Contro i "radicalismi" l’impegno dell’"Unione Africana"

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Ma servono "fermezza" e "politica"

Giulio Albanese
("Avvenire", 18/7/’09)

In questi anni, la Somalia è stata per la "diplomazia internazionale" la metafora del "fallimento". Eppure, nonostante la persistente insicurezza, la sensazione è che qualcosa di nuovo possa innescare cambiamenti in un Paese devastato da 18 anni di "guerra civile". Tra Sabato e Domenica scorsi, le truppe fedeli al Governo di "transizione" hanno infatti inferto significative sconfitte alle agguerritissime formazioni "jihadiste" degli "Al-Shabaab" e dei loro "alleati".
Considerando che fino a quel momento le forze "lealiste" avevano il controllo di pochissimi scampoli di territorio all’interno della capitale, la notizia della "controffensiva" governativa ha destato un certa sorpresa. Si è poi venuto a sapere che la vittoria era stata resa possibile dalla scesa in campo dell’
"Amisom" (circa 4.300 soldati), la forza di pace "panafricana" dispiegata in Somalia. Per la prima volta da quando sono divenute operative, le "truppe d’interposizione" sono intervenute in funzione offensiva a fianco dei "governativi". Tutto questo è avvenuto a poche ore dal "Discorso" di Barack Obama in Ghana, nel quale il Presidente statunitense aveva tra l’altro detto che il "terrorismo" in Somalia è un problema internazionale, che richiede una risposta "globale". A detta di alcuni osservatori diplomatici e di "intelligence", appare evidente il fattore "causa-effetto", soprattutto visto il nuovo approccio dell’"Amisom", finora bloccato da regole d’ingaggio che imponevano solo manovre "difensive".
Certo, restano dubbi sull’effettivo impatto della "controffensiva" contro i "ribelli", ma certamente il dato politico è evidente, non foss’altro perché le truppe di "peace-keeping" sono presenti in Somalia sotto l’egida dell’
"Unione Africana". Se da una parte è vero che le istituzioni "federali" non hanno alcuna autonomia e dipendono totalmente dall’esterno – a Mogadiscio dall’"Amisom", a Belet Weyne, più a "Nord-Ovest", dalla vicinanza delle "forze etiopiche" – dall’altra è bene che l’"Unione Africana" prenda maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità. Nel frattempo, Martedì scorso, due "agenti segreti" francesi, che collaboravano con il Governo somalo, sono stati sequestrati da un gruppo "estremista" denominato "Hizbul Islam" a Mogadiscio e sarebbero ora nelle mani degli "Al-Shabaab". In questo caso, pare che la loro liberazione non dipenderà tanto dal pagamento di un "riscatto", ma da quello che i due "007" francesi rappresentano politicamente. Gli "estremisti" infatti potrebbero ucciderli, oppure giocare la partita a proprio vantaggio per appoggiare le "rivendicazioni" politiche, tra cui il preteso ritiro delle truppe dell’"Amisom". Lo scenario, dunque, è confuso, ma forse mai come oggi, con l’appoggio politico della "Casa Bianca", l’"Unione Africana" può tornare a far sentire la propria voce. Non attraverso l’opzione "militare", che sortirebbe, come già troppe volte accaduto in passato, l’effetto di radicalizzare il "conflitto" prolungando le sofferenze dei "civili".
Tutti sanno che il punto di criticità maggiore è legato al coinvolgimento diretto dell’
Eritrea che appoggia apertamente le "opposizioni" somale contribuendo al loro armamento.
All’"Unione Africana", con l’appoggio della "comunità internazionale", il compito dunque di premere in ogni sede sul Governo di Asmara, in modo risoluto e, se necessario, mettendo in discussione strategie e giochi "geo-politici" consolidati; anche con quei Paesi dell’area "mediorientale" al cui interno si trovano movimenti "fondamentalisti" che inviano armi e munizioni in Somalia. E poi, è vero che nell’ambito dell’"opposizione armata" permangono legami con il "terrorismo internazionale", ma sono riscontrabili anche posizioni più "pragmatiche", con una prevalente visione "nazionalistica".
Queste ultime dovrebbero essere maggiormente ascoltate e indotte al confronto, prima che scompaiano del tutto, pena il perdurare del "conflitto" e il crescente rafforzamento delle tendenze "oltranziste".