A due mesi dal
voto,
la "mediazione" portata avanti dall’ex segretario "Onu"
Kofi Annan
ha raggiunto ieri il suo obiettivo:
i partiti del presidente Kibaki e del suo rivale Odinga
si uniranno in un esecutivo di "coalizione".
Al "leader" dell’opposizione verrà assegnata dal
"Parlamento"
la carica di "Primo Ministro".
Kenya, firmata l’intesa per
il governo di unità
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Il documento
siglato sottolinea la necessità per le parti
di «costruire un clima di stima e fiducia reciproca».
Il Capo dello Stato:
«Sono più i "nodi" che uniscono rispetto a quelli che ci dividono».
Paolo
M. Alfieri
("Avvenire",
29/2/’08)
Alla fine ha avuto ragione lui.
Era arrivato un mese e mezzo fa in Kenya
convinto che un accordo fosse possibile, che le violenze potessero e dovessero
essere fermate, che la pace fosse un bene ancor più prezioso in un Paese
simbolo di una nuova stabilità africana. Quando le trattative ormai sembravano
in fase di "stallo", quando ormai pochi "analisti" gli
assegnavano una "chance" di vittoria, Kofi
Annan ieri ha
raggiunto il suo obiettivo.
C’è una stretta di mano, ci sono sorrisi e parole finalmente di pace in una Nairobi
che due mesi fa era precipitata nel "baratro". Mwai Kibaki e Raila
Odinga, il presidente e il suo più "acerrimo" rivale, i simboli che
"kikuyo" e "luo" hanno innalzato a "bandiera"
delle mai sopite rivalità etniche, hanno siglato un documento che pone
formalmente fine al periodo più "infuocato" della storia recente di
questo Paese.
Odinga ha ottenuto il "risarcimento" minimo che credeva gli fosse
dovuto dopo lo «scippo elettorale» del 27 dicembre. Sarà lui,
"leader" del principale partito di opposizione, il "premier"
che finora il Kenya non aveva per "dettato costituzionale". A Odinga e
a Kibaki, insieme, toccherà il compito tutt’altro che semplice di
riconciliare gli animi, di convincere i keniani a tornare a considerare il
proprio vicino di casa come un fratello, non più il nemico da abbattere a colpi
di "machete" come è stato nel periodo culmine delle violenze.
Ci sono voluti oltre 1.500 morti e più di 300mila sfollati, oltre alla
pressione della "comunità internazionale", per porre fine allo
"scempio". Ci sono voluti gli applausi "scroscianti" che
hanno accompagnato la stretta di mano dei due "leader" per far capire
una volta di più quanto il Kenya abbia atteso questo giorno. «Abbiamo aperto
un nuovo capitolo della nostra storia, passando dall’era dello scontro all’inizio
della collaborazione», ha sottolineato Odinga nel chiedere ai keniani di
«amarsi l’un l’altro», di distruggere quel «mostro chiamato "etnicità"».
Ha iniziato lui per primo, rivolgendosi per la prima volta dal voto verso Kibaki
chiamandolo «presidente». E il presidente ha risposto da par suo, assicurando
che «sono di più i "nodi" che ci uniscono rispetto a quelli che ci
dividono: in Kenya c’è spazio per tutti». Parole che potevano apparire
perfino scontate fino a qualche mese fa, in un Paese considerato
"emblema" della rinascita del "continente nero", e salito
poi invece sulle "barricate" a colpi di sospetti e accuse reciproche.
«L’accordo siglato è necessario per la sopravvivenza del Kenya e per il
benessere del suo popolo», ha "chiosato" Annan nel ringraziare quanti
hanno raggiunto «una posizione comune tenendo sempre in vista il futuro del
Paese».
Soddisfatta Washington (che parla di «passo in avanti»), soddisfatta Londra
(che si è detta pronta a organizzare una "conferenza" di donatori
internazionali), la parola ora passa al "Parlamento" keniano, chiamato a
"ratificare" questa prima, cruciale tappa del percorso di
riconciliazione nazionale. Ad affiancare Odinga, che coordinerà l’attività
di governo, saranno due "vice", assegnati ai due principali partiti
del nuovo governo di "coalizione", formato appunto dall’"Odm"
dello stesso Odinga e dal gruppo di Kibaki. L’accordo, specifica il testo
siglato, non ha come obiettivo quello di «ricompensare "attori"
politici individuali», ma di «promuovere gli interessi della nazione», in
modo da «costruire un clima di stima e fiducia reciproca». Nero su bianco, il
Kenya cerca la forza per ripartire da queste brevi, ma decisive,
"premesse".