A TRENTO

I "planisferi europei", realizzati sul lontano Paese dell’"Estremo Oriente",
esposti in una "Mostra" che parte dal "Rinascimento".

RITAGLI     Le prime carte della Cina     SPAZIO CINA

L’apertura delle «vie del mare», dopo la «via della seta», permise ai "Gesuiti"
di seguire le "orme" di Marco Polo.
Tra questi, il "geniale" Martino Martini, il primo "storico" dell’antica Cina.

Un’incisione che fa parte della Mostra sulla Cina nella cartografia europea, aperta ieri a Trento...

Da Trento, Diego Andreatta
("Avvenire", 19/12/’08)

Queste minuziose "carte geografiche", prodotto del coraggio e della competenza dei "Missionari Gesuiti", hanno svelato la Cina agli occhi degli europei. Senza di loro, il "Regno di Mezzo" sarebbe rimasto nei secoli il luogo "leggendario", dove già Plinio e Seneca facevano nascere "magicamente" la seta e Marco Polo vedeva spuntare le sue fantasiose creature.
La progressiva caduta della "grande muraglia culturale" fra Oriente e Occidente è raccontata attraverso "atlanti" e "astrolabi" nelle antiche sale del
"Castello del Buonconsiglio" a Trento, dove ieri si è inaugurata la "Mostra" «Riflessi d’Oriente» (fino al primo Marzo 2009), che ricostruisce «l’immagine della Cina nella cartografia europea».
«Le due civiltà, chiuse nei reciproci "pregiudizi", per secoli non si sono conosciute direttamente - spiega il "sociologo" Riccardo Scartezzini, "curatore" della "Mostra" e Presidente del "Centro Studi Martino Martini" - : soltanto nel "Rinascimento", con l’apertura delle "vie del mare", gli studiosi occidentali hanno potuto approfondire le sommarie informazioni raccolte prima dai mercanti sulla "via della seta"».
Spinti dall’ansia "evangelizzatrice", furono i "Gesuiti" i veri esploratori della Cina: il "matematico"
Matteo Ricci autore di un "planisfero" che nel 1600 poneva al centro per la prima volta la Cina - , fu il padre di una "generazione di giganti" dedicatasi agli "idiomi locali" con i primi dizionari, ai sistemi "astronomici" di misurazione e alla costruzione di "mappe" in lingua cinese. Nell’intento "rinascimentale" di "addomesticare" il modo con una visione finalmente "ecumenica", queste "carte geografiche universali", spesso "sponsorizzate" dalle autorità cinesi, non assolvono soltanto una funzione pratica: sono lo sfoggio della ricchezza prodotta in territori fino ad allora reciprocamente ignorati, l’esito della "mediazione" fra studiosi europei e cinesi in stretta collaborazione.
«Le "mappe" servivano ai "Gesuiti" anche per rispondere alla domanda sulla loro provenienza e per avviare quindi un dialogo sul perché dei loro viaggi e della loro presenza in Cina», osserva l’Arcivescovo di Trento, Luigi Bressan, presente ieri all’inaugurazione della "Mostra": «In un periodo di 200 anni, i "Gesuiti" compilarono oltre 43 opere geografiche e cartografiche – è il risultato di uno studio di Bressan, Nunzio per 15 anni in Oriente – , contribuendo anche a far conoscere il resto del mondo anche ai giapponesi, ai coreani e agli altri popoli che usavano la lingua cinese». In direzione opposta, risale al 1580 la "Carta della Cina" realizzata dal "Gesuita" portoghese Luis Jorge de Barbuda e inclusa nel famoso "Theatrum orbis terrarum" di Abramo Ortelio, riferimento centrale della "Mostra" trentina.
Ma il merito di arricchire le "mappe" con osservazioni dirette spetta al trentino
Martino Martini, che domina nel suo "barbuto" ritratto la sala centrale della "Mostra" trentina con le edizioni originali del "Novus Atlas Sinensis" (1655). Frutto di quel "crogiuolo culturale" che era la Trento del "Seicento" e poi della severa scuola del "Collegio Romano" dei "Gesuiti", Martini fu "l’alter ego" di Marco Polo, vera "incarnazione" dell’uomo del "Rinascimento" che cerca rigorosamente la verità, attraverso la conoscenza rispettosa delle culture locali, tanto da meritarsi il "soprannome" cinese di "Salvatore del Paese". Un "record-man": fu il primo compilatore di una "grammatica cinese", il primo narratore del conflitto con i "mancesi", il primo storico della "Cina antica", il primo geografo attento al gusto "barocco" nell’arricchire le sue carte, stampate poi con "fiuto editoriale" da una potente "società commerciale" olandese.
Dai "mappamondi" di Matteo Ricci ai "telescopi galileiani", una sezione per ogni secolo, la "Mostra" trentina lascia parlare i "reperti materiali" usciti, spesso per la prima volta, da prestigiose "collezioni private".
Due "chicche"? L’"astrolabio" Coignet del 1590 in ottone dorato o il "globo" di Jean Baptiste Du Halde che aggiornò dopo 80 anni l’"Atlas" di Martini, fino ad allora l’opera più attendibile mai pubblicata sull’"impero cinese".
«Ci sono vari interessi "interdisciplinari": accanto a carte e descrizioni della Cina, il visitatore troverà strumenti "astronomici", "nautici" e "geodetici", ma anche testimonianze del "gusto cinese" in voga nell’Europa del "Settecento"», anticipa Aldo Caterino, l’altro "curatore" della "Mostra", mentre è impegnato a collocare sul caminetto cinque decorati vasi di porcellana. Altro che "cineserie stravaganti" o "produzioni senz’anima": questo patrimonio "Made in China" colpisce per "saggezza orientale" e "colorata raffinatezza".