IDEE
Oggi l'esistenza è svuotata delle aspirazioni.
In una società che riduce tutto al «qui e ora» manca la
dimensione futura che rende possibile la speranza.
Si punta sul colpo di fortuna: look o successo sportivo.
Vittorino Andreoli
Se chiediamo a un adolescente
che cosa sia - per lui - il desiderio, nella maggior parte dei casi egli
ci indicherà un oggetto. Una cosa che vorrebbe avere, e nessuno si stupirà
che faccia riferimento a qualche spot pubblicitario che sollecita al
possesso immediato del motorino o di un capo di abbigliamento o di un
telefonino mobile capace di particolari prestazioni.
( www.avvenire.it, 23 Gennaio 2002)
Se la stessa domanda la poniamo ad un adulto, il senso della risposta sarà
identico, pur cambiando l'"oggetto" del desiderio: potrebbe
essere quello che possiede una persona conosciuta, uno status symbol
ammirato in altri, un viaggio decantato da un collega. Anche in questo
caso, il desiderio scaturisce dal mondo esterno a se stessi, e riguarda
una cosa con cui "addobbare" la nostra persona, una sua
decorazione, o la promozione di una esperienza nuova e magari eccitante.
Sulla base di questi rilievi mi pare che si possa dire, senza esitazione,
che il desiderio oggi è morto e che ci troviamo nella condizione poco
felice di espropriati del desiderio. Gli adolescenti, espropriati
attraverso uno spot, gli adulti dall'invidia, dal confronto con un altro o
comunque dalla considerazione di mancare di qualche cosa che l'altro ha.
Il desiderio, in realtà, è la capacità che ciascuno di noi nutre di
pensarsi nel futuro diverso da come è oggi. È dunque un processo
dell'immaginazione che ha bisogno della percezione del tempo. Senza il
futuro non si può desiderare, e quanto più il futuro si allarga, fino
all'eterno, tanto i desideri evolvono e vanno lontano. Il desiderio
insomma non dipende da uno spot o dal copiare un comportamento, ma ha
dimensione esclusivamente personale, poiché si fonda sulle proprie
capacità e sulle caratteristiche individuali.
Il desiderio poi si distingue dall'illusione giacché si radica su un
progetto atto a "storicizzare" - nell'ambito di coordinate
possibili - il desiderio stesso. È illusorio - ad esempio - pensare di
poter volare: lo fece Icaro e precipitò drammaticamente a terra. È
illusorio ancora desiderare di scalare le vette dell'Himalaia quando non
si ha una muscolatura tale da saper afferrare gli appigli in roccia e
attaccarvi il proprio peso. Il desiderio è dunque la capacità di
immaginarsi diverso da quello che si è ora, a seguito di un progetto che
abbia le caratteristiche del possibile. E un progetto ha sempre per
riferimento il tempo.
La tendenza a una vita iperconcreta, tesa cioè al subito, all'ora e qui,
vanifica il processo di desiderio a vantaggio della magia, la quale
infatti si arroga un'attitudine a trasformare subito, sulla base di una
"fortuna" o di un destino che non promuovono certo la
progettualità, ma semmai spingono ad attendere passivamente. Il valutare
la vita in "tempo reale", focalizzando solo i dati e non i piani
in corso di attuazione, favorisce la morte del desiderio. Una morte
drammatica poiché si lega soltanto al presente e, se insoddisfacente, fa
sentire la vita come un peso insopportabile.
Senza il tempo non trova possibilità nemmeno la speranza che, sovente, è
un ottimo alleato dei piani e dei progetti. L'adolescenza - ad esempio -
è una fase difficile, in cui ci si sente inadeguati, non ci si piace: ora
se non si desidera e non si hanno prospettive di essere domani diversi
dall'oggi, si potrebbe considerare queste difficoltà come sconfitte
definitive e alimentare la voglia solo di sparire.
Una società così ricca di avvenimenti come l'attuale, così intrigante,
con un presente talmente vario da non aver la possibilità di consumare
tutte le sensazioni che saprebbe dare, rende difficile pensare alle
soddisfazioni possibili domani e quindi tende a bruciare tutto nel momento
che scappa, senza dar alcuna importanza al passato e ignorando il futuro.
Così è come se il mondo fosse nato oggi, come se dovesse finire stasera.
Una società in cui è difficile pensare al passato e desiderare un
futuro. Il desiderio, a quel punto, non può che esaurirsi dentro un
oggetto ed essere caricato di magia, di possibilità di metamorfosi
ultra-rapide. Il desiderio muore, e muore quella rappresentazione di noi
che arriviamo a proiettare e spostare - come un viaggio dentro lo spazio -
in quel mondo del possibile che permette appunto di vedersi in posizioni
meno dolorose, se è il dolore che ci prende, o di provare maggior
soddisfazione, se è la fatica di vivere quella che ci morde dentro.
Senza il desiderio tutto si spegne. E affiorano molti dei comportamenti
che dominano questo momento storico. L'eutanasia: se sto male ammazzatemi
o assistetemi nel mio voler morire ora. La droga: inièttati dell'eroina o
della cocaina e ti sentirai mutato, non più brutto e nemmeno timido, anzi
persino forte qualora avessi la sensazione di essere debole. La disonestà:
se sei in difficoltà non pagare le tasse, ruba, fai ciò che permette di
ottenere subito quanto ti manca, in qualsiasi modo. È all'origine anche
del camaleontismo: mutare a seconda del vento che tira, fino a convincersi
che la coerenza sia segno di rigidità, di incapacità di risolvere i
problemi nell'immediato. La sterilità sociale per cui non nascono più
bambini: spaventa l'idea di doversene occupare. Il bambino obbliga a un
progetto, richiede fiducia nel futuro.
