Sr.
Marinei Pessanha Alves
( "Missionarie dell’Immacolata PIME" - Ottobre 2004 )
Ottobre missionario.
Dare per le missioni. Dare preghiera, dare tempo, dare interesse,
dare offerte in cose e soldi, dare perfino la vita.
Ma missione è anche ricevere.
Ecco una testimonianza da
Hong Kong: cosa si riceve dall'amare la missione?
Missione è un dare e un ricevere, come ogni relazione di amore. Si riceve molto dall'essere missionari. Io ci credo davvero, perché è la mia esperienza di quasi 15 anni di missione a Hong Kong.
Un primo grande dono accompagna la vocazione
missionaria. La passione per la missione, per ciò che è "più
lontano", mi spinge a uscire dal mio io, dal mio piccolo mondo, primo esodo
a cui mi sento chiamata e che poi consente tutti gli altri spogliamenti
necessari nel quotidiano della vita missionaria.
Un altro dono è questo: in un mondo che pone tanti interrogativi e provoca a
tanti cambiamenti, l'inserimento in una realtà così diversa, come la missione
a cui si è destinati, fortunatamente obbliga a cambiare il proprio modo di
pensare e di agire.
Un altro dono che ricevo è l'imparare a non fare del mio modo di vedere le cose
il criterio unico nel valutare tutti e tutto, ma piuttosto assumere un
atteggiamento di flessibilità, di apprezzamento delle differenze.
Un altro dono ancora è il rinunciare a voler essere protagonista della
missione, e invece accettare un ruolo secondario, di sorella più che di
maestra, di compagna di cammino, di ponte tra chiese, comunità, gruppi e
persone.
Un dono è anche l'imparare a relativizzare tante cose che possono essere
importanti e giuste, per concentrare tutte le energie nel lavoro di costruzione
del Regno. Un dono infine è l'apprendere gradualmente a vivere la passione
missionaria con umiltà, in un atteggiamento di profondo rispetto e servizio,
dando importanza alle relazioni personali, alla testimonianza e al dialogo di
vita.
Ma voglio essere ancora più concreta: giorno dopo giorno, cosa mi insegna e mi dona la missione?
Nel preparare incontri biblici e di catechesi
finisco per imparare tanto, più di quello che so e sono costretta a verificare
continuamente quello che già ho appreso. Nel coordinare gruppi, nel far parte
di commissioni, imparo a lavorare in équipe, ad assumere
responsabilità, a pianificare, a riflettere sul fare le cose insieme.
Imparo a lavorare con altre sorelle, a soffrire e rallegrarmi delle esperienze
altrui.
Il lavoro apostolico ha una componente molto forte di conversione e di mistero
pasquale, perché tante volte bisogna morire alle proprie idee e non è sempre
facile lavorare con altri agenti di pastorale (consorelle, sacerdoti e laici) e
il cammino della Chiesa locale non è detto che sia sempre quello che a noi
piacerebbe percorrere. Ho la possibilità di contagiare altri con il nostro
ideale missionario, aspetto che fa parte del nostro carisma nella Chiesa.
Il lavoro apostolico dà un tono diverso alla mia preghiera.
L'impegno con i più poveri mi dà occasioni preziose di farmi vicina ai più
lontani della società e di essere una provocazione per la comunità cristiana.
Quanto s'impara dalla fede semplice della gente e anche da quelli che non sono
ancora cristiani!
Certo, per essere libera di accogliere tutti questi doni devo tener fissi
gli occhi su Gesù ( Eb 12,2 ), cercare il Regno e la sua giustizia prima
di ogni altra cosa ( Mt 6,33 ), anzi, vendere tutto per comprare la perla
preziosa ( Mt 13,44 ).
Quando vivo la mia passione missionaria, uscendo da me stessa, e nella gioia
della scoperta del tesoro che è il Regno, sono capace di affrontare le sfide
della vita con ottimismo e perfino con un certo humour. Anche
questo è un dono, e non piccolo!