INTERVISTA

Silvio Tessari, esperto della regione:
«Stiamo assistendo direttamente ottomila persone,
la sicurezza è un’emergenza assoluta.
Buon coordinamento con le altre agenzie».

PRECEDENTE    La "Caritas": ogni aiuto una goccia nel mare    SEGUENTE

Paolo M. Alfieri
("Avvenire", 22/11/’07)

«È chiaro che quello che riusciamo a fare è soltanto una parte minima rispetto alle enormi difficoltà che stanno vivendo quotidianamente gli sfollati. E però, questo va sottolineato, ogni piccolo intervento è utile e necessario per alleviare le sofferenze di una popolazione come quella somala, ormai ridotta allo stremo, in condizioni quasi disperate dopo anni e anni di tragedie». Con queste poche parole Silvio Tessari, rappresentante di "Caritas italiana" esperto del contesto somalo, riassume ad "Avvenire" il senso profondo dell’impegno assunto dall’organizzazione cattolica nel Corno d’Africa.

Quali interventi ha avviato la "Caritas" in Somalia?

Negli ultimi giorni, in particolare ad Afgooye, meta di arrivo di quasi metà dei nuovi profughi provenienti dalla capitale Mogadiscio, abbiamo cominciato attività di sostegno per 1.080 famiglie, per un totale di circa 7-8mila persone. Tramite una decina di operatori e con l’aiuto logistico di associazioni locali, stiamo provvedendo soprattutto al trasporto e alla distribuzione di cibo, acqua e tende. Queste ultime sono molto utili per proteggere gli sfollati dalle intemperie, ma purtroppo ancora in moltissimi sono costretti a dormire all’"addiaccio".

Quali sono le maggiori difficoltà che vi trovate a fronteggiare?

Da una parte, ci sono problemi logistici, soprattutto dovuti alla scarsa percorribilità delle strade e delle zone in cui sono accampati i profughi. Dall’altra, c’è tutta la questione legata alla sicurezza, che peggiora di giorno in giorno e che non si è certo giovata della strategia del "pugno di ferro" attuata dal governo nel tentativo di sconfiggere la guerriglia islamica. Da questo punto di vista lo scenario è davvero catastrofico: la crisi attuale sta lacerando l’intera Somalia, le violenze sono all’ordine del giorno in tutto il Paese.

C’è collaborazione tra le organizzazioni impegnate nei soccorsi agli sfollati?

Assolutamente sì. Oltre che con le associazioni locali, "Caritas" agisce in stretto coordinamento con le organizzazioni internazionali, e soprattutto con l’"Unicef", con l’"Alto Commissariato delle Nazioni Unite" per i rifugiati e con l’"Organizzazione mondiale della sanità", che fornisce buona parte dei medicinali che distribuiamo.

Oltre che ad Afgooye, dove opera la "Caritas"?

Siamo presenti ormai da diverso tempo a Baidoa, città che si trova a oltre duecento chilometri da Mogadiscio e che è anche sede del "Parlamento". Qui gestiamo un dispensario medico che già in periodi "normali" è un punto di riferimento importante per centinaia di persone. Nelle ultime settimane, poi, a mano a mano che nella capitale è salita la tensione, al dispensario hanno cominciato a rivolgersi anche coloro che, fuggiti da Mogadiscio, sono riusciti a raggiungere Baidoa, dove la situazione della sicurezza è sicuramente meno drammatica.