Il "G8" come occasione attesa dalla storia

RITAGLI     Il sistema delle relazioni     MISSIONE AMICIZIA
convertito al "bene comune"

Giulio Albanese
("Avvenire", 7/7/’09)

Forse è giunto il momento di concludere un "trattato di pace" con il nostro pianeta e i suoi abitanti. In apparenza potrebbe sembrare una locuzione "utopistica" all’eccesso, eppure è quanto si evince da un’attenta lettura dei numerosissimi "appelli" lanciati in questi giorni ai "Grandi della Terra" dalla società civile e da menti illuminate, il Papa in "primis". E se l’odierna, "balorda", egoistica ricerca del profitto a tutti i costi, colpevole di tante disgrazie tra le masse impoverite, non si convertisse in un progetto compatibile con il rispetto dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, e all’"ecosistema" nel suo complesso, l’alternativa sarebbe la perdita progressiva, per certi versi già drammaticamente in atto, della vita stessa. Non v’è dubbio allora che occorre decisamente passare dalle parole ai fatti, imprimendo alla politica un approccio "olistico", con un orizzonte aperto a tutto campo. Non foss’altro perché i grandi "accumuli" di questioni irrisolte – dalla "sicurezza alimentare", alla riforma dell’"economia mondiale"; dalla messa a punto di strumenti nuovi per il finanziamento degli aiuti, allo sblocco del "negoziato sul commercio" di Doha; dalla riduzione delle emissioni di "Gas Serra", al protagonismo politico dei "Paesi in Via di Sviluppo" ("Pvs") nello scacchiere della "geo-politica" mondiale – ci obbligano a vivere un passaggio nodale della nostra complessa vicenda umana. Ai criteri di appartenenza esasperati dalle gelosie "identitarie" di questa o quella nazione, si affianca la richiesta di "aggregazioni planetarie" per cui le scelte andrebbero davvero condivise. Coloro che siedono oggi nella cosiddetta "stanza dei bottoni", tanto preoccupati per gli effetti della "recessione", dovrebbero comprendere che il sistema globale delle relazioni sociali, politiche ed economiche ha estremo bisogno di redenzione attraverso l’affermazione del "bene comune". Basti pensare alla crescente divaricazione nel "modus vivendi" tra coloro che dispongono di patrimoni smisurati e i popoli "diseredati" del "Sud del Mondo". Un fenomeno acuitosi con l’accrescimento costante, in flagrante violazione delle "leggi naturali", di uno e uno solo degli indicatori economici possibili, il "Prodotto Interno Lordo" ("Pil"). Mentre invece il buon senso dice che la ricchezza prodotta dai sistemi "economico/industriali" non dovrebbe consistere soltanto in beni e servizi, essendoci anche altre forme di ricchezza sociale, come la salute degli "ecosistemi", la qualità della giustizia, le buone relazioni tra i componenti di una società e più società tra loro, il grado di uguaglianza, il carattere "democratico" delle istituzioni, e così via. Ma proprio in questo costante fluire della storia, proprio perché i trionfi della scienza e della tecnica hanno innescato mutamenti che sembrano schizzare alla velocità della luce investendo ogni aspetto della nostra vita, occorre riappropriarsi, nei limiti concessi dalla "Provvidenza", del proprio destino comune. È questa la responsabilità che ricade non solo sui Paesi membri del "G8", ma anche su certe economie sempre più avanzate come quella "cinese". Alle promesse tradite del passato – quelle proclamate con enfasi al termine di ogni "vertice" dei "Grandi" per essere poi disattese – occorre passare ad una fase attuativa facendo valere il principio secondo cui tutto ciò che è possibile fare per sé stessi non coincide necessariamente con le esigenze degli altri. E siccome all’Aquila in questi giorni si ripresenterà il confronto tra gli interessi di parte delle "Potenze" avanzate e quelli dei popoli che si misurano quotidianamente con avversità d’ogni genere, noi vorremmo che le scelte questa volta fossero davvero ispirate al sacrosanto rispetto degli "Obiettivi di Sviluppo del Millennio" sanciti solennemente nell’anno 2000. Sovviene allora quasi istintivamente alla fine del nostro ragionamento il celebre "diagramma" di John Kenneth Galbraith: «I ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri». Sì, quasi vi fosse nella "Storia" una sorta di "cinica" ingiustizia da iscrivere nell’ordine dei "fenomeni naturali". Se così fosse, il fallimento sarebbe dichiaratamente contro il "Vangelo".