RIFLESSIONE

RITAGLI    Fare "Quaresima"    COMUNITÀ DI TAIZÉ
è avere "sete" di qualcosa di più

FRÉRE ALOIS*
("Avvenire", 22/3/’09)

Quando arrivavano queste settimane che precedono la Pasqua, Frère Roger amava ricordare che non erano tempo di "austerità" o di tristezza, né un periodo per coltivare il "senso di colpa", ma un momento per cantare la gioia del perdono.
Vedeva la
"Quaresima" come 40 giorni per prepararsi a riscoprire piccole "primavere" nelle nostre esistenze.
All’inizio del "Vangelo di Matteo", quando Giovanni Battista grida «Pentitevi!», intende dire: «Volgetevi verso Dio!». Sì, durante la "Quaresima" vorremmo volgerci verso Dio per accogliere il suo perdono.
Cristo ha vinto il male e il suo costante perdono ci permette di rinnovare una vita interiore.
Siamo invitati a una "conversione": non a volgerci verso noi stessi in un’"introspezione" o in un "perfezionamento" individuale, ma a cercare una "comunione" con Dio e anche con gli altri.
Volgerci verso Dio! È vero che, nel "mondo occidentale", per alcuni è diventato difficile credere in Dio. Vedono nella sua esistenza un "limite" alla propria libertà. Pensano di dover lottare da soli per costruire la propria vita.
Appare loro inconcepibile che Dio li accompagni. Un anno fa sono andato a trovare i nostri "fratelli" che da trent’anni vivono in
Corea. Nel corso del viaggio, con un altro "fratello", abbiamo avuto diversi incontri con i giovani dei "Paesi Asiatici". Mi ha colpito come in Asia la preghiera sembri un fatto naturale. Nelle varie religioni, le persone assumono spontaneamente nella preghiera un atteggiamento di rispetto, persino di "adorazione". Naturalmente in quelle società non ci sono meno tensioni o meno violenze che in Occidente. Ma forse è più accessibile un senso dell’"interiorità", un rispetto davanti al miracolo della vita, della "creazione", un’attenzione al mistero, a un "aldilà". Come rinnovare una "vita interiore" scoprendo e riscoprendo una relazione personale con Dio? In tutti noi c’è sete di un "infinito". Dio ci ha creati con questo desiderio di "assoluto". Lasciamo vivere in noi quest’aspirazione! Tra i canti di Taizé, ce n’è uno che può far scaturire quest’aspettativa. Le parole sono di un poeta spagnolo, Luis Rosales, ispirato da San Giovanni della Croce: «Di notte cammineremo e, per trovare la fonte, solo la sete ci illuminerà». Per alcuni la "Quaresima" è il tempo del digiuno. Non che l’"ascesi" abbia un valore di per sé, ma c’è in ciascuno un’attesa più profonda di quelle "superficiali", una "sete" più essenziale che può illuminare la nostra strada. Il "Vangelo" ci esorta alla padronanza dei desideri per giungere a limitarci, non per costrizione ma per scelta.
Questo richiamo risulta oggi di grande attualità, non solo sul piano personale ma nella vita delle società. La semplicità liberamente scelta consente di resistere alla corsa al "superfluo" e contribuisce alla lotta contro la povertà imposta ai più "diseredati".

* "Priore" di Taizé