DISCERNIMENTO CULTURALE
ESPLORATORILuigi
Alici
("Avvenire", 13/12/’06)
Con il suo messaggio per
la Giornata
mondiale della Pace,
papa Benedetto
ci offre un prezioso contributo di discernimento culturale, che esplicita
ulteriormente il disegno coerente del suo magistero. Il testo inserisce la
tradizionale riflessione sulla pace all’interno di una questione più ampia:
perché oggi si stenta ad armonizzare i due valori della pace e della vita, fino
al punto da ricavarne diritti e doveri, orizzonti di senso, progetti sociali del
tutto eterogenei, se non addirittura alternativi? Perché chi invoca etiche
severamente normative nella tutela della giustizia sociale e della pacifica
convivenza tra i popoli è poi disposto a declassare nell’ambito di un
insindacabile soggettivismo etico tutte le scelte che incidono sul valore della
vita? E perché, all’opposto, chi denuncia inflessibilmente gli attentati alla
vita non mette la stessa determinazione nel denunciare gli attentati alla pace?
Il messaggio del Papa va al cuore di questo dilemma. E lo fa articolando un
percorso molto interessante, attestato dalla duplice destinazione del Messaggio,
che si apre con un augurio di pace, rivolto ai governanti, a tutti gli uomini e
le donne di buona volontà, a chi è minacciato dalla violenza e in particolare
ai bambini, e si chiude con un "pressante appello al Popolo di Dio",
chiamando ogni credente "alla promozione di un vero umanesimo
integrale". Un presupposto di fondo rende possibile questa doppia
articolazione dell’alfabeto della pace, già enunciato con forza a Colonia:
"Creazione e redenzione vanno insieme". Alla luce di questa chiave di
lettura è possibile ricondurre la pace e la vita alla loro radice originaria:
la dignità di persona, propria di ogni creatura umana, immagine di Dio. Siamo
al cuore della "questione antropologica".
Nello strato originario della nostra comune umanità è come custodita una
irriducibile cifra trascendente, che parla nello stesso tempo il linguaggio
gratuito del dono e quello responsabile del compito. C’è come una
"grammatica naturale" in cui viene razionalmente codificato il dono
trascendente della vita, che implica il rispetto della vita stessa e della
libertà religiosa, così come l’uguaglianza di natura di tutte le persone,
sorgente invisibile di quei diritti umani inalienabili, che la legislazione
internazionale e nazionale è chiamata pazientemente ad onorare e trascrivere.
Ogni concezione antropologica contaminata dal germe della violenza, dell’indifferenza
o del cedimento relativistico non potrà mai offrire un argine credibile alle
minacce contro la vita e la pace.
Non a caso, secondo il Papa, "anche la pace è insieme dono e
compito", grande base per il dialogo tra credenti e non credenti, e insieme
via per avvicinarsi al mistero più grande, che è il mistero di Dio. In questa
prospettiva l’ "ecologia della pace", che deve misurarsi con i gravi
problemi dei rifornimenti energetici, delle nuove forme di violenza e dello
smantellamento delle armi nucleari, chiama in causa una corrispondente
"ecologia umana" e persino "sociale", attestando la
necessità di stabilire "un chiaro confine tra ciò che è disponibile e
ciò che non lo è". Un confine in cui possono e debbono incontrarsi l’esercizio
critico della ragione umana e la coerenza esemplare della testimonianza
cristiana.