Tutti gli "indici economici" in pauroso ribasso

RITAGLI     La "crisi" piega l’Africa.     MISSIONE AMICIZIA
Il mondo non stia a guardare

Necessario un intervento della "comunità internazionale",
a partire già dal prossimo "G8".

Giulio Albanese
("Avvenire", 10/6/’09)

Essere "profeti di sventura" non fa piacere a nessuno, ma l’Africa rischia davvero di sprofondare nel baratro della miseria. Basta leggere attentamente le dichiarazioni rilasciate Sabato scorso da Louis Kasekende, capo "economista" della "Banca Africana di Sviluppo" ("Adb"), per rendersi conto della gravità della situazione in cui versa il Continente. Interpellato a margine del "Forum Economico Internazionale" sull’"Africa 2009", Kasekende non ha esitato a confessare la sua paura più grande, e cioè che «il reddito "pro-capite" in Africa risulti più basso della crescita demografica, cosa che farebbe nuovamente precipitare la gente in condizioni di penosa indigenza». D’altronde le previsioni dell’"Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico" ("Ocse") non sembrano affatto dargli torto, pronosticando per il 2009 un «brutale rallentamento» della crescita del Continente, con un tasso del "Prodotto Interno Lordo" ("Pil") che dovrebbe attestarsi attorno al 2,8%, contro il +5,7% registrato nel 2008. Il "Fondo Monetario Internazionale" ("Fmi") ha un quadro della situazione ancora più fosco, se si considera che in una proiezione pubblicata lo scorso 22 Aprile aveva già sottolineato come l’area dell’"Africa Sub-Sahariana" registrerà un "Pil" in salita di non oltre l’1,8%.
Sta di fatto che Paesi come il
Kenya e lo Zambia sono stati costretti a farsi concedere prestiti d’emergenza dal "Fmi" a causa dei problemi legati alle riserve in valuta estera. Il messaggio che la "Banca Africana di Sviluppo" ha lanciato è chiaro: i Paesi ricchi devono «mantenere i loro impegni» in termini di aiuto allo sviluppo perché la recessione mondiale sta davvero mettendo in ginocchio l’Africa. Stando ad un rapporto congiunto pubblicato lo scorso Maggio dall’"Ocse" e dall’"Adb" anche l’economia "angolana", che in questi anni era cresciuta grazie al fiorente "business" del petrolio, nel 2009 dovrebbe registrare una contrazione del 7,2% del "Pil". Per non parlare del Sudafrica che dovrà misurarsi con la recessione, causata soprattutto dal crollo delle esportazioni di minerali e dal "congelamento" degli investimenti.
Ma per comprendere meglio la portata della "crisi", basti pensare che secondo gli indicatori della "Banca Mondiale" il "Pil" dell’"Africa Sub-Sahariana" nel 2007 ammontava complessivamente a 761 miliardi di dollari "Usa", mentre nello stesso anno quello dell’Italia era molto vicino ai due "trilioni". In sostanza, se il divario tra ricchi e poveri era già così pronunciato due anni fa, oggi la recessione globale sta letteralmente "polverizzando" quei pochi miglioramenti che erano arrivati, negli ultimi anni, ad alleviare le sofferenze di molti Paesi, provocando un sensibile aumento della povertà. E come se non bastasse, c’è da osservare che, già nel 2007, l’"Ocse" aveva rilevato che i Paesi ricchi, ovvero i maggiori donatori al mondo, stavano riducendo l’ammontare dei loro aiuti destinati al "Sud" del mondo. Nel caso dell’"Africa Sub-Sahariana", esclusa la cancellazione del debito, questa quota era sì rimasta stabile, nonostante però l’impegno assunto in sede internazionale dai Paesi del
"G8" e diretto al raddoppiamento degli aiuti al Continente entro il 2010.
A questo punto, considerando che il fenomeno dei "tagli" si è acuito considerevolmente negli ultimi dieci mesi, la "comunità internazionale" non può stare alla finestra, soprattutto tenendo presente che sono africane le principali "crisi umanitarie" del pianeta, quelle del
Darfur e della Somalia. È auspicabile un deciso intervento a sostegno del "Continente Africano" anche da parte del prossimo vertice del "G8", il primo al quale prenderà parte Barack Obama. Sarebbe il segno della presa d’atto della necessità di un sistema globale di relazioni e di "interdipendenze" reciproche ormai non più procrastinabile.