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SANTA RITA DA CASCIA, la "santa dell'impossibile"...

Don Nicolò Anselmi
Pastorale Giovanile, Diocesi di Genova
saleluce@centrosanmatteo.org

Santa Rita nasce nel 1341; suora agostiniana, nella devozione popolare viene considerata la "santa dell’impossibile", ed è spesso rappresentata con una spina conficcata sulla fronte, proveniente dalla corona di spine di Gesù.

La tradizione vuole che il culto a Santa Rita sia collegato con l’offerta di una rosa.

La Chiesa genovese dove la devozione è più sviluppata è certamente quella della "Consolazione", in Via XX Settembre.

Martedì mattina, 22 Maggio 2007, festa liturgica della Santa, sono entrato nella Chiesa della Consolazione, verso le 8,30. Era in corso la celebrazione della Santa Messa; ho contato più di 2.000 persone, tra quelle sedute e quelle in piedi, oltre ad un continuo "via vai" di uomini e donne, quasi tutti adulti, anche se non mancavano i 20-30enni, che probabilmente stavano andando a lavorare nei negozi o negli studi dei professionisti del centro città; italiani e stranieri, nonne con le borse della spesa e impiegati in giacca e cravatta. Molti si confessavano, in ginocchio davanti alle grate.

Fuori dalla Chiesa una folla di persone, assiepate alle bancarelle che vendevano le rose; i bambini e i ragazzi erano a scuola.

Ho chiesto al parroco se aveva mai stimato il numero delle persone che, dal mattino alle 7,00 fino alla sera tardi, transitavano anche solo per poco tempo di fronte all’altare di Santa Rita. Mi ha risposto "circa quarantamila": non solo genovesi, molte provenienti dall’entroterra.

Il primo pensiero è stato quello di un "esercito di sofferenti", fra cui c’ero anch’io: uomini e donne bisognose di consolazione, di comprensione e di speranza, sofferenze personali e familiari, credo. Capita frequentemente di sentire giudizi trancianti su queste devozioni popolari, accusate di aver a che fare più con la superstizione che con la Fede. L’intercessione dei Santi è una verità e appartiene al dolce umanesimo cristiano; quante volte anche noi abbiamo chiesto alla mamma o al fratello maggiore una intercessione, una buona parola perché il papà ci concedesse un favore.

Quanta sofferenza anche nei giovani!

Non mi sento di esprimere un giudizio totalmente negativo nemmeno sulle tanto criticate "grate" dei confessionali; l’anonimato talvolta può essere un atto di carità. Fui molto colpito una volta da un confessore che, durante la celebrazione del Sacramento del Perdono fatta sulle montagne, seduti su una pietra, non mi guardava nemmeno in faccia; lentamente capii che talvolta lo sguardo diretto può essere violento, oltremodo denudante, specialmente verso chi soffre e non riesce a reggere il rapporto.

Fra le sofferenze che ho incontrato in questi giorni, non posso non ricordare le parole di una mamma, che ha perso tragicamente un figlio adolescente che le era stato dato in affido; cercando di spiegare lo stato d’animo di quando aveva accolto nella sua famiglia il ragazzo, ha citato una frase del Vangelo: "Io l’ho fatto perché un giorno Gesù aveva detto che, chiunque accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me".

I piccoli sono i bambini, gli orfani, i poveri che incontriamo per la strada, le persone sole.

Nessun biblista potrebbe dare una spiegazione più profonda, solo gli occhi della Fede e la Luce dello Spirito ci fanno vedere Gesù. E Gesù è il Risorto, speranza per ogni sofferenza.

Chi non prega è cieco, e chi soffre diventa invisibile.