualità" in termini univoci, quasi dovesse essere tutta rivolta sul campo, "in terra di missione", laddove il moltiplicarsi delle "emergenze umanitarie" è sintomatico del malessere d'intere popolazioni. Eppure, questa visione non solo è "riduttiva", ma mortifica l'immagine di un "Continente" che, attraverso la "società civile", vorrebbe decisamente voltare pagina. Che dire, ad esempio, della "diaspora" africana nella "Vecchia Europa"? Si tratta di una straordinaria risorsa di intelligenza – costituita da "intellettuali", "professionisti" e studenti "universitari" – che potrebbe essere proficuamente messa a disposizione per il progresso dell'intero "Continente" e del mondo, anche in termini di risorse finanziarie e di trasformazione del "capitale cognitivo" in "capitale economico". Gli "immigrati" che oggi fanno notizia, lo sappiamo bene, sono quelli degli "sbarchi", gli "irregolari" che sembrano "invadere" lo "Stivale". Quello dell'"immigrazione" è invece un fenomeno molto più sfaccettato e "poliedrico", come dimostrano peraltro ricerche e rapporti di "Caritas"/"Migrantes". Ma per invertire allora la "fuga" di personale qualificato – conosciuta anche con il nome di "brain drain" – attraverso l'"emigrazione" da un "Paese" meno sviluppato verso quelli più ricchi, potrebbe davvero essere strategico il ruolo delle politiche di "cooperazione allo sviluppo" dei "Paesi" più industrializzati. Siamo avvezzi ai "laconici" appelli, lanciati con scadenze "stagionali", tre, quattro volte l'anno, per scongiurare le "carestie" di sempre: dal "Sahel" al "Corno d'Africa", o ancor più a "meridione", nella regione "australe" del "Continente". Gli aiuti di "emergenza" dovrebbero, in primo luogo, contribuire a liberare le popolazioni dalla loro dipendenza, premunendole da future "penurie alimentari" e altre "pandemie". E per queste che sarebbe auspicabile una maggiore valorizzazione del "ceto intellettuale" africano, nella consapevolezza che "Nord" e "Sud" del mondo hanno un destino comune. Tutto questo, ovviamente, ha un costo. Sostenendo politicamente il "ritorno" dei "cervelli", si creerebbero però le condizioni per il finanziamento di "progetti" la cui direzione verrebbe affidata a elementi giovani e di spicco della "diaspora" africana. Una proposta questa che, a pensarci bene, potrebbe indurre nel nostro "Paese" "maggioranza" e "opposizione" ad andare oltre la solita "diatriba parlamentare" sul "pacchetto sicurezza".