Assieme ad un tale empirismo sfrenato del quotidiano, trovano posto le
illusioni. E allora i giovani perseguono l'idea di essere dei campioni del
calcio-mercato. O di aver un corpo da miss Italia, da top model.
Realizzazioni che non richiederebbero nulla, solo una circostanza
favorevole: la fortuna. E certo la fortuna è "cieca" e non
prevede né l'elaborazione di un progetto di se stessi fatto su misura, né
la fatica di perseguirlo; sarebbe una metamorfosi improvvisa e
dall'esterno.
In tale clima, tutto si centra sull'evento, non su se stessi: su quel
conoscersi per formulare meglio un progetto di vita e disegnarsi nel
futuro con un'immaginazione che rispetti le proprie dotazioni e il proprio
piacere. Meglio giocare al lotto, al super lotto. Meglio un quiz:
l'occasione della vita. Meglio andare in piazza dove si può incontrare
chi, portandoti a letto, ti garantisce un provino alla televisione.
Persino la scuola, che era un luogo di progetti e di preparazione
progressiva, ora è vissuta giorno per giorno, con strategie che si
declinano (e si delimitano) entro i confini del tempo reale. Una difficoltà
non è vissuta come occasione di elaborazione lungo un itinerario del
proprio essere a scuola, ma con la rabbia della sconfitta oppure con una
autoesclusione rinunciataria.
La difficoltà sottratta alla dimensione del tempo, e senza l'elaborazione
dell'immaginazione e del desiderio, si presenta spesso come un macigno
attaccato al collo e predisposto dal destino per toglierti di mezzo. La
difficoltà, invece, come insegnamento e la delusione come stimolo di
futura affermazione, sembrano finzioni consolatorie.
Credo che ciascuno si debba chiedere quali sono i propri desideri, farne
l'inventario, confrontarli nel tempo sulla base di un progetto. E credo
che dobbiamo interrogarci sui desideri dei nostri figli. Premessa per una
"terapia del desiderio", per promuoverlo, per indurlo. Insomma,
si deve lavorare su questo punto che rappresenta lo spazio necessario per
poter spiccare il volo e vivere oggi pensando anche al domani. Il
desiderio è la pista di volo senza la quale non ci si alza e la visione
del mondo e di se stessi nel mondo rimane fortemente amputata.
Occorre aiutare ciascuno, e di più i giovani e i nostri figli, a scoprire
dentro la loro immaginazione un progetto fattibile, e si deve puntare in
alto, dentro a futuri pieni di ideali, e forza di trascinamento. Educare
significa aiutare, non imporre i propri desideri di padri o di madri, a
scavare insieme ed essere pronti a provare meraviglia di fronte
all'originalità di un essere umano. Educare significa aiutare i nostri
figli a scoprirsi, e così li scopriremo noi stessi.
Se penso alla mia vita e ai momenti difficili, alle sensazioni di
esclusione o di delusione, se penso alla forza dei progetti e al loro
raggiungimento, avverto l'essenzialità del desiderio, sento che aver
espropriato il desiderio, averlo sepolto dentro il tutto-subito, tra una
marea di oggetti che ci annegano, è una perdita enorme e che il desiderio
è essenziale a vivere, a sviluppare la propria personalità.
L'immaginazione è una straordinaria possibilità di andare oltre il
contingente e di spaziare dentro la propria testa fino a scoprirci e
accorgersi di essere totalmente diversi da come pensavamo e di poter fare
ciò che ritenevamo di non saper fare. Tutto questo grazie ad un progetto
e ad una costruzione che si realizzano poco a poco, senza salti
miracolosi, ma con la certezza delle impostazioni adeguate, non delle
illusioni che servono solamente a fuggire e magari a precipitare nel
vuoto, in un mondo senza significati.
Sono affascinato dalla possibilità di immaginarci diversi da come siamo,
da questa terapia per vivere proiettati nel futuro. E in questa proiezione
si giunge anche all'eterno. Se si dimentica il tempo che scorre, non si
riesce nemmeno a immaginare la vita, al fine della vita. Ho molti amici
che hanno un desiderio e un progetto che li vede - un giorno - in cielo.
Deve essere stupendo - lo dico da non credente - anche per un giovane
vivere per quella meta, seguire un progetto con le sue varie tappe, i suoi
momenti difficili e quelli più facili. Ma posso garantire che è bello
pure pensare all'arco di un'esistenza che, consumata su questa terra,
possa esprimere il desiderio di un uomo che percepisca anche gli altri e
possa fare per loro qualche cosa, provando il piacere di un legame con
tutti.
C'è poi un salto, un volo verso il cielo. Io non ho ancora trovato un
posto fatto di cielo dentro la mia immaginazione, ma per molti il futuro
non si consuma mai. Credo sia magnifico anche se a me fa paura. La morte
mi terrorizza. Ho molti desideri che odorano di questa terra e che non ho
ancora realizzato. Troppe persone, troppi giovani non desiderano nulla,
quando si può arrivare a desiderare persino l'eterno. Vorrei che almeno
camminassero con un senso su questa terra, e non morissero come appena
nati, con il desiderio ancora nascosto.