INDIA, LA FEDE NEGATA

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«Attaccati i valori universali della "fratellanza"»

Dopo tre anni passati a Roma,
il sacerdote è pronto a rientrare nella sua Diocesi di Shimoga, nel Karnataka.
«Non possiamo farci "scoraggiare", ma gli altri Paesi devono sostenerci».

Una giovane Suora indiana prega per i cristiani perseguitati...

Anziani dell'India, anche loro vittime degli scontri religiosi!

Paolo M. Alfieri
("Avvenire", 14/10/’08)

«La "comunità internazionale" deve intervenire facendo pressioni contro le violenze "anti-cristiane" in India. Il punto, infatti, è che questi soprusi non sono solo un attacco a quelle comunità, ma anche contro valori universali quali la "libertà di culto", l’uguaglianza tra i popoli, la difesa dei "diritti umani"». Ne è convinto Don Alwyn Serrao, sacerdote indiano che per tre anni ha vissuto a Roma, dove ha conseguito un "dottorato" in "diritto canonico". Da Giugno fino ad oggi è stato collaboratore parrocchiale nella Chiesa di San Leone Magno, a Milano. Il 20 Ottobre Don Alwyn rientrerà nella Diocesi di Shimoga, nel Karnataka, uno dei sei Stati dove è stata più dura la persecuzione contro i cristiani.

Perché ha preso la decisione di tornare a Shimoga?

Perché credo sia importante tornare a lavorare per la nostra gente, soprattutto in un periodo buio come questo. Certo, non nascondo un po’ di paura e preoccupazione, considerate le notizie che ci arrivano, ma non posso farmi scoraggiare.

Com’è attualmente la situazione nella sua Diocesi indiana?

Ho parlato con il mio Vescovo, il quale mi ha riferito di una grande tensione. Pochi giorni fa un gruppo di "estremisti" ha assaltato le nostre scuole, distrutto i crocifissi, dato alle fiamme le "vesti" sacerdotali. Ma bisogna comunque andare avanti. Il Governo centrale è di fatto impossibilitato a intervenire, visto che in diversi Stati sono al potere gruppi indù e quindi il raggio d’azione di New Delhi è limitato. E il Governo locale sostiene che gli attacchi non sono contro i cristiani, ma contro le "conversioni" forzate: ma sono false accuse.

Qual è la risposta della comunità cristiana a queste persecuzioni?

I Vescovi hanno chiesto giustizia per le violenze. Due settimane fa c’è stato un grande "raduno" ed è stata organizzata una "giornata di preghiera" contro le violenze. La nostra risposta consiste soprattutto nella preghiera e nel perdono, ma naturalmente c’è la preoccupazione che ciò non riesca a bastare. Per questo la "comunità internazionale" deve muoversi, riconoscendo gli attacchi ai cristiani in India come un attacco ai valori universali che ho citato prima.

Perché secondo lei sono scoppiate queste violenze?

Il fatto è che noi cristiani siamo molto vicini alla popolazione più povera, ai "fuori casta". Li sosteniamo, e questo dà fastidio a coloro che invece vogliono mantenere i privilegi del sistema attuale. Gestiamo scuole, Ospedali, orfanotrofi, e non solo per i cristiani, naturalmente. Le dirò che anzi solo nella mia Diocesi, dei 10mila alunni che frequentano le nostre scuole, solo un’ottantina sono cristiani: moltissimi sono invece gli induisti. Insomma, gli indù «approfittano» dei nostri servizi, ma poi gli "estremisti" con un pretesto qualsiasi, in questo caso quello delle "conversioni", vengono ad attaccarci. Se fossero vere le accuse di "conversioni" forzate a quest’ora noi cristiani saremmo maggioranza, mentre negli ultimi anni la nostra presenza è addirittura diminuita. I cattolici, attualmente, rappresentano appena l’1,5% della popolazione indiana, gli induisti sono l’82%.

Anche in passato avete avuto problemi con gli "estremisti"?

Sì, anche in passato, ad esempio, diversi sacerdoti sono stati uccisi o "malmenati". Nove anni fa ho lavorato come "vice-parroco" in una zona abitata anche da "fanatici" indù e islamici. Sei famiglie induiste volevano sentir parlare di Gesù e del "Vangelo", e io mi recavo da loro. Dopo un mese, i "fanatici" hanno telefonato al "parroco" per dire che, se mi avessero visto un’altra volta con quelle famiglie, mi avrebbero fatto del male. Io ho continuato con quella "missione" senza aver paura, e non mi hanno fatto niente. Dopo di me, però, è stato un altro sacerdote diocesano a proseguire quella "missione": dopo due settimane i "fanatici" lo hanno picchiato e gli hanno vietato di entrare in quella zona. Insomma, è un problema vecchio, ma ora finalmente se ne parla.