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Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Ripercorrendo l’estate mi tornano in mente momenti di meravigliosa spiritualità e di commossa fraternità, preghiere e celebrazioni sentite e partecipate, con canti e gesti che manifestano una profonda comunione fra le persone e con Dio.

Non mancano però, nel mio "album" di ricordi, alcuni momenti che mi hanno lasciato un po’ così, pensieroso…

Ad esempio situazioni del tipo: "Bene ragazzi, dopo questo bel momento in cui abbiamo sentito Gesù presente in mezzo a noi, chi ha qualche intenzione di preghiera può dirla ad alta voce, in modo che tutti sosteniamo la sua preghiera!".

Segue un lungo silenzio imbarazzato ed il mio tentativo di "medicare" la situazione, dicendo che tutti abbiamo qualcosa nel cuore ma ci vergogniamo di esternarlo, e che Dio conosce i nostri cuori ma…, e che…, eccetera. Questa situazione mi fa pensare!

Più volte mi è venuto in mente che, se fosse stato presente in quei momenti un "marziano" non credente, avrebbe certamente commentato con tristezza quel silenzio: "Ma allora i cristiani non hanno niente da dire, hanno il cuore vuoto, si vergognano del loro Dio; oppure pensano che non li ascolti, forse non credono all’efficacia della preghiera; oppure non pregano mai, non sono abituati!"…
Confesso che anch’io spesso non riesco a capire quei silenzi imbarazzati, perché sono sicuro che tutti abbiamo una persona per cui pregare, un amico che sta male o che deve affrontare una prova; tutti siamo a conoscenza di situazioni di violenza, di guerra, di degrado che ci colpiscono o ci feriscono; tutti abbiamo motivi per ringraziare di cose belle che ci sono accadute, del dono della vita o dell’amore… eppure taciamo!

Mi piacerebbe ancora sapere cosa penserebbe lo stesso "marziano" non credente, qualora, entrando in una parrocchia, vedesse i cristiani seduti tutti nelle ultime panche… "Quell’uomo vestito in modo così strano, lassù, che tutti chiamano prete, probabilmente deve essere cattivo, un violento, oppure le persone temono di essere interrogati…"; o ancora, cosa penserà quando nessuno si alza per andare a leggere le letture: "Probabilmente è una cosa umiliante o da bambini!"; o ancora, quando si chiacchiera in fondo alla Chiesa: "Le cose che vengono dette, devono essere davvero noiose!"… Potrei andare ancora avanti, continuando con i sacerdoti che celebrano velocemente: "Avranno altre cose più importanti da fare!", direbbe il "marziano", e tante altre situazioni…

Credo che immaginare la presenza fra noi, nelle nostre celebrazioni, di un "marziano" non credente, potrebbe aiutarci a riflettere sul grande dono della Fede che abbiamo ricevuto, ed invitarci ad una testimonianza più bella e missionaria!