ITINERARI DELL'ANIMA

Dall’arcidiocesi di Trento un libro
che invita a valorizzare un enorme patrimonio di fede.

RITAGLI    Chiesette di montagna, «rifugi» dello Spirito    SEGUENTE

In un volume la fotografia e la storia di questi luoghi di culto e preghiera
distribuiti lungo le Dolomiti trentine.

La chiesetta di Fuciade, oltre il passo San Pellegrino.

Da Trento, Diego Andreatta
("Avvenire", 7/7/’06)

«Le chiesette alpine sono aperte a tutti, il vento vi circola liberamente. Sono un segno di cristianità, ma anche di ecumenismo della montagna». Franco de Battaglia, studioso delle Dolomiti, fotografa così il valore aggiunto delle piccole chiese di montagna, talvolta trascurate come relitto di una devozione abbandonata.
Rappresentano invece ancora oggi un presidio efficace, disseminato fra i pascoli alti o sotto le guglie dentate, per quella spiritualità della montagna che sente il bisogno di appoggiarsi a luoghi fondati sulla roccia. Non artificiosi o folcloristici, ma radicati nella storia, seminati dalla gente più semplice «perché la mano che ha lavorato e arrampicato possa distendersi nel segno sacro della preghiera, oppure per rendere sacra una natura ostile, perché aspra, o perché ferita dalla guerra».
È l'esito della ricognizione che la Pastorale del turismo e del tempo libero di Trento ha condotto nel corso dell'anno fra le infinite chiesette delle Dolomiti trentine coinvolgendo gli alpini delle sezioni locali, i "rifugisti" della Sat, archivisti, fotoamatori e testimoni locali. Una ricerca inedita, appassionante, spesso un recupero dall'oblìo.
Dal Pordoi all'Adamello, dal Rolle al Vioz ne sono spuntate addirittura 170 con le loro campanelle e i tetti spioventi, ora finalmente censite per dedicazione, tipologia e percorso. Appaiono accomunate quasi tutte dal fatto di essere sorte «al di là e al di fuori dagli schemi ufficiali», pur differenziandosi per le tante motivazioni, spesso pragmatiche, prima ancora che liturgiche: onorare un santo caro alla famiglia committente, ricordare i caduti in guerra, lasciare un segno dopo un incidente in montagna, assicurare il servizio religioso a pastori e falciatori. Oppure offrire al vicino rifugio un angolo di contemplazione, come vollero nel 1928 gli alpini al «Contrin», sotto la maestosa parete sud della Marmolada, o per raccogliere gli universitari cattolici in campeggio estivo alla Baita «Juventus» in val San Nicolò, dove il tetto a piramide ricopia il profilo del vicino col Ombert.
«Le chiesette alpine nascono dal bisogno di portare il sacro dentro la fatica e la violenza. Non hanno nulla della chiesa trionfante delle cattedrali - nota ancora de Battaglia - esprimono piuttosto una richiesta di aiuto, di soccorso»: per le famiglie dei contadini rimaste nel fondovalle, per i lontani prigionieri di russi (la chiesetta del Carè Alto), per l'ex voto del paese di Soraga salvato miracolosamente da un rastrellamento nazista nel 1944 (la chiesetta di Fuciade, oltre il passo San Pellegrino).
«Un vero tesoro di famiglia». Vengono qualificate così nel volume fresco di stampa «Chiesette alpine nel Trentino» (Editrice Vita Trentina, tel: 0461-272666), ma questo patrimonio, spesso sottostimato o riferito a cartoline d'altri tempi, appartiene anche a tante parrocchie di montagna, sfidate da una rinnovata funzione pastorale delle chiesette alpine. A proposito don Giuseppe Grosselli, il delegato che ha curato la ricerca assieme alla studiosa Roberta Giampiccolo, osserva: «Dopo aver rilevato quante e dove sono, è importante ridare calore umano e religioso a queste realtà che ci sono state consegnate dal passato come qualcosa di prezioso. I tempi sono maturi, secondo noi, per assicurare nelle chiesette, il ministero di chi sa organizzare una preghiera o una liturgia anche senza sacerdote. La vicina Austria lo fa da tempo».
Ma non c'è il rischio di creare isolette ecclesiali d'alta quota? «È importante - osserva Grosselli - il coinvolgimento e la supervisione del parroco del luogo, utile fra l'altro anche per la manutenzione e l'uso nobile di questo bene culturale. Il parroco di Madonna di Campiglio, ad esempio, fa spesso il giro delle chiesette del Brenta e dell'Adamello per assicurarsi che tutto sia a posto».
Il "vademecum diocesano", destinato a ulteriori integrazioni o edizioni circoscritte a specifici ambiti turistici, vale come una guida in mano anche a escursionisti e villeggianti che varcano la soglia di queste chiesette: «Le affido anche a voi - scrive l'arcivescovo di Trento, Luigi Bressan nella presentazione del volume - non occorre sempre il prete per animare un luogo sacro con una preghiera singola e comunitaria».

Sui "Monti", in "cordata", chi detta il "passo" è il più "debole"!
(Don Nicolò Anselmi)