EMERGENZA AFRICANA

PRECEDENTE    Oltre 160 le vittime in Ciad.    SEGUENTE
I ribelli minacciano Parigi

Il presidente Déby: «La situazione è sotto controllo».
Ma i miliziani ribadiscono: «La ritirata è solo temporanea.
La Francia non intervenga o perderà la faccia».
Più di 50mila i profughi fuggiti in Camerun.

Paolo M. Alfieri
("Avvenire", 7/2/’08)

Mentre migliaia di persone continuano a fuggire verso le frontiere con il Camerun, e con un primo parziale bilancio delle violenze che parla di almeno 160 morti nei combattimenti dei giorni scorsi tra ribelli ed esercito, il presidente del Ciad Idriss Déby ha sottolineato ieri che il governo ha il «controllo totale della situazione, non solo nella capitale ma nell’intero Paese». Déby, alla prima apparizione pubblica dopo il tentativo di "Colpo di Stato" attuato da tre gruppi ribelli, ha precisato che i complici locali dei miliziani sono stati catturati, anche se alcuni sono fuggiti, altri si trovano ancora con «i mercenari».
Dopo aver precisato che l’ex "madrepatria" francese non è stata direttamente coinvolta nell’intervento contro i ribelli, il "leader" ciadiano è tornato ad accusare il suo "arcinemico", il presidente sudanese Omar Hassan el-Bashir, di aver appoggiato il tentativo di "golpe". «Invece di lanciarsi in avventure che minacciano la stabilità della regione – ha detto Déby – el-Bashir farebbe meglio ad usare i suoi proventi petroliferi per risolvere la crisi del
Darfur».
I ribelli hanno iniziato la loro avanzata verso la capitale
N’Djamena partendo dal Sudan, Paese che, insieme alla Libia, secondo il "premier" ciadiano Delwa Kassirè Coumakoye, ha anche contribuito ad armare i miliziani. Proprio il "leader" libico Muammar Gheddafi ed il congolese Denis Sassou Nguesso sono stati nominati "mediatori" della crisi ciadiana dall’"Unione Africana", tanto che a N’Djamena è giunta martedì una delegazione libica. «Non tratteremo con queste persone», ha però già fatto sapere Coumakoye.
In Ciad è intanto arrivato ieri il Ministro della Difesa francese, Hervè Morin, che ha incontrato una rappresentanza di militari di Parigi stanziati nell’ex colonia e ha ribadito il supporto a Déby. Nelle stesse ore è giunta contro la
Francia l’ennesima minaccia dei ribelli, che peraltro continuano a sostenere la teoria della temporanea «ritirata strategica» in vista di un nuovo assalto. «Mettiamo in guardia la Francia dall’intervenire direttamente – ha detto un portavoce dei miliziani – perché le cose potrebbero degenerare di molto. In Ciad Parigi rischia di perdere la faccia e di mettere in pericolo tutti i francesi che si trovano in Africa».
Mentre continuano dunque le "schermaglie" a distanza, la "Croce Rossa" ha stimato in almeno 160 il numero delle vittime degli scontri. Le operazioni di raccolta dei cadaveri, che per giorni sono rimasti sulle strade coperti solo da qualche telo, sono andate avanti per tutta la giornata di ieri. Il numero dei feriti supera le mille unità, mentre fonti camerunesi parlano ormai di 50mila profughi. «Vi sono 5mila rifugiati ciadiani nella parrocchia cattolica di Kousseri, nella diocesi di Yagoua, in Camerun», ha riferito all’agenzia "Fides" Suor Lucia, che opera nella missione di Mora. Già mobilitata a favore degli sfollati la "Caritas" locale.
Papa Benedetto XVI ha fatto pervenire una donazione attraverso il "Pontificio Consiglio Cor Unum".