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davanti al bivio, che strada scegliamo?

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Sabato e domenica scorsi ho partecipato alle celebrazioni del "Concistoro" per la creazione di 23 nuovi Cardinali. La piazza e la basilica di San Pietro erano uno sfavillio di luci, di colori, di oro e di porpora. Le opere d’arte brillavano in tutta la loro bellezza. La ricchezza delle musiche e degli allestimenti avrebbe rapito chiunque. A poche decine di metri dal colonnato, un fratello senza fissa dimora, seduto su un gradino e con un cartone aperto di vino a fianco, mentre passavo, indicando con il dito la facciata di San Pietro, mi ha detto ad alta voce: «Cerca Gesù?»; omettendo il prosieguo della frase che, immagino, sarebbe stata «... Non lo troverai là!».
Un po’ di tempo fa ho partecipato a un interessante Convegno giovanile. La platea era composta da moltissimi giovani, il relatore era molto in gamba. Secondo il più classico degli schemi, dopo l’intervento chi parlava si è reso disponibile a rispondere ad alcune domande, scritte su bigliettini e consegnate al moderatore, forse per evitare stranezze e per superare l’imbarazzo dell’uso del microfono davanti a un pubblico numeroso.
Spesso in queste occasioni succede che, qualunque cosa dica il relatore, alcune domande sono sempre le stesse: il senso della sofferenza, come scoprire che cosa il Signore vuole da me, come parlare di Dio a chi non crede; questo fenomeno non credo sia frutto di superficialità o di distrazione da parte dei giovani, credo piuttosto che sia invece la più naturale espressione di ciò che veramente abita il cuore dei giovani e che viene sempre fuori, da nord a sud: un bisogno di speranza, di fede, di amore, di verità.
Fra le domande tipiche e in tema con l’argomento del Convegno è venuta fuori quella riguardante la Chiesa e l’uso della ricchezza.
Perché non vendere tutto e darlo ai poveri? Il relatore è stato colto di sorpresa; ce l’ha messa tutta nella sua risposta, ma non ha per nulla soddisfatto i due giovani che erano al mio fianco. Tornando a Roma in treno, ho pensato a cosa avrei risposto io. Mi è venuto in mente che una domanda simile fu rivolta anche a Gesù.
Fu Giuda a pronunciarla di fronte al gesto della peccatrice, che "sprecò" un prezioso profumo versandolo sul capo di Gesù: «Certamente i soldi spesi per quel profumo potevano essere dati ai poveri». Eppure Gesù la lascia fare. Si dice che anche San Francesco, che lasciò tutto ai poveri, desiderava che i tabernacoli fossero d’oro, perché chi ama dona le cose più belle e preziose all’amato. "Le cattedrali... quanti soldi spesi… Quanti ospedali in Africa si sarebbero potuti costruire...". Ma quante persone hanno incontrato la fede di fronte all’Eucaristia nelle nostre cattedrali e hanno poi collaborato a costruire ospedali e scuole!
Mi viene da dire, forse in modo semplicistico: sono ben spesi tutti i soldi finalizzati alla costruzione del Regno di Dio; sono sprecate e peccaminose le ricchezze accumulate e spese per altri fini, per la vanità personale, per il piacere di possedere. Il problema invoca quindi un grande discernimento, personale e comunitario. Non resta altro da fare che metterci in ginocchio per adorare la povertà e la grandezza dell’Eucaristia, per chiedere perdono dei nostri egoismi e della nostra avidità. Non ci resta altro da fare che sedersi intorno a un tavolo e decidere insieme circa l’uso della ricchezza, dopo aver invocato lo Spirito di sapienza e di fortezza, perché ci aiuti nel sempre nuovo ed entusiasmante cammino della conversione: sotto lo sguardo della Provvidenza, che misteriosamente guarda e opera in Africa e in Europa, in Asia e in America, nelle "favelas" di Addis Abeba e nelle gioiellerie di New York.

("Avvenire", 29/11/’07